ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Prostituzione, nuova gatta da pelare

Diverse prospettive per un fenomeno complesso

Prostituzione, nuova gatta da pelare

Tra le varie questioni che animano il governo, si riapre la discussione sulle case chiuse

di Silvio Nocera - 11 giugno 2008

Quanto minato sia il campo di azione del Governo Berlusconi non è difficile capirlo. Tra immondizia, immigrazione, pubblica sicurezza e pari opportunità, l’esecutivo deve pelare delle gatte piuttosto rognose. In questi giorni è il capitolo prostituzione a impinguare l’agenda di governo con un botta e risposta all’interno della maggioranza che lascia intravedere le differenti prospettive che animano le forze politiche. Case chiuse si, case chiuse no, quartieri a luci rosse: una polemica al cui centro ci sono loro, le lucciole, che un emendamento dei relatori Filippo Berselli e Carlo Vizzini al pacchetto sicurezza, oggi rimandato nel relativo disegno di legge, vorrebbe considerare soggetto pericoloso per la sicurezza e la moralità. Con la possibilità di essere diffidate dal questore e, se trovate a delinquere fuori dai luoghi di residenza, allontanate col foglio di via.

I panni sporchi si lavano in famiglia: questo è stato sempre uno dei cavalli di battaglia del nostro centro destra in grado, all’occorrenza, di fare fronte compatto davanti alle asperità delle stagioni politiche. Ma in tempi duri anche le certezze più salde vacillano. Così può capitare che il Ministro dell’Interno riprenda le argomentazioni di Sgarbi che tempo addietro aveva proposto di istituire alla Bicocca il red light district di Milano, mentre la Ministra Carfagna, in un’intervista rilasciata a Repubblica, preferirebbe una soluzione legislativa che consenta la prostituzione individuale in appartamento, ma non le vetrine o i casotti.

"I quartieri a luci rosse non mi convincono, degradano zone della città. Ma non sono contraria a chi vuole prostituirsi per scelta purché in case isolate, in modo da non dare fastidio agli altri condomini. Comunque è tutto da verificare dal punto di vista legislativo. L"importante è che non ci sia sfruttamento e che le strade non siano un mercato del sesso a cielo aperto". E se Vizzini e Berselli dichiarano che “nel disegno di legge avremo modo di definire meglio tutti gli aspetti tecnici per combattere la prostituzione nelle strade", sembra che il governo prenda tempo su una questione ad alto contenuto politico.

Se volessimo ragionare per luoghi comuni inizieremmo col dire che la prostituzione è il mestiere più vecchio del mondo; se invece vogliamo fare una riflessione politica al riparo da pregiudizi, dietrologie e ideologie serve un approccio pragmatico.

Primo: la repressione è una scelta miope che non tiene conto delle peculiarità e delle dimensioni del fenomeno che la legge Merlin ha regolato male, poco e in maniera tutt’altro che organica, istituendo, da una parte, il reato di istigazione e sfruttamento della prostituzione, ma lasciando, dall’altra, la vendita del proprio corpo come fatto privato e pertanto non regolamentato. Con la conseguenza che si finisce per esercitarla in strada. Serve una legge che detti una normativa organica e oculata in grado di disciplinare il settore della prostituzione salvaguardando le passeggiatrici e impedendo di mettere in strada vittime destinate al mercato del sesso.

Secondo: se la prostituzione esiste, crea indotto economico e ingrassa le casse della malavita organizzata (per non parlare dei giri di squillo di lusso appannaggio di personaggi che contano con il gusto per certi vizietti) è necessario metterla in regola e tassarla. Questo avrebbe effetti di rilievo su fisco, lotta alla criminalità, immigrazione clandestina e sanità pubblica. Per lo meno nel caso in cui vengano garantiti controlli seri e puntuali, sia che si tratti di casotti, sia che si legalizzi la prostituzione in casa. Senza le opportune verifiche l’operazione sarebbe vana e controproducente.

In fin dei conti non si tratta di una grossa novità: Bologna aveva avanzato la proposta di istituire quartieri a luci rosse a rotazione indicati di volta in volta dal sindaco con apposita ordinanza. Chiedendo un’autorizzazione statale per non incorrere nel reato di favoreggiamento della prostituzione. A Padova, invece, un paio di anni fa, si era venuto a costituire spontaneamente un “distretto rosso” con circa 130 ragazze che usavano i veroni come ami per pesciolini in preda a certi appetiti. Allora il Comune limitò ai soli residenti l"accesso all’incriminata via Confalonieri dalle 22 alle 5 del mattino con una multa di 71 euro per i fuorilegge in auto e non se n’è più sentito parlare.

Vero è anche che ad Amsterdam, capitale della permissivissima Olanda, il vento sia cambiato: il sindaco ha annunciato di voler trasformare un terzo delle vetrine del red light district in esercizi commerciali per arginare i fenomeni di riciclaggio del denaro sporco e sfruttamento della prostituzione che gli gira intorno. Ma è pur vero che dietro il siparietto vi è un’operazione finanziaria da 20 milioni di euro. Il sindacato delle prostitute ci ha tenuto a sottolineare che una volta chiuse le vetrine lo sfruttamento sarebbe avvenuto in altri luoghi senza tutela.

Lontani i tempi in cui De Andrè decantava il binomio dell’amore sacro e di quello profano a spasso per il paese: una soluzione politica dovrà pure essere individuata.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario