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Le Bleus all’Eliseo: foto di un Paese in crisi

Povero e silente Zinedine Chirac

Il Presidente francese, non condannando quel gesto, chiude una stagione della Francia

di Davide Giacalone - 11 luglio 2006

Se volete conservare la foto della crisi francese, non buttate via quella che ritrae la squadra dei mondiali ricevuta all’Eliseo, in quel di Parigi. No, non è lo specchio della Francia, ma dei suoi vertici impauriti e sconfitti. In Francia c’è anche Le Monde che, a proposito di Zidane, scrive di “uscita indegna”, e c’è L’Equipe, che si domanda come spiegare ai bambini quella testata. Il fatto è che dovrebbero spiegarlo a Chirac. Ieri scrivevo che c’era da augurarsi Zidane trovasse le parole per scusarsi, per non attribuirsi un tale peso d’esempio negativo, per non chiudere in questo modo la carriera. E’ successo il contrario: lui ha taciuto ed il presidente francese gli ha manifestato ammirazione e solidarietà. No, state attenti, non è una questione calcistica, c’è ben altro dietro l’immensa caduta di Chirac.
L’inquilino dell’Eliseo è stato potentemente umiliato con il referendum sulla costituzione europea. Sconfitto sul terreno ove avrebbe voluto esercitare il peso maggiore. Poi ha dovuto assistere alla rivolta delle periferie, dove si segnalavano i guasti sia della politica d’integrazione che di quella sociale. Quei giovani non sono immigrati, ma francesi a tutti gli effetti, eppure appartengono ad un mondo diverso da quello dei loro coetanei, francesi da molte generazioni, che protestano contro il contratto di primo impiego. Gli interessi degli uni contro quelli degli altri, con la politica che non riesce a trovare il punto d’equilibrio, o il coraggio di scegliere. Il governo francese ha provato a tenere duro su entrambe i fronti, e su tutti e due ha perso.
Perdendo sulle norme che regolano il mercato del lavoro la Francia s’ingessa, s’irrigidisce nel mentre occorre maggiore flessibilità, quindi s’impoverisce. Mentre sul fronte della rivolta sociale l’avere abbandonato la linea del ministro degli interni, che aveva dato della “teppaglia” ai protagonisti degli scontri, porta con sé conseguenze politiche rilevanti. In fondo Chirac sembra ben ricordarsi che alle ultime elezioni presidenziali, suprema beffa ed oltraggio, il suo sfidante si chiamava Le Pen. Ed ora è su quel fronte che vuole recuperare, è il ribellismo coperto dalla destra che vuole riassorbire, è quello il fianco che non vuole lasciare scoperto, e coglie al volo l’occasione offertagli da uno degli idoli di quella popolazione, da Zidane. Così, mentre sarebbe stato del tutto logico sentire, subito, a caldo, in Germania, Chirac pronunciare parole di condanna per il gesto antisportivo e teppistico, sentiamo, a freddo, in Francia, nel palazzo presidenziale, l’elogio del campione, definito “un uomo di cuore”.
E cosa volete di più per capire quanto vasta sia la crisi politica dei francesi, che è uno degli aspetti della crisi europea e, quindi, ci riguarda direttamente. Loro si sono ridotti a doversi far scudo di Zizou, a sventolare la bandiera dei Bleus, per coprire il vuoto di politica, l’incapacità di conciliare l’idea che si ha di sé con il ruolo che si ha nel mondo. Patetico quadretto di un mondo stanco, che, però, non abita solo in Francia. Ieri mi son messo nei panni di Zidane, oggi mi sento dentro quel problema francese. O ci sbrighiamo a trasferire le soluzioni e le aspirazioni in un contenitore europeo, o in questo brodo ci bolliamo tutti, come già bolliti sono alcuni.

www.davidegiacalone.it

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