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La politica estera non è uno strumento di propaganda interna

Qualcuno confonde il vetro coi gioielli

L’italietta doppiogiochista non ha più la rete di protezione della guerra fredda

di Davide Giacalone - 18 giugno 2009

Fra i provinciali la politica estera è uno strumento di propaganda interna, nei Paesi seri, invece, la stabilità è funzionale alla difesa, all’estero, degli interessi nazionali. L’Italia ha aderito a due richieste statunitensi: aumentare la forza ed il coinvolgimento del nostro contingente in Afghanistan e prenderci qualche attuale ospite di Guantanamo. Condivido queste scelte, che rinsaldano la solidarietà atlantica, ma avverto il pericolo della loro sottovalutazione, del leggerle solo alla misera luce delle faccende domestiche. Da una parte la pacca di Obama, dall’altra il giradischi rotto, talché ripete sempre la stessa gnagnera sullo sputtanamento globale.

In Afghanistan non aumenteranno i rischi, che sono già molto alti. Prendere quei prigionieri non sarà più compromettente che avere (giustamente) contribuito al prelevamento di chi era stato individuato quale maglia di una rete fondamentalista. Ma tutte e due le cose saranno sprecate se la mano governativa sarà indebolita, o addirittura mozzata. Fino alla prima metà dell’anno scorso erano al governo quelli che amavano il dialogo con Hamas ed Hezbollah, quelli che scrivevano lettere di stima e rassicurazione ad Ahmadinejad. L’italietta doppiogiochista non ha più la rete di protezione della guerra fredda, occorre prenderne atto.

Nel corso dell’incontro fra Berlusconi ed Obana, come emerge dalle dichiarazioni pubbliche, s’è registrata una convergenza decisiva, circa l’atteggiamento da tenersi nei confronti della Russia. I nostri commentatori hanno trascurato questo punto, non si sono impegnati a decifrarlo. L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, dipendono dalla Russia per gli approvvigionamenti energetici.

L’ex cancelliere tedesco lavora per Gazprom. La spinta storica dell’espansionismo russo, insomma, ha dismesso le divise ed indossato le grisaglie. Alla Casa Bianca, la considerano un’opportunità od un pericolo? Non è trapelato alcun fastidio per le cose invereconde dette da un Gheddafi mattocchio e furbastro, che offre mercanzia sostitutiva.

Ciò depone a favore della seconda ipotesi. La politica non dovrebbe poter eludere questi temi. Invece proliferano i “fregni buffi”, per dirla con Pascarella, che, novelli “servaggi”, cedono gioielli in cambio “de specchietti … puje, du’ pezzetti de vetro”.

Pubblicato da Libero di giovedì 18 giugno

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