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L'impegno serio di Vescovi e imprenditori

Premiata ditta Ruini & Montezemolo

La convergenza Confindustria-Cei sul declino e gli strumenti per combatterlo

di Cesare Greco - 23 marzo 2006

Questa brutta campagna elettorale, rissosa e priva di idee plausibili, diventa ancora più brutta quando tenta di coinvolgere, strattonandole, organizzazioni terze che nulla hanno, né vogliono avere, alcunché da spartire con gli attuali protagonisti della politica.

Così è avvenuto a Vicenza durante il convegno di Confindustria, e subito dopo la sua animata conclusione, così sta avvenendo con la Conferenza Episcopale Italiana dopo la prolusione d’apertura del suo presidente Mons. Camillo Ruini.

Purtroppo per noi, dal momento che né Montezemolo né Ruini sono candidati al governo del Paese, sia Confindustria che la CEI hanno dimostrato una maturità istituzionale e una sensibilità di gran lunga superiore ai leader dei due schieramenti contrapposti.

Mons. Ruini nella sua prolusione ha con fermezza ribadito la volontà della Chiesa Cattolica di non coinvolgersi “in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”, ribadendo quanto chiaramente espresso nella, condivisibile o meno, “Nota Dottrinale” circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” della Congregazione per la Dottrina della Fede del 24 novembre 2002, allora presieduta dall’attuale Pontefice Joseph Ratzinger. Oltretutto, proprio in relazione ai ribaditi punti fermi della dottrina sociale della Chiesa, Ruini non ha risparmiato critiche assolutamente bipartisan sia ad alcune scelte locali in tema di unioni di fatto, sia ai risultati della politica nazionale in tema di economia, concludendo con argomenti a noi cari che “serve dunque un impegno forte e condiviso, senza il quale sarebbe arduo attenuare gli squilibri che affliggono da gran tempo il nostro Paese”. Non sembra, dunque, ci fosse molto da rivendicare per ciascuno dei due schieramenti e i tentativi di tirare per la tonaca l’alto prelato hanno trovato un rispettoso e significativo silenzio.

Analogo tentativo è stato fatto con Confindustria. Con chiarezza il presidente Montezemolo ha rifiutato di schierare l’organizzazione degli industriali e con altrettanta chiarezza ha denunciato il clima di questa brutta campagna elettorale. Una cosa, però, ha chiesto con chiarezza e con il linguaggio immediato dell’uomo di sport: uno stop di riflessione per riscrivere le regole di uno Stato la cui macchina politico - istituzionale deve essere rimessa in condizione di affrontare, alla pari con gli altri, le grandi sfide della competizione internazionale, senza che nei box si litighi su tutto, generando quei mostri legislativi che stanno minando le basi della stessa Carta Costituzionale e della convivenza civile. Di fronte alle provocazioni e ai tentativi di arruolamento, bene ha fatto, in nome del rispetto delle istituzioni, a ribadire la sua indisponibilità ad essere coinvolto in un dibattito incivile e privo, oltretutto, di proposte verosimili.

Industriali e vescovi italiani, dunque, hanno evidenziato una comune analisi sulle difficoltà del Paese – né negate, come fa Berlusconi, né strumentalizzate, come fa Prodi – ed un altrettanto eguale terapia, che consiste nel rivolgere al mondo politico un pressante appello: consapevoli della gravità del momento e dell’urgenza che iniziative efficaci vengano prese, Confindustria e Cei chiedono che si torni ad un sistema di regole condivise. E, aggiungiamo noi – ma ci sembra abbastanza consequenziale – che si arrivi a definire un sistema politico che consenta la formazione di governi omogenei. Cosa impossibile con le attuali regole e, soprattutto, con una Costituzione stravolta dalle successive iniziative prese dai due poli a maggioranza, in spregio alle più elementari regole di convivenza democratica. Avremo, dopo il 10 aprile, una maturità istituzionale da parte del Parlamento eletto – così che si possa dar vita ad una vera Assemblea Costituente in grado di ridisegnare un futuro migliore per il nostro Paese – come hanno mostrato di avere Montezemolo e Ruini?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario