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Public Policy

È ora di andare avanti e in fretta

“Prima di tutto l’Italia”

Le ragioni di una presenza laica organizzata

di Elio Notarbartolo* - 02 dicembre 2009

Le ragioni per ridare visibilità, organizzazione e peso politico, all’insieme della presenza Liberale, Repubblicana e Laica sono molte e partono dal degrado morale, civile, politico ed economico in cui è caduta l’Italia. “Prima di tutto l’Italia” ricordava Ugo La Malfa ai giovani degli anni ’70. Oggi ci sono forze organizzate che attentano quotidianamente all’Unità del Paese e offendono Costituzione, istituzioni e simboli del patto di civile convivenza tra gli Italiani, nella più assoluta indifferenza delle forze politiche presenti in Parlamento. Questa è la prima ragione per andare avanti e in fretta sulla strada di un reciproco riconoscimento di intenti tra Liberali, Repubblicani e Laici. A questa ragione si aggiungono un’infinità di ragioni di convergenza politica.

Essi sanno bene che il nostro Paese si potenzia attraverso il rafforzamento dell’Europa intesa come Unità politico – economica, come Stati Uniti d’Europa, come Federazione di Stati in grado di interloquire, con prestigio e autorevolezza, con i colossi mondiali per la tutela, per lo sviluppo, per i principi di pacifica convivenza da assicurare al pianeta Terra. Essi sono già d’accordo perché l’Europa di oggi trovi la coesione per perseguire un’univoca, o addirittura unica politica estera, un’univoca politica energetica ed ambientale. Essi sono già d’accordo perché l’Italia ritorni nel campo dell’energia nucleare, non, però, al seguito di tecnologie ormai superate, ma nella ricerca e nell’applicazione di tecnologie nucleari di quarta generazione quali quelle che si stanno sviluppando in tante altre parti del mondo.

Essi sono già ben consapevoli che la diversificazione delle fonti energetiche è una necessità di un Paese tecnologicamente avanzato e hanno già testimoniato di voler sviluppare sia il settore delle fonti di energia rinnovabili, sia il tema del risparmio energetico come ulteriore formidabile ragione di potenziamento del discorso italiano sull’energia. Essi ben sanno che l’energia è uno dei fattori che, insieme al costo delle materie prime e al costo del lavoro, determina il prezzo finale di ogni prodotto sul mercato.

La ristrutturazione dell’organizzazione del lavoro è, poi, un altro impegno che le attuali forze politiche presenti in Italia hanno trascurato e che merita quell’accelerazione che solo la voce e la cultura dei Laici, finora silente, può assicurare in uno scenario che continua ad oscillare tra le grida dei demagoghi e i defilati patteggiamenti dei clientelari. La politica è servizio al Paese e i partiti devono saper promuovere una classe dirigente austera, all’altezza delle funzioni cui è chiamata, e libera da cappi e ricatti anche elettorali quali il presente sistema bipartitico ha voluto imporre agli Italiani.

I valori che ci accomunano sono, di per sé, obiettivi politici. Il rispetto del cittadino come persona, è la filosofia che culture non laiche, oggi egemoni, non hanno saputo far rispettare al punto che, nel Paese, tornano a serpeggiare fenomeni di razzismo e di fascismo che credevamo seppelliti per sempre. L’obnubilazione di parte della classe dirigente su questi punti è arrivata a negare, in un momento di recessione economica estrema, quale quello che stiamo vivendo insieme a tanti altri Paesi, che sia utile, anzi necessario, all’Italia allargare il numero dei contribuenti riconoscendo a tanti extracomunitari che lavorano onestamente in Italia, ma non sono badanti o assimilati, il loro diritto – dovere di pagare le tasse. Così facendo, istigano nemmeno tanto nascostamente, l’esplodere degli istinti più bassi che tanti individui si portano dentro.

Ed è forse quest’ispirazione subconsciamente razzista che non ha fatto attecchire, nella maggioranza al Governo, la chiara lezione di Francesco Campagna, oggi più che mai validissima, del Sud Italia come risorsa dell’intero Paese. Non sono le opere faraoniche che oggi servono ad iniettare risorse economiche nel Paese isterilito dal vento mondiale: basterebbe tener fede solo ad alcune delle promesse fatte dalla maggioranza in sede dell’ultima campagna elettorale.

La più semplice di tutte: che ne è dell’assegno alle famiglie povere per i bambini fino a 3 anni? Non ci sono fondi, ma niente ancora si è fatto per diminuire il peso dell’elefante amministrativo: le Province addirittura sono aumentate di numero; anche il numero di ministri e sottosegretari sta aumentando sempre di più nel silenzio anche dei partiti di opposizione. Diminuire poi il numero degli Assessori e dei consiglieri, come il Governo ha proposto in questi giorni, va più nella direzione di imporre in bipartitismo che in quella di diminuire le spese.

Non si possono diminuire le tasse? Ma che qualcuno trovi il coraggio di far diminuire la spesa pubblica cercando di mantenere il livello dei servizi alla popolazione. Qui ci vorrebbe la voce dei Laici. Anche su questo le organizzazioni di ispirazione laica si trovano d’accordo, così come si trovano d’accordo sulla difesa della scuola pubblica, sull’impegno a valorizzare il merito e ad evitare che il Vaticano utilizzi lo Stato per clericalizzare la società, cosa che alcune forze politiche non vogliono fare e che altre non sono all’altezza di fare. Che cosa ancora c’è già in comune nel mondo laico?

Certamente la ferma determinazione di rinsaldare i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico, il sostegno alla Nato come strumento di promozione di pace, la difesa di quell’Israele che sappia riconoscere anche i diritti dei Palestinesi nei principi della democrazia che sono la stella polare delle nostre ispirazioni. Allora?

Allora, avendo constatato, che così disuniti, risultiamo esterni alla nostra stessa società, dobbiamo esprimere ad alta voce la nostra volontà di essere uniti, o riuniti dai “capi” che ci vogliono mantenere separati.

E’ tempo di Internet, di rete, di comunicazione tra noi e con gli altri. Cominciamo a mandare ai “capi” un’e-mail con la ferma volontà di andare, a tempi brevissimi, in questa direzione. Esprimiamo addirittura la volontà di presentare liste al solo fine di dire: no al bipartitismo; no al bipolarismo; no a leggi elettorali che non consentono di scegliere chi votare e che fanno restare fuori al Parlamento oltre il 40% degli Italiani.

Del Coordinamento di Liberali, Repubblicani e Laici

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario