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Diario di una mattinata a Piazza del Popolo

Prodi, l’Unione e il programma fantasma

Scarsa risposta della gente, leader esposti in vetrina e slogan da Prima Repubblica

di Paolo Bozzacchi - 10 ottobre 2005

Finalmente il sole. Ma continua a piovere sull’Unione. La manifestazione di Piazza del Popolo ha suscitato nei commentatori (e in chi scrive), più di qualche perplessità. C’è un fantasma che si aggira nel progetto politico dell’Unione: è il programma. Dalle parole di Leonardo Domenici, Presidente Anci, e Romano Prodi ho percepito solo strali e critiche feroci sull’operato del Governo attualmente in carica. Nulla che riguardi le proposte del centrosinistra per risolvere i problemi del Paese durante la prossima legislatura.

Suonano le campane, come a ricordare alla gente che i voti che decideranno le sorti delle prossime politiche saranno quelli dei cattolici. La piazza non è stracolma. Anzi, è piena per metà. Ma dove è finita l’opposizione di piazza che ha accompagnato i lavori parlamentari dal G8 di Genova, passando per i girotondi, fino agli scioperi generali e al milione di persone contro l’abolizione dell’articolo 18 e contro la guerra in Iraq?

Curzio Maltese su Repubblica scrive di “prova generale” per la conquista di una sonante vittoria alle primarie di domenica prossima. In effetti ha ragione: il fatto che ieri Prodi sia stato l’unico candidato alle primarie a prendere la parola ha significato da un lato un segnale di unità della coalizione (con tutti gli esponenti dei partiti in piedi sul palco ad affiancarlo), ma dall’altro ha dimostrato che il Professore ha bisogno di visibilità per raggiungere quella “soglia di decenza”, indicata nel 60% delle preferenze di domenica prossima.

Prodi si scaglia contro il proporzionale, e Bertinotti rimette il sigaro spento in bocca per applaudire. Un post-it giallo grande quanto un cartellone pubblicitario “sei per tre” e tenuto in aria dai palloncini impedisce a molti la vista del palco. E’ la propaganda di Rifondazione comunista, che ricorda a Berlusconi che il suo contratto con gli italiani è scaduto. E a Prodi che le primarie non saranno una passeggiata di salute. Sull’ala sinistra si notano qualche decina di passamontagna arcobaleno che rumoreggiano e seguono le istruzioni di un megafono. Il servizio d’ordine, insieme con la polizia, li tiene lontani dal palco.

Dopo sei-sette minuti di slogan il leader dell’Unione passa a leggere una serie di dati economici che drammatizzano il quadro politico italiano. La platea è annoiata. Gli applausi si fanno più flebili. Poi allude nuovamente alle leggi ad personam, sottolineando come la Cirielli sia diventata non a caso “ex”. Scatta l’ovazione. Si prosegue su questi toni fino al rompete le righe.

La curiosità morbosa nei confronti del programma-fantasma spinge sul sito della Margherita. Ciò che si legge risale al 2001! Tutte le aspettative sui risultati della Fabbrica del programma di Bologna sono definitivamente dissolte. Durante la diretta il Tg3 annuncia: “Ora siamo costretti a dare la linea…”. E parte l’intervista a Brunetta. Questi sono i poli? Addio bipolarismo, che è meglio!

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