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L’Italia non ha smarrito la voglia di essere indipendente

Puntiamo sulle energie alternative

Solo passando al nucleare potremmo liberarci del Colonnello

di Davide Giacalone - 15 giugno 2009

Ora che la controfigura di Tomas Milian, memorabile “Er monnezza”, ci ha lasciati, ragioniamo sulle sue surreali giornate romane. Il suo passaggio aiuta a capire lati celati di noi stessi. E’ stato, a lungo, un protagonista, diretto ed indiretto, del terrorismo. Si è redento a partire dal 2003, quando capì che se si bombardava Saddam poteva presto essere arrostito anche lui. Denunciò la rete criminale che diffondeva il nucleare e, anche per autoconservare il proprio potere dispotico, osteggiò il fondamentalismo islamico. Buon per noi, come per il resto dell’occidente.

Con noi, però, c’è un rapporto speciale, certo non dovuto al passato coloniale. Che fu da barzelletta, ma non per questo privo di spietatezza. Solo che il gallonato beduino cacciò ed espropriò i nostri connazionali all’inizio degli anni settanta e ci sparò un missile nel 1986. Passaggio cruciale, perché quell’anno gli Stati Uniti tentarono, opportunamente, di fare fuori l’attendato, mentre un mondo che si reggeva fra Andreotti e Craxi decise di avvertire il bersaglio, che sfuggì. Di lì a poco tempo si ebbe la rivelazione che il conto All Iberian non era il veicolo di finanziamento di Solidarnosc e dell’Olp, come di altri movimenti, ma la guazza del riciclaggio craxiano. A seguire apprendemmo della mafia andreottiana. Grande Paese, gli Usa, e variamente popolato.

Prima di quel giorno Gheddafi aveva compartecipato, per il tramite di banca Lafico, al salvataggio della Fiat. Durante il successivo embargo il ministro degli esteri italiano presenziava alle sfilate libiche. Si chiamava Agnelli. Ancora oggi i fondi sovrani libici sono una ghiotta pietanza, che l’Italia, però, digerisce nei decenni. Inoltre, importiamo gas e petrolio, ed è su questo che richiamo la vostra attenzione.

Le materie prime energetiche le possiamo comperare dalla Russia, il che comporta la copertura dell’espansionismo affaristico putiniano, che ha già arruolato l’ex cancelliere tedesco, oppure dall’Iran, e peggio mi sento, in parte dall’Algeria e dalla Libia. Senza quelle materie chiudiamo, quindi inutile far gli schifiltosi. Ma che fine ha fatto la ripresa nucleare, che qui plaudimmo? So che non risolverebbe, a breve, ma sarebbe il segnale che l’Italia non ha del tutto smarrito la voglia e l’interesse d’essere indipendente.

Pubblicato da Libero

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario