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Il riavvio del Sistri

Quando il meglio si trova nei rifiuti

E' dalle eccellenze che può ripartire l'Italia

di Enrico Cisnetto - 05 aprile 2013

Quando e se vuole, il governo Monti c’è e può lavorare per il bene del Paese. Lo dimostra il decreto con cui il ministro Clini ha rimesso in moto il Sistema Integrato per la Sicurezza e la Tracciabilità dei Rifiuti (Sistri), con immediati effetti positivi. Quali? Primo: evita che l’Italia, col consueto autolesionismo, abbandoni per sempre una “best practice” europea, consistente nella più brillante soluzione al mondo (premio Cisco 2011) per l’informatizzazione degli adempimenti richiesti agli operatori del settore dei rifiuti. Secondo: l’entrata a regime, scadenzata da un graduale processo a tappe, avverrà con la collaborazione di tutte le aziende interessate, che nel frattempo saranno esonerate dal versamento dei contributi previsti per il 2013. E il coinvolgimento diretto delle 400mila imprese del settore, voluto da Clini e lodato da Confindustria, può rimuovere molti degli ostacoli fin qui incontrati. Da una parte, infatti, evita sterili iniziative unilaterali (quando non di “disturbo”), come il demenziale “click day”, nel quale tutti usarono il sistema, spesso strumentalmente e senza conoscerlo, con l’inevitabile conseguenza di farlo esplodere. Dall’altra obbliga l’amministrazione a riallineare la gestione operativa del Sistri alle esigenze concrete di chi ogni giorno opera nel settore dei rifiuti.

L’introduzione di questo innovativo sistema informatico, che punta a sostituire i vecchi farraginosi e falsificabili adempimenti cartacei, ha molteplici aspetti positivi: consente di tracciare l’intero percorso di ciascun carico (anche quelli tossici e pericolosi!), impedendone lo smaltimento improprio; combatte la criminalità organizzata nel business dei rifiuti, perché la tracciabilità è il nemico numero uno delle ecomafie; monitora fiscalmente le imprese e fa emergere il “nero”, visto che pesare rifiuti e scarti di lavorazione permette di “misurare” produzione e fatturato. Insomma, un sistema che può invertire la disastrosa gestione italiana dei rifiuti, il cui corollario sono le spese per mandare treni stracarichi di immondizia all’estero. Sapendo che il Sistri contrasta con gli sterminati interessi di chi prospera nell’opacità degli attuali, e che le polemiche che ne hanno accompagnato la vita su presunte malversazioni e irregolarità – se ci sono siano colpite, ci mancherebbe altro – sono figlie di condanne a priori non disinteressate.

Piuttosto, ora che è riavviato, sarà il caso di costruire intorno al Sistri una filiera industriale che, a partire da Finmeccanica e dalle aziende che le hanno concesso le licenze per costruire le “scatole nere”, faccia in questo campo ciò che non è stato fatto – colpevolmente – in altri dove l’Italia primeggia. Insomma, sul Sistri è troppo chiedere la fine di ostruzionismi immotivati, quando non sospetti, e l’uso di uno straccio di politica industriale?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario