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Le novità della Finanziaria in 280 pagine

Prodi: le rendite non sono la priorità

Punire il risparmio sarebbe un disastro ideologico. E di questo bisogna tener conto

di Enrico Cisnetto - 26 settembre 2007

Se l’improvviso aumento del tasso di decisionismo del governo di queste ore comporterà anche la conferma di quanto affermato dal presidente Prodi e dal ministro Padoa-Schioppa circa l’indisponibilità a rivedere al rialzo la tassazione sulle rendite finanziarie, sarà tanto di guadagnato per il Paese. Già cavallo di battaglia della sinistra massimalista qualche mese fa, l’idea – improvvida – di sottoporre a tosatura il risparmio degli italiani è tornata in auge per essere brandita come arma contundente nella guerra senza esclusione di colpi che è in atto all’interno della maggioranza. Ritenendosi – a torto – in credito nei confronti dei riformisti del centro-sinistra per come sono andate le cose su pensioni, welfare e politica estera, gli ultrà di governo hanno tirato fuori dal cassetto il volume di 280 pagine in cui l’Unione ha scritto il suo programma scoprendo che alla voce “equità” è indicata la necessità di adeguare la tassazione delle rendite finanziarie al livello europeo. Peccato che quella proposta, che già non teneva conto delle specificità italiane sia in termini di formazione del risparmio sia in termini di normative fiscali, riproposta ora, proprio nel pieno dispiegarsi delle pesanti conseguenze della crisi finanziaria originata dalla vicenda dei mutui subprime americani – prima fra tutte la mancanza di liquidità di cui soffre il sistema bancario, e che ha causato un immediato restringimento del credito – diventi da sbagliata a demenziale.

Lanciarla in una fase come questa significa non aver capito nulla di quanto è accaduto negli Stati Uniti – i subprime sono i mutui dati ai poveracci, non ai ricchi – e di quanto sia stata grande, e finora anche poco indagata, la ricaduta sull’intero sistema finanziario mondiale, ed europeo in particolare. E significa, altresì, non aver compreso che quando si dice che l’Italia ne è fuori – come ha rassicurato il Governatore Draghi – questo non vuol dire che il nostro Paese non patirà le conseguenze del disastro, a cominciare da un raffreddamento della congiuntura economica (per noi già moscia). Ma, soprattutto, significa non aver la benché minima percezione dell’umore degli italiani, per il condizionamento del quale la sindrome da “rendimenti bassi” gioca un ruolo determinante. Il risparmio è l’unica “materia prima” di cui l’Italia dispone, un bene troppo prezioso per costruirci sopra battaglie politiche o, peggio, per esercitare la propria stupidità ideologica.

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