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Salire al Colle sì, ma non per le elezioni

Quale piatto servire al Quirinale?

Il nodoso dilemma della scelta: riforme istituzionali immediate o elezioni anticipate?

di Davide Giacalone - 14 giugno 2007

Sulla strada per il Quirinale i capi del centro destra si sono accorti che chiedere le elezioni servirebbe solo a sentirsi rispondere di no. Un no fondato, visto che il governo fa pena, ma c’è, che la maggioranza si regge con lo sputo, ma c’è. E visto che Napolitano aveva chiesto, meglio dire imposto, la riforma del sistema elettorale, che non c’è. Salire al Colle, però, è utile e Casini commette un errore a non andare. Vediamo perché.

Le elezioni anticipate non si possono chiedere, ma ci vorrebbero. La legislatura è morta quando Prodi scelse la via dell’autosufficienza e della chiusura. Il governo è bloccato ed ingessa il Parlamento. La maggioranza nel Paese non l’ha mai avuta, ed ora l’ha abbondantemente persa. Sostituire Prodi con un governo depoliticizzato serve a nulla, perché le scelte che è obbligatorio fare sono politicissime, sia sui temi economici che su quelli sociali, come su quelli istituzionali ed esteri. Un governo di quel tipo finisce sempre con il volere durare, magari coperto da quelli che costruiscono castelli di sabbia su idee indefinite di grande centro. Le scelte sagge, insomma, possono essere due: o un governo che coalizzi le forze più grandi, per fare riforme importanti, o le elezioni. La prima cosa non è esclusa solo dal diniego del polo, ma anche dalla guerra in corso nella sinistra.

Come si fa ad andare alle elezioni? Si convocano i referendum elettorali. Se si raccolgono le firme poi sarà solo la Corte Costituzionale a poterli fermare, ed è questo un tema da sottoporre al Quirinale, affinché comprenda che la libertà di giudizio deve essere totale, diversamente acuendosi una crisi istituzionale che nell’ovazione dei finanzieri a Speciale ha mostrato la gravità delle crepe. I referendum sono indigeribili per un sistema di coalizioni, e la loro convocazione spinge all’esigenza di votare prima. Si dirà che i partiti più piccoli, sia della maggioranza che dell’opposizione, sono contrari. Ragionino: qualsiasi seria riforma elettorale li penalizzerebbe, mentre votare subito è per loro conveniente. Si opporrà Prodi, ma son problemi suoi. A Napolitano va sottoposto il tema delle garanzie costituzionali, evidenziando il rischio di convulsioni troppo a lungo protratte, ed il Presidente sarebbe tenuto a qualcosa di più del cortese ascoltare.

Pubblicato da Libero di giovedì 14 giugno

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