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Berlusconi studi le elezioni spagnole del 1982

Primarie machiavelliche

La partecipazione al voto è un dato positivo. Ma è difficile dire chi ha perso e chi ha vinto

di Antonio Gesualdi - 17 ottobre 2005

Dice Machiavelli: il valore del vincitore dipende dalle caratteristiche del vinto. Chi ha vinto e chi ha perso nelle primarie del centro-sinistra? Difficile dirsi.

Innanzi tutto ancora una volta hanno perso i sondaggi. Repubblica.it, venerdì scorso, dava Prodi al 59%, Bertinotti al 22%, Scalfarotto e Di Pietro al 5%, Pecoraro Scanio al 4% e Mastella e Panzino al 3%. Prodi, invece, nella realtà è oltre il 70%, Bertinotti si è fermato al 15% e Mastella è al 4.4%. Prodi esulta ma non farà la lista unitaria, Bertinotti mette i puntini sulla rivoluzione e Mastella se ne va anche se nel rito democristiano - come spiega bene Martinazzoli - lasciare non è una resa.

Stando agli effetti - se le dichiarazioni dei leader corrispondono al vero - ha vinto Prodi e hanno perso i moderati Di Pietro e Mastella (e chissà cosa farà Boselli) e hanno perso alla grande gli outsider Scalfarotto e Panzino.

Un buon esperimento di partecipazione diretta, ma si tratta comunque di un test parziale e condotto su uno specifico elettorato. Anche se i dati dell'istituto Cattaneo fanno ben sperare alla sinistra.

4 milioni di persone sono solo il 10% dell'elettorato italiano e le proporzioni dei partiti all'interno dell'Unione non potevano che riversarsi in una maggioranza per il leader designato. Milioni di voti che, tra l'altro, vengono soprattutto dalle regioni "rosse". Dunque non confondiamo la democrazia con la capacità di mobilitazione. Questo bel popolo attivo e partecipativo è una buona riserva per la Repubblica, ma da solo non fa la Repubblica.

Anche Sergio Cofferati portava in piazza milioni e milioni di persone contro l'abolizione dell'articolo 18 - si parlava del ticket Prodi-Cofferati - ma ora il sindacalista fa "solo" il sindaco di Bologna. E' lo stesso "popolo" ma non è il popolo italiano.

Che Berlusconi stia andando incontro ad un vero e proprio tsunami lo vedrà egli stesso dai suoi sondaggi, ma siccome i sondaggi sbagliano spesso, farebbe meglio a studiarsi le recenti elezioni polacche o quelle spagnole del 1982. L'Italia politica somiglia molto alla Polonia e alla Spagna!

Non si può che rincuorarsi per una partecipazione popolare così sentita, anche se di parte, ma resta la frase dello sconfitto Clemente Mastella che in tg, ieri sera, ha detto: "diranno che ci sono stati quattro milioni di voti..." Che significa?

Dice Machiavelli: "comunque un mutamento crea sempre la base per un mutamento successivo".

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario