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La surreale gara tra opposte tifoserie

Privacy e morale, ora tocca a Marrazzo

Ma non è un boomerang per la sola sinistra

di Elio Di Caprio - 28 ottobre 2009

Siamo passati senza accorgercene tra tanti casi (sono tutti casi nostri?) dal caso Noemi, al caso D’Addario, al caso Tarantini, ora al caso Marrazzo. C’è poi il caso Mills, ma quello può aspettare, non sollecita attenzioni pruriginose da buco della serratura. La magistratura sta cercando da tempo di farlo diventare caso Berlsuconi, ma c’è l’avvocato-parlamentare Ghedini che sorveglia tutte le soglie perché il suo presidente possa essere sempre protetto, con il lodo Alfano o senza.

Tanti, troppi casi per un’Italia sfibrata dalle continue sorprese, un’Italia che credeva ingenuamente di essere rappresentata non da cittadini al di sopra di ogni sospetto- sarebbe chiedere troppo- ma almeno da uomini che, dedicati alla cosa pubblica, corrispondessero meglio all’immagine per cui sono stati eletti o con cui si sono proposti agli elettori. L’inganno risulta ancora maggiore se trattasi, come per Piero Marrazzo, di personaggi imposti dalle nomenklature di partito, suggeriti come candidati per vincere un’elezione più contro qualcuno che per qualcosa.

Altra cosa sono le vicende riguardanti il “martire” Silvio Berlusconi che la sua croce se l’è cercata più volte, vincendo o perdendo, si è messo con un certo coraggio sulla graticola del consenso, ma sempre ostentando la sua caratura di uomo del fare e di successo per il quale i problemi giudiziari o attinenti alla vita privata sono del tutto secondari. Nessun paragone tra il consenso regionale tributato al prima sconosciuto Piero Marrazzo e quello quasi plebiscitario che l’ultima legge elettorale ha consentito di ottenere al Berlusconi del predellino. Così come sono ben diverse le aspettative di condivisione e di identificazione che i cittadini possano avere con un Presidente di Regione o con un Presidente del Consiglio, nonostante le tante forzate equiparazioni dei loro casi personali.

Basterebbe questo ridimensionamento di ruoli e proporzioni a sconsigliare i conati di rivincita tra le opposte tifoserie di destra e di sinistra : oggi tocca a me ma domani a te ed è inutile fare del moralismo in politica, tanto non ci crede nessuno. Da tutta questa storia potrebbe però derivare un pericoloso aumento della sfiducia nell’intera classe politica senza distinzioni di sorta. Ben oltre il qualunquismo aggressivo alla Grillo che pure nelle sue invettive contro tutti ha tenuto sempre alta l’asticella dell’onorabilità politica limitandosi a chiedere che non si candidino gli onorevoli condannati con sentenze passate in giudicato, non ancora coloro a cui possono imputarsi, come si dice, peccati sotto le lenzuola.

Quello che può sembrare un boomerang per la sinistra finalmente presa dagli avversari con le mani nel sacco moralista può trasformarsi in un inconsapevole boomerang per una certa destra che ha cercato sempre di minimizzare l’allegra vita privata del Premier a fronte delle sue capacità di governo, tanto da accusare persino le centrali straniere dell’informazione di condurre un gioco sporco a danno dell’Italia più che del Cavaliere. Centrali straniere anche per Piero Marrazzo o ancora giustizia ad orologeria per quattro carabinieri “sprovveduti” che ricattano in tempo utile il Presidente della Regione Lazio? Sarebbe troppa dietrologia dietro una vicenda di ormai ordinaria commistione pubblico-privato.

Al di là delle chiacchiere da caffè, lo ha notato Massimo Gramellini sulla Stampa di ieri, agli antiberlusconiani di professione, presi questa volta in contropiede, è sfuggito il vero scandalo, o se si vuole, la vera deformazione che viene alla luce da questo ennesimo episodio di scarso rigore morale e politico. Pure nella vicenda Marrazzo è il Cavaliere a tenere banco e ad andare in prima pagina con i suoi controlli e i suoi consigli. Viene in possesso di un video contro Marrazzo non in quanto capo del governo, ma in quanto proprietario di una propria corazzata dell’informazione, avverte Marrazzo che umilmente ringrazia, e dà l’ordine editoriale ai suoi giornali di non pubblicare nulla. E’ il premier che ci tiene a farlo sapere al di là di ogni ipocrisia e riservatezza e Marrazzo conferma.

Oppure si pensa che i conflitti d’interesse non c’entrano niente, siano secondari e casuali come in questo caso e il messaggio principale che si vuole accreditare è quello che si tratta semplicemente di una solidarietà e complicità umana (e di casta) tra un Presidente del Consiglio ed un Presidente di Regione, entrambi “sputtanati”- come direbbe il Cavaliere- da un’Italia bacchettona che non ha neppure tutte le carte in regola, a partire dai cattolici moralisti alla Dino Boffo? A questo punto per coerenza- ma la propaganda non è coerenza- tutti i giornali fiancheggiatori di Berlusconi avrebbero dovuto astenersi dal rinfocolare polemiche strumentali sulla vita privata di Marrazzo e sui suoi implacabili effetti sul profilo dell’ uomo pubblico. E’ avvenuto ed avviene invece tutto il contrario. Di nuovo due pesi e due misure nel balletto dei pettegolezzi?

Si sottovaluta il fatto che al di là dei sondaggi il disprezzo per tutti i politici di professione unifica da tempo la “pancia” di destra e sinistra. Una volta passato il compiacimento da rivincita nei confronti dei moralisti di professione della sinistra non è detto che il clima da corrida non lasci spazio ad altre considerazioni o ad altri interrogativi ben più ampi e di costume politico.

E’ troppo pretendere, al di là degli schieramenti, dei sondaggi e dei conflitti di interesse, che chi ci rappresenta al massimo grado in Italia ed all’estero, molto più di un transeunte Presidente di Regione, governi la sua immagine pubblica e privata con un rigore ancora maggiore? La morale c’entra poco o niente.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario