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Una questione largamente priva di fondamento

Politicizzando il conflitto d’interessi

In democrazia la rappresentanza degli interessi è una buona cosa, purché sia trasparente

di Davide Giacalone - 06 settembre 2006

Il tema del conflitto d’interessi è diverso da quello relativo alla regolamentazione televisiva, anche se sono gli interessi in tv di Berlusconi ad averlo scatenato. Si tratta di una questione largamente priva di fondamento, attorno alla quale si gioca una partita che con la trasparenza e la correttezza non ha nulla a che vedere. La democrazia teme gli interessi occulti, quelli nascosti o negati. Mentre tanto gli interessi quanto i conflitti fanno bene alla democrazia. Ma andiamo con ordine.
C’è una vecchia legge che stabilisce la non candidabilità di quanti amministrano concessioni dello Stato. Fu scritta pensando, ad esempio, agli amministratori delle ferrovie. Credo sia una corbelleria equiparare quella condizione (concessione ed azienda dello Stato) con quella in cui si trovano i concessionari televisivi. Ma la legge esiste, e quando Berlusconi si candidò per la prima volta, nel 1994, ci fu chi (Oscar Mammì, per la precisione) lo fece notare. Fu zittito dai fini pensatori della sinistra, convinti che quella candidatura avrebbe portato al disastro l’area moderata. Previsione non propriamente azzeccata, comunque questione archiviata.
In democrazia la rappresentanza degli interessi è una buona cosa. Chi si batte per defiscalizzare la produzione del mais agisce del tutto legittimamente, anche se possiede campi coltivati a mais. E’ importante, però, che sia noto. Chi si batte per favorire una determinata scalata bancaria, agisce legittimamente, e se ha partecipazioni bancarie in portafoglio è bene che si sappia. Chi dice “abbiamo una banca”, negando anche di battersi per la conquista della medesima, invece, imbroglia, occulta, inquina. L’elettore ha diritto di sapere chi fa cosa e perché, ma è assurdo pensare che si debba impedire d’occuparsi d’avionica chi possiede azioni di compagnie aeree. I blind trust, ovvero i fondi ciechi ove si depositano i beni di chi governa, servono non a tutelare il mercato, ma a tutelare il loro proprietario dal sospetto di agire occultamente per il proprio tornaconto.
In quanto a Berlusconi, che egli possieda, fra le altre cose, tre televisioni è piuttosto noto, e ieri descrivevo l’errore commesso, in questa materia, dal suo governo. Ma è una questione politica, non da risolversi proibendogli di far politica.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 6 settembre 2006

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