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Economia in crisi

Quanto vale il turismo? Come un'altra Fiat

Il turismo, come riportato, da Confesercenti, è uno dei sei problemi da risolvere per il rilancio del Paese. Ecco perchè

di Enrico Cisnetto - 21 settembre 2012

Da grande opportunità a grande problema. È questa la parabola del turismo in Italia, che dopo aver vissuto la peggior stagione estiva degli ultimi due decenni, aver chiuso agosto in negativo per la prima volta nella storia e aver consuntivato gli otto mesi dell’anno in modo disastroso dal punto di vista del turismo alberghiero, ora è considerato da Confesercenti addirittura uno dei 6 ostacoli per la ripresa nel 2013 insieme con fisco, debito pubblico, consumi, occupazione e credito. E per fortuna che un piccolo incremento del flusso turistico degli stranieri ha parzialmente compensato il tonfo delle presenze degli italiani (-8,9% a luglio e -3% ad agosto), altrimenti il calo del 10% del fatturato e del 2,6% dell’occupazione avrebbe raggiunto livelli molto più pesanti.

Cosa ha inciso, oltre naturalmente alla recessione? Da un lato le conseguenze dei controlli fiscali, che hanno svuotato le località vip (poi c’è chi, come Cortina, si è fatta doppiamente male perché ha cercato di compensare buttando giù i prezzi, attraendo così un pubblico mordi e fuggi con scarsa capacità di spesa che ancor di più allontanato le elite delle seconde case) e fatto scappare le barche, danneggiando i 500 porti turistici italiani e il loro indotto. Dall’altro lato, ci sono i mai risolti problemi infrastrutturali – quelli esogeni (in particolare i collegamenti e la sicurezza) ma soprattutto quelli endogeni, visto che le strutture turistico-alberghiere sono prevalentemente di scarsa qualità, e in quelle di valore non vengono fatti investimenti – che scoraggiano il turista italiano e rendono meno propensi di quanto potenzialmente potrebbero quelli stranieri.

Se a questo si aggiunge che l’offerta turistica è molto stagionale e iper frammentata perché manca completamente il concetto di rete e aggregazione fra gli operatori, cosa che comporta un livello di servizi piuttosto basso e poco curato, e se si aggiunge il fatto che le iniziative collaterali (valorizzazione dei siti, musica, teatro, cultura, ecc.) sono prevalentemente in mano ai Comuni che spesso scadono nel folcloristico e quasi sempre sono più interessati a soddisfare le esigenze dei loro elettori che dei turisti, ecco spiegati i mali endemici del nostro turismo. Il quale, invece, sarebbe una delle leve principali per risollevare la nostra economia, intercettando flussi di domanda internazionale che non sono condizionati dalla crisi e potendo sfruttare il forte vantaggio competitivo derivante dall’avere un patrimonio naturale ed artistico, una collocazione geografica, dei fattori climatici, le cui potenzialità sono state sfruttate fin qui solo in minima parte.

Insomma, il governo si renda conto che la crisi del turismo vale quanto e più della fuga della Fiat. Dunque, si occupi dell’uno come dell’altra, please.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario