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Risvolti politici della vicenda Telecom

Prodi-D’Alema: l’incrocio delle spade

Con le dimissioni di Tronchetti, si apre un passaggio difficile per palazzo Chigi?

di Enrico Cisnetto - 18 settembre 2006

Non fatevi ingannare dalle apparenze. Nella vicenda Telecom non c’è solo lo scontro cruento che sta contrapponendo Marco Tronchetti Provera – indotto alle dimissioni per meglio difendersi dall’inaudita pressione del Governo – a Romano Prodi, ma anche quello, impalpabile ma non meno duro, che si sta svolgendo nel mondo politico, e in particolare all’interno del centro-sinistra. Ancora una volta, quando s’incrociano affari e politica, a militare in campi opposti sono Prodi e Massimo D’Alema. Così è stato nel passato, quando nel 1996-1998 a palazzo Chigi c’era l’attuale inquilino, e a parti rovesciate quando c’è stato il leader Ds. Così è stato più recentemente, durante il governo Berlusconi, quando è scoppiato il caso Unipol nell’ambito del più complesso affaire che ha coinvolto dai “furbetti del quartierino” al governatore Fazio, e D’Alema ha dovuto ricorrere alle buone relazioni dell’ex nemico Guido Rossi – poi ricompensato con il ruolo di commissario della Figc – per ridimensionare la faccenda. E così è ora, nel caso Telecom, figlio a sua volta della clamorosa svolta data agli equilibri bancari dall’operazione tra Sanpaolo-Imi e Banca Intesa. E sì, perché con quella mega-fusione il peso di Prodi nell’ambito del potere economico e finanziario è enormemente aumentato, e a scapito dei Ds. “Santa Intesa”, come è stata giornalisticamente ribattezzata la banca di gran lunga più grande d’Italia, è infatti un’operazione condotta in porto da dal duo prodiano Bazoli-Passera, con Salza che nell’ambito dell’accordo si è trovato costretto a sacrificare il dalemiano Modiano, oltre che a trascurare l’ipotesi, necessariamente alternativa, di unire il gruppo torinese al Montepaschi di Siena. Sarà un caso, ma la bufera Telecom è iniziata subito dopo questo cruciale passaggio del riassetto da tempo in atto del nostro capitalismo.
Agli occhi di Prodi il gruppo Pirelli-Telecom era stato troppo vicino a Berlusconi – mentre la Confindustria di Montezemolo criticava il centro-destra, qualcuno ha udito il vicepresidente Tronchetti usare parole negative? – tanto che si parlava di un possibile accordo con Mediaset, verso la quale La7 aveva, a giudizio del Professore, un atteggiamento “acquiescente”. E poi Tronchetti era quello che a suo tempo aveva lanciato la candidatura di D’Alema a palazzo Chigi, e per il vendicativo Prodi tanto basta per considerarlo “dall’altra parte”. Così, non appena si è sentito nella condizione giusta di poterlo fare, e sapendo che comunque il caso Telecom richiedeva “attenzione” da parte del Governo, ecco che il premier ha cominciato a “marcare stretto” Tronchetti. I banchieri vicino a lui lo hanno tallonato, gli uomini dell’entourage hanno iniziato a dare “suggerimenti”. Per esempio, c’è chi giura che Tronchetti sia stato caldamente consigliato di cedere le sue due tv alla Rcs per formare un polo alternativo a Mediaset, magari in sintonia con la “nuova” Rai. Così come molti sono certi del fatto che le trattative aperte con Murdoch fin da luglio fossero state “sconsigliate”, con la buona motivazione di evitare di perdere il controllo italiano del gruppo, ma anche con la più maliziosa idea di tagliare la strada di un’eventuale triangolazione con Mediaset. Vero o falso? A giudicare dalla pesantezza dello scontro in atto, è difficile considerare quelle voci solo chiacchiere. Ma se cosi è, altrettanto difficile è credere che Tronchetti si sia mosso senza avere qualche “copertura”. E, nel caso, è presumibile che gliela hanno procurata coloro che stanno nella lista dei “nemici” di Prodi, della quale è fin troppo evidente che dopo Berlusconi viene D’Alema. Questo spiega anche l’attendismo di Rutelli e della Margherita, e il rumoroso silenzio di Fassino, cioè di protagonisti della politica che non hanno nessun interesse ad essere con Prodi o con la strana coppia Berlusconi-D’Alema. Ma è anche del tutto evidente che nella posizione più scomoda si è andato a mettere Prodi, colpito al cuore dalla vicenda Rovati. E la mossa delle dimissioni di Tronchetti – non a caso sostituito da Rossi – lungi dal rappresentare un atto di debolezza per il capo della Pirelli, può rappresentare il passaggio che apre una fase difficile per palazzo Chigi. Partita tutta da vedere.

Pubblicato sulla Sicilia del 17 settembre 2006

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