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Elogi americani a Generali

Quel Greco aiuta Trieste ma anche tutta l'Italia

Non si può che essere d’accordo con il Financial Times e il Wall Street Journal quando si sottolineano l'opra di “pulizia” effettuata dall’Ad Mario Greco nel bilancio 2012.

di Enrico Cisnetto - 22 marzo 2013

Che Generali sia una società strategica, anzi l’unica del nostro piccolo mondo finanziario, è scritto nei libri di storia. Ma c’è un dato che più di ogni altro lo dice: ha in portafoglio 60 miliardi di titoli di Stato italiani. Cifra quasi raddoppiata rispetto al 2011. Per questo non si può che essere d’accordo con il Financial Times e il Wall Street Journal quando sottolineano con un compiacimento che da tempo immemorabile non riservavano all’italico “salotto buono”, che la “pulizia” effettuata dall’amministratore delegato Mario Greco nel bilancio 2012 è da applausi. Il giornale americano parla di “rivoluzione”, quello inglese si dice convinto che d’ora in avanti Generali “diventerà più limpida come proposta d’investimento”. Speranza che sembra sorretta dalla Borsa, che di fronte al crollo del 90% dell’utile netto ma all’aumento del 10,5% del risultato operativo e la conferma del dividendo, invariato a 20 centesimi, ha premiato il titolo scrollandosi quel certo disamore mostrato da tempo verso la compagnia triestina.

Ma il di là della Borsa, a far premio è la capacità che Greco ha dimostrato in otto mesi di lavoro di far cambiare passo ad una società che sommava ad una storica polverosità e un ostentato provincialismo i problemi acuti nati al suo interno prima con la cacciata di Geronzi e poi di chi aveva ordito la trama contro il presidente per coprire colpe sue, e cioè il vecchio amministratore delegato Perissinotto. In particolare, a colpire favorevolmente è il fatto che Greco abbia indirizzato Generali verso le best practice internazionali e non a cercare di rispolverare i fasti del passato (potere che non tornerà mai più, come dimostra la traiettoria involutiva di Mediobanca). “Se voi foste stati Mario Greco, probabilmente avreste fatto la stessa cosa”, ha scritto il quotidiano della City nella Lex Column. Già, ma quel voi a chi era rivolto? Perché se si parla di uomini del mercato anglosassone e internazionale, cui abitualmente il Financial Times si rivolge, allora l’osservazione è quasi tautologica. Ma se si pensa all’Italia, non è così scontata: per anni, anzi per decenni, si è fatto esattamente il contrario del lavoro che oggi Greco, meritoriamente, si è messo a fare.

Insomma, la trasformazione di Generali, di cui l’opera di bonifica del bilancio segna una svolta decisiva, sembra irreversibilmente avviata. Il mercato ha reagito bene, non solo per la chiarezza fatta sui conti e la conferma del dividendo, ma soprattutto perché crede con più convinzione agli obiettivi del piano, che Greco ha sintetizzato in un target di utile operativo a 5 miliardi, ma che va ben al di là dei numeri. Proprio perché Generali è una società di valore sistemico, e ora ha finalmente capito che cosa voglia dire nella realtà di oggi. E di cosa parlo lo si vedrà alla scadenza dei patti di Rcs e Mediobanca, quando il criterio di valutazione sarà solo quello della bontà dell’investimento.

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