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Riflettori sulla sciatalgia, non sulla Costituente

Quello che i giornali non ci han detto

Le parole che meritavano attenzione: “Scrivere una pagina nuova nella Storia d'Italia”

di Antonio Gesualdi - 20 marzo 2006

Come capita spesso in questo Paese le questioni serie finiscono in secondo piano e quelle spettacolari, ma inutili, in prima pagina. A Vicenza, dove abbiamo potuto vedere con i nostri occhi e sentire con le nostre orecchie, il presidente di Confindustria ha parlato di Assemblea Costituente. Da questo a occuparsi di lombosciatalgia – con tutti gli effetti collaterali dovuti ai tacchi alti – ce ne corre.
Evidentemente anche gli imprenditori sono consapevoli che ognuno deve tornare a fare quello che sa fare e soprattutto che per poter fare bisogna stabilire regole condivise da tutti.
Montezemolo ha detto testualmente: "Tutto questo ci fa dire che serve oggi una sorta di fase costituente per scrivere una pagina nuova nella Storia d"Italia. E" ciò che noi imprenditori chiameremmo un grande piano di ristrutturazione aziendale. Il cantiere della ricostruzione istituzionale del paese è vasto e non spetta a noi dettarne i capitoli. Ma dobbiamo dire chiaro e forte che senza un processo di questo genere l"economia difficilmente sarà in grado di farcela da sola. L"impresa italiana ha svolto, per molti lunghi anni, una fondamentale opera di supplenza alle carenze del sistema. Oggi la complessità della sfida globale non lo consente più."
Ben detto. Non solo si deve aprire una fase costituente - che non significa rinnegare il passato - ma si deve fare con l"intento di una grande ristrutturazione dove ogni cittadino deve sentirsi mobilitato perché il progetto possa essere compiuto al meglio. Nessuno vuole mettere in discussione i principi fondanti la nostra Repubblica, ma non si può neppure continuare a ingiuriare la Costituzione a botta di parziali manomissioni. La Costituzione è il patto più alto al quale noi possiamo concorrere. Si tratta della Legge delle leggi, della Riforma delle riforme.
A Vicenza, alla fine, siamo finiti a discutere se gli imprenditori sono o no divisi così come, per la firma sul Patto per l"Italia, abbiamo discusso se i sindacati erano o no divisi. Non sono divisi né gli imprenditori né i sindacati perché rappresentano categorie sociali forti e che mandano avanti il Paese. Chi responsabilmente manda avanti il Paese non può dividersi. Così come chi ha a cuore le sorti del Paese non può non dirsi disponibile a riscrivere un Patto come l"ammodernamento della Costituzione. Abbiamo bisogno di un nuovo patto nazionale per ridare funzionalità alle istituzioni e legittimare l"alternanza al Governo. E anche la costruzione di un Terzo Polo politico deve essere strutturata in funzione della garanzia dell"alternanza di Governo. Nessuno di noi, mi auguro, aspira ad un ritorno al passato.
Una nuova Assemblea Costituente, dunque, non per rinnegare il passato, anzi, ma per costruire un futuro sostenibile perché vogliamo continuare a credere che il voto, la campagna elettorale, non è occasione di guerre intestine, ma una festa della Democrazia. Il giorno delle elezioni è un giorno di festa, non di guerra civile!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario