ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Quello che all’estero non capiscono

Le elezioni sotto stress da gossip

Quello che all’estero non capiscono

Il falso problema: italiani assuefatti o indignati?

di Elio Di Caprio - 03 giugno 2009

Siamo di nuovo all’ “unfit” della stampa inglese, dal Berlusconi inadatto e sconveniente a guidare il Paese siamo passati al clown descritto dal Times di Londra, proprio alla vigilia del turno elettorale europeo e della presidenza italiana del G8. Interferenza inutile e controproducente della solita stampa che ritorna alla carica sullo stesso tema come se nulla fosse accaduto dal 2001?

Ma questa volta è arrivato prima l’anatema di famiglia della consorte del Premier che - proprio lei, direbbero ora gli aficionados del premier- ha apertamente insinuato che il Cavaliere non sta bene. Se non sta bene come pretende di guidare da quasi caudillo l’Italia intera? E invece sembra che gli italiani continuino ad aver fiducia nel Cavaliere e in quello che rappresenta – vedremo fino a che punto nel nuovo test elettorale - non fosse altro per la parallela (e fondata) sfiducia nelle forze dell’opposizione alla Franceschini o alla Di Pietro.

E’ questo l’aspetto peculiare della situazione italiana, difficile da capire ai media stranieri abituati a giudicare altre lotte politiche, altri bipartitismi veri e consolidati, altri tipi di leaders europei importanti, ma non così pervasivi e strabordanti come Silvio Berlusconi presente a tutto campo in ogni vicenda nazionale.

Se è lui e non un esponente dell’opposizione a dire che Roma è sporca come una città africana sembra una nuova scoperta, tutti i giornali ne parlano e si allarmano, il sindaco Alemanno deve dare spiegazioni. Se dice che bisogna ridurre i parlamentari il dibattito si anima su un argomento finora tabù portato avanti dai partiti più per onor di firma che per convinzione.

Se dice che l’ultima relazione del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi è berlusconiana perché si allinea a quanto lui ha sempre pensato e fatto, nessuno fa una piega, come quando afferma in Confindustria che lui è il fratello maggiore di tutti gli imprenditori. Se ritiene che la squadra del Milan va cambiata nel modo da lui indicato ne conseguono infiniti dibattiti tra i tifosi italiani. Ma se dice che l’immondizia a Napoli è destinata a sparire bisogna riconoscere che, bene o male, qualche volta centra l’obiettivo.

Anche nel criticarlo sono gli stessi mass media ad indagarlo continuamente e a dargli credito come personaggio indispensabile a cui spetta la prima o la decisiva parola in troppi campi.. Meno male che Silvio c’è, appunto. Ma non c’è solo lui e la stampa estera dovrebbe saperlo.

A sentire il Secolo d’Italia, il quotidiano finiano nel PDL, avanza sotto traccia il “meno male che Fini c’è”. Il motto già fatto proprio da parte della sinistra smarrita sembra sia in procinto di sfondare, secondo il quotidiano, nell’intero PDL alla ricerca di un leader da affiancare ( o sostituire?) allo sfiancato Cavaliere. L’Unità, da par suo, non perde occasione per lodare il Fini maturo e “maturato”...

Ci mancava Noemi, ma meno male che anche lei c’è, visto che tutti se ne occupano da quasi un mese, in Italia e all’estero. Se non ci fosse si dovrebbe inventarla e in parte è stata inventata o “ricostruita” secondo le esigenze della propaganda. Una ragazza diciottenne può fare comodo per quell’ impeachment morale di Berlusconi che la sinistra ha perseguito invano da tanto tempo sul piano giudiziario, ma senza risultati.

Neppure il deputato-avvocato Niccolò Ghedini, attrezzato a difendere il premier in Parlamento e sulla piazza televisiva in ben altre controversie, sembra trovarsi a suo agio nel ribattere alle nuove accuse mosse all’amico Cavaliere. A dar man forte alla sinistra – ma con quante cautele! - può essere solo il pensiero di quei cattolici che sono sempre in imbarazzo nel giudicare se debba essere perdonata o meno la doppiezza morale dei personaggi pubblici.

Vittorio Messori dice apertamente che Silvio Berlusconi, in quanto divorziato, è già comunque un peccatore, è al di fuori della Chiesa e da un peccatore ci si può aspettare di tutto. Non spetta alla Chiesa pronunciarsi sui temi della sua morale privata, al massimo i cattolici possono dire che è disdicevole per tutti che l’unico criterio di preferenza per le candidatura elettorali sia la bellezza ( degli uomini o delle donne?).

E’ già qualcosa. Tanto vale allora profittare dell’incombente discredito, scoprire le bugie del Cavaliere su una vicenda privata diventata pubblica grazie all’intercessione di Veronica Lario e stabilire una specie di taglia per chi è in grado di dare le notizie più aggiornate e piccanti possibili sui retroscena dell’amicizia del Premier con la fino ad ora sconosciuta famiglia Letizia. Misero gossip da Grande Fratello o unica realtà data in pasto alla pubblica opinione?

Se siamo disorientati noi è comprensibile che lo siano di più i media stranieri che non riescono più a capire cosa ne pensino gli italiani ( anche loro divisi dalla doppia morale pubblico-privato?), perchè continuano a dividersi su cose che sarebbero di poco conto se non fossero la spia della percezione ormai diffusa di appartenere a un mondo a parte, di essere spettatori inermi a cui è consentito solo attraverso il gossip di rapportarsi alle stanze segrete del potere.

Nella società dello spettacolo è il pettegolezzo il mezzo più insidioso che può sconfiggere slogan e programmi sbandierati perché può far intravedere dietro l’angolo debolezze sconosciute o imbarazzanti retroscena dei personaggi più in vista. Per ulteriore paradosso questa volta sembra che sia la sinistra e non la destra a voler distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali che sono tanti, dalla crisi economica alle morti bianche.

Tutto questo a cosa serve se non alla politica politicante che, a destra come a sinistra, distrae e si distrae con codazzo di giornalisti compiacenti? Tutti a sbraitare, a correggere e correggersi, a inquisire, a difendersi in un’asfittica campagna elettorale che sembra svolgersi su un altro pianeta.

I problemi veri sono lasciati fuori la porta, niente appare serio e convincente, né i dibattiti pre elettorali e neppure il prossimo referendum che non serve più a nulla dopo che in tanti si sono impegnati a raccogliere con passione un milione di firme.
Meravigliarsi che in tanto scollamento tra propaganda e realtà, tra problemi reali e problemi immaginari, qualcuno ritenga (ancora) che meno male Silvio c’è? I giornali esteri non dovrebbero sorprendersi.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario