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Public Policy

Il dibattito sulla legge elettorale

Proporzionale, che farne?

Urge un Governo di transizione: cosa salvare del vecchio sistema? Un contributo

di Luca Bagatin - 26 febbraio 2007

All"indomani delle elezioni politiche del 9 aprile 2006, vista l"impossibilità numerica di un governo forte, fui immediatamente d"accordo con quanto affermato dall"editorialista Enrico Cisnetto sulla necessità di un governo di larghe intese, bipartisan, che fosse unito su pochi ma definiti punti programmatici per riformare questo nostro Paese. Diversamente si preferì andare avanti con una maggioranza "ciancicata" e sostenta dai Senatori a vita. Oggi il Governo Prodi è caduto e si ripropone il quesito (che forse riecheggia un tantino Lenin): che fare? Le alternative sono le seguenti: ripresentare Prodi alle Camere allargando la maggioranza magari all"Udc e ad altri centristi; fare un governo di larghe intese, bipartisan e/o tornare alle urne. La mia personale e contingente opinione non affatto cambiata ed, anzi, si è financo rafforzata: si faccia un governo di larghe intese bipartisan, di ordinaria amministrazione, che lavori principalmente alla riscrittura di una nuova e più rappresentativa legge elettorale. Personalmente, dopo un"attenta analisi della storia e della cultura politica italiana, ritengo che il sistema più vicino alle esigenze di rappresentanza e governabilità sia quello proporzionale puro. Senza sbarramenti e senza pregressi vincoli di coalizione. Esattamente, insomma, come nella Prima Repubblica in cui tutto sommato la stabilità era garantita ed in cui i partiti si alleavano dopo le elezioni taluni su punti condivisi. Ecco che allora la politica potrebbe tornare ad essere protagonista evitando il formarsi di due schieramenti che si delegittimano a vicenda al cui interno c"è di tutto e di più e obbligati a strare assieme solo per "vincolo di coalizione", mandando così a farsi benedire le specificità di ciascuna cultura politica. Ecco che forse tornerebbe in auge la "democrazia dei partiti" (altro che partitocrazia !) che erano delle vere e proprie scuole di pensiero e di formazione di personale politico (mica le "vedette" di oggi dalla Carfagna alla Carlucci alla Gardini sino a Luxuria!). Ecco che forse si riuscirebbero ad arginare le lobby economico-finanziarie che da un quindicennio a questa parte influenzano Governo e Parlamento. Per quanto concerne la nostra area laico-liberalsociasta, ecco che potremo finalmente tornare ad essere uniti e ad avere una nostra piattaforma programmatica evitando di disperderci a destra (clericofascista) e/o a sinistra (cattocomunista). Il Padre nobile del Socialismo italiano, Filippo Turati amava affermare: "I socialisti con i socialisti, i comunisti con i comunisti" e personalmente aggiungerei "i democristi con i democristi, i postfascisti con i postfascisti e così via". Evitando di costruire assurdi "papocchi", bensì trovando di volta in volta intese su taluni temi. Guarda caso nella tanto odiata Prima Repubblica i laici riuscirono a strappare leggi civili come quella sul divorzio, l"aborto, il diritto di famiglia, mentre oggi, che i clericali sono tanto a destra quanto a sinistra ed i laici sono divisi, il massimo che si riesce ad ottenere sono i Dico che, pur essendo un notevole passo avanti, sono e rimangono sempre un ipocrita compromesso interno ad una coalizione unita unicamente all"antiberlusconismo (tanto quanto dall"altra parte sono uniti da un anticomunismo fuori dalla realtà visto che i comunisti sono e rimangono comunque minoranza nel nostro Paese). Si ricominci a discutere sui temi. Si facciano le riforme necessarie.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario