ultimora
Public Policy

In attesa di un vero cambiamento

Quale futuro per i giovani?

Il presente ignora le giovani generazioni. A questo punto spetta a loro alzare la voce

di Davide Giacalone - 14 aprile 2008

Ragazzi, siete fottuti. Fra qualche ora i vincitori festeggeranno, mentre gli sconfitti resteranno nel giro politico, lautamente foraggiati, in attesa della rivincita.

Voi non ci sarete, ma non perché i “ggiovani” non sono stati candidati, giacché non vi cambia nulla se più numerosi siedono negli emicicli, silenti ed inutili.

Non ci sarete perché non saranno rappresentati i vostri interessi, che sono quelli dell’Italia futura. Ma del futuro nessuno si cura, neanche i vostri padri e men che meno i vostri nonni, i quali, forse, s’angustiano per il vostro personale avvenire, per vedervi sistemati e con un reddito, ma al futuro collettivo non ci credono. Se ne fregano. I giovani vogliono essere loro. Basta guardare cosa si sono messi ai piedi ed addosso, o le vostre madri, con ombelichi e mutande a vista.

Solo i cretini possono non sapere che in un Paese che distrugge l’istruzione si preparano, per i giovani, solo ruoli subordinati. Che se si accumula debito ci si sta mangiando la ricchezza dei posteri. Che se si proteggono le corporazioni si penalizza il merito. Che se si spacca il mondo del lavoro e si proteggono i vecchi la si sta mettendo in quel posto ai giovani. Infatti lo sappiamo tutti, o quasi.

Ma l’andazzo produce ancora sollazzo, e nessuno s’agita per il cambiamento. Gli immigrati, del resto, possiamo ancora trattarli con spocchia, dar loro i lavori più umili e lamentarci anche del fatto che rompono le scatole, il che ci rende difficile capire che il mercato dell’eccellenza è globale, ed i nostri ragazzi stanno in coda (o si travestono da stranieri).

Ci consoliamo con il familismo, e se l’economia assistita e protetta concede generosi trasferimenti sarà poi la famiglia a provvedere. Quando nonno e babbo creperanno, però, lasceranno dei bei debiti.

Siete fottuti, soprattutto perché non ve ne accorgete. Vi vedo, nelle piazze, quando uscite di casa mentre vado a dormire. Spendete denaro non guadagnato, e non vi sembra strano. Vi hanno messo sulla giostra che avevate pochi mesi, ed ancora girate, pur avendo la barba e le tette.

Non so se augurarvi che non si fermi o che si sfasci. So che quando ve la prenderete con il “sistema” o la “società” darete solo prova di vuoto mentale. Spegnete un attimo la musica, prendete fiato e cacciate un urlo. Fin che ci siete.

Pubblicato su Libero di domenica 13 aprile

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario