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In attesa di un vero disegno di riforma

Quel pasticciaccio sulla giustizia

Gli ingredienti sbagliati per una riforma di dubbia efficacia

di Davide Giacalone - 18 giugno 2008

Fermi, l’idea di rifare la guerra giudiziaria per non ottenere niente è un incubo.
Quello appena compiuto è un errore, per ragioni che riassumo:
1. Pensare che l’arretrato giudiziario, per i crimini più gravi, possa assorbirsi in un anno non è illusorio, è irreale.
2. Stabilire quali processi si fanno e quali no sulla base della pena e non del reato è sbagliato, oltre che dubbiamente costituzionale.
3. Non fare i processi ai delinquenti di strada equivale a dare impunità a quanti più nuocciono alla sicurezza dei cittadini.
4. Sospendere il decorso della prescrizione è una violazione dei diritti individuali, per giunta aggravante la scandalosa lentezza della giustizia italiana.

A queste si aggiungano due considerazioni politiche:
a. emendare i decreti, a cura della stessa maggioranza, è un pessimo vizio, meglio avere le idee chiare in partenza;
b. non si sospende il gioco annunciando grandi riforme, ma si presentano le grandi riforme e, semmai, si sospende poi il gioco.

E veniamo alla posizione personale di Berlusconi. L’immunità, temporanea, delle alte cariche statali è prevista in molti ordinamenti democratici. Adottiamola, magari con un testo ben studiato e non buttato lì per inseguire qualche emergenza. In quanto ai giudici che fanno politica, sono un’indecenza e si dovrebbe proibire a tutti di dedicarsi a faziosità e propagandismi. Sono pagati e protetti per essere ed apparire imparziali. Nel riformare seriamente la giustizia lo si rammenti, così come anche di modificare il meccanismo della ricusazione, in modo che a giudicare non siano gli altri firmatari dei medesimi manifesti. Ma allungare la broda di un processo per un altro anno è un gesto di masochismo, non risolvendo alcun problema ed avvalorando il sospetto di colpevolezza. Abbiamo già visto questo film per cinque anni, ora basta, per pietà.

La frittata è fatta. Si rimedi presentando subito il disegno della grande riforma, capace di restituire significato al termine “giustizia”. Le linee guida le conosciamo a memoria, ne abbiamo scritto per anni. Si agisca, e si ragioni avendo in mente le migliaia di malcapitati anonimi di cui ci occupiamo in troppo pochi e che, invece, sono il vero esercito da schierare contro il corporativismo, la conservazione e la politicizzazione dell’ordine giudiziario.

Pubblicato su Libero di mercoledì 18 giugno

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario