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Il caso Barilla

Quando l'ovvio diventa un caso

Guido Barilla ha commesso un grave errore di comunicazione, ma il linciaggio messo in moto nei suoi confronti è a dir poco vergognoso

di Enrico Cisnetto - 04 ottobre 2013

Guido Barilla ha commesso due gravi errori di comunicazione. Il primo è stato quello di partecipare, lui sempre così low profile, ad una trasmissione come la Zanzara. Semmai, come esponente di spicco della Confindustria, avrebbe dovuto battersi per cancellarla dal palinsesto della radio del Sole 24 Ore, altro che lasciarsi convincere a esserne ospite. Il secondo errore è stato quello di chiedere scusa, balbettando, dopo che la sua frase “politicamente scorretta” sui gay aveva suscitato polemica, finendo così per moltiplicarne gli effetti negativi. Due errori gravi per un imprenditore moderno che dovrebbe padroneggiare la comunicazione e che è alla testa di un’azienda che della pubblicità e del marketing ha sempre fatto uno dei suoi punti di forza.

Detto questo, il linciaggio che si è messo in moto nei suoi confronti e della Barilla è a dir poco vergognoso. E rappresenta un prezzo da pagare a quegli errori ben più alto di quello che pure sarebbe stato logico attendersi. Perché, a ben vedere, Barilla ha semplicemente detto una cosa semplice e di buon senso, e cioè che un marchio tradizionale come il suo lo vede abbinato ad un immagine della famiglia altrettanto tradizionale, e che quindi non farebbe una campagna pubblicitaria legandosi ad un’immagine gay. Punto. Non c’era nessun pregiudizio omofobo, ma una logica stringente. L’errore, dunque, non è stato quello di dire ciò che ha detto, ma di averlo fatto in un contesto che ha per stile comportamentale quello di speculare sulle ingenuità altrui per montare casi mediatici.

E per questo, un volta scivolato sulla buccia di banana, Barilla ha sbagliato a tentare di metterci una pezza, anziché rivendicare quello che aveva detto, spiegandone le vere ragioni, e mandare a quel paese quelli che ci avevano ignobilmente speculato sopra. Ma se il mio amico Guido ha senza meno bisogno di un ripasso su “tecniche e pratica della comunicazione” – e non certo per mano di Oliviero Toscani o simili – quelli che gli hanno tirato un tranello e gli ipocriti che si sono stracciati le vesti, hanno bisogno di ben di più, hanno bisogno di andare a imparare come si sta al mondo con un minimo di dignità. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario