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“PILLOLE DI ANTIBIOTICI” PER L’AMMALATA ITALIA!

Alcune proposte di riforma dei nodi fondamentali che impediscono il rilancio del Paese

di Mario Tarantino - 07 agosto 2012

L’Italia sta attraversando un pessimo momento della sua storia e se la paragoniamo a un essere umano, una donna, si può affermare che è un’ammalata molto grave, quasi in coma, perché è afflitta da infezioni in ogni parte del suo corpo e in tutti i suoi organi. Si tratta quindi di un mixer di tutte le malattie finora conosciute e pertanto bisogna combattere un’infezione “omnia” che ha infettato tutta la società italiana, devastandola in forma letale.

Quindi, perché la cura sia efficace, e condivisa, è necessario intervenire con urgenza e decisione in tutti i settori della società italiana, ad iniziare da quelli di potere più disastrati e da quelli sociali più bistrattati, ma più sentiti dai cittadini, per cui può anche avverarsi “il miracolo” che ritornino la fiducia e l’ottimismo necessari durante tutto il percorso delle riforme rendendo così meno arduo e difficoltoso raggiungere l’ambizioso e quasi chimerico obiettivo.

1 = Legge Elettorale

Si dibatte da parte di tutta la casta politica, e giornalistica, sulla riforma della legge elettorale ben sapendo che si tratta di un diversivo per sviare la realtà da quello che è il vero problema politico in Italia: il potere, per chi ha perso, di impedire di governare a chi legittimamente ha vinto le elezioni e l’impotenza, per chi ha vinto, di governare e realizzare il suo programma elettorale. La prova eclatante si è avuta proprio con l’ultima legislazione che è ancora in corso in virtù di atti presidenziali vagamente fascisti (o comunisti?).

Ciò premesso occorre dare forza e certezza alla legge elettorale, qualunque essa sia, perché i Parlamentari eletti possano svolgere senza furbizie e malcostume il loro mandato, distinti tra maggioranza ed opposizione, creando i presupposti per cui chi vince le elezioni possa realizzare il suo programma di governo, cioè quello scelto dagli elettori. In questo modo, i partiti politici perdono tutta la loro qualificazione ideologica e la loro capacità di influenzare ed orientare masse di cittadini con vacue e fumose promesse e la vittoria o la sconfitta elettorale dipenderà quasi esclusivamente dal programma che ciascun concorrente politico (anche un candidato isolato) ha proposto agli elettori.

Anche il dibattito sulla possibilità che gli elettori possano scegliere il candidato da eleggere è totalmente stucchevole e fuorviante perché bisogna convincersi di una nuova “sconvolgente verità” che da qualche decennio si è affermata e radicata in Italia: non sono più gli uomini che qualificano la società, ma è la società (intesa come organizzazione, regole, comportamenti, ecc.) che qualifica l’uomo ovvero il Popolo.

Intendo dire cioè che è di importanza vitale evitare di creare le condizioni per cui “l’occasione fa l’uomo ladro” e togliergli (all’uomo) ogni possibilità di rubare (comunque delinquere) “anche se lo volesse”. Per arrivare a una situazione tale bisognerà che tutti i Cittadini, nessuno escluso (compreso il Presidente della Repubblica), a cominciare da quelli che compartecipano alla detenzione e all’(ab)uso del potere (politici, magistrati, giornalisti, finanzieri, imprenditori, sindacati, pubblica amministrazione, ecc.) rispondano personalmente delle proprie azioni e dei propri atti penalmente, civilmente ed amministrativamente.

Ad esempio: il magistrato che priva un Cittadino della propria libertà mandandolo in galera senza che la legge glielo imponga, dovrà essere licenziato senza corresponsione di indennità economica, non potrà più essere un dipendente dello stato, non potrà più svolgere alcuna attività connessa con il diritto e, ancora più importante, dovrà risarcire personalmente il Cittadino di tutta la perdita economica che ha subito oltre a un consistente risarcimento per i danni morali patiti. Non è accettabile alcuna obiezione da parte della Magistratura circa la sua indipendenza e/o serenità lavorativa nell’espletamento della propria funzione perché molte altre categorie, come quella dei medici chirurghi, ad esempio, pur svolgendo una professione pericolosa e più delicata dei giudici, sono tenuti, giustamente, a rispondere anche della loro negligenza e imperizia e per magistrati e giornalisti anche di atti e attività faziosi.

Tornando alla legge elettorale, cominciamo a decidere che le votazioni, per qualsiasi tipo di elezione, devono svolgersi in un unico giorno (la Domenica o il Sabato), dalle ore 8,00 alle ore 22,00, perché è inconcepibile, con la tecnologia oggi disponibile, svolgere le votazioni in due giorni.

Circa l’obiezione di consentire l’esercizio di voto anche agli elettori occasionalmente assenti dalla propria sede o impegnati al lavoro, mi limito a ribadire che oggi tali situazioni non possono rappresentare un vero ostacolo per cui non ritengo di dovermi dilungare su questo argomento. E’ quindi fondamentale prevedere e provvedere a rendere più efficace ed efficiente il sistema elettorale italiano.

2 = Programma Elettorale Ciascun partito o raggruppamento che si presenta alle elezioni deve aver depositato in Tribunale, o presso altra sede all’uopo preposta, il suo programma di governo che, in caso di vittoria elettorale, dovrà essere rispettato e realizzato pedissequamente salvo variazioni di forza maggiore per sopraggiunte difficoltà realizzative o per mutate condizioni generali del Paese intervenute dopo le elezioni. Eventuali scostamenti tra “il dire e il fare” del Governo dovrà essere giustificato e vagliato dall’Organo Istituzionale prima detto (Tribunale o Altro).

La valutazione dell’operato del Governo sarà ovviamente pertinenza del Popolo e anche dall’opposizione parlamentare, con referendum, ma non prima che siano trascorsi almeno 2 anni dall’entrata in vigore della Legge a cui si oppone.

3 = Premio di maggioranza Al partito o raggruppamento che abbia ricevuto il maggior numero di voti, (almeno lo 0,1 % in più di quelli validi) va riconosciuto un premio di maggioranza, consistente in tanti Seggi quanti ne occorrano al “Vincente” per giungere al 51 % del loro numero (dei Deputati). Il restante 49% dei Deputati sarà suddiviso, in proporzione, fra tutti i partiti-raggruppamenti che hanno superato lo sbarramento del 3-4-5 % dei voti utili per l’accesso al Parlamento (personalmente preferisco che sia il 5% per evitare anche “l’affollamento” delle liste elettorali). Tutti i voti residui delle liste che non hanno superato lo sbarramento del 5% si sommano e formano la lista degli esclusi che partecipa come tale alla distribuzione dei seggi (49%) fra le liste perdenti e tale quota va sommata a quella della lista o raggruppamento vincente.

Faccio un esempio: alle elezioni del 2013 il partito-raggruppamento A raggiunge il 33%, il B il 30,5%, il C il 12%, il D il 7,3%, l’E il 5,4%, l’F il 5,1%, il G il 4,1%, altri il restante 2,6%. Quindi, posto che i Deputati da eleggere siano 500 (per comodità di calcolo) si ottiene la seguente composizione della Camera:

•il partito-raggr. A, risultato primo, ottiene il 51% dei seggi, cioè 500*51/100 = 255;
•il p-r B con il 30,5% dei voti avrà un numero di seggi =(500-255)*30,5/(100-33)=111,53=112;
•il p-r C con il 12% dei voti avrà un numero di seggi = (500-255)*12/67 = 43,88 = 44;
•il p-r D con il 7,3% dei voti avrà un numero di seggi = (500-255)*7,3/67 = 26,69 = 27;
•il p-r E con il 5,4% dei voti avrà un numero di seggi = (500-255)*5,4/67 = 19,75 = 20;
•il p-r F con il 5,1% dei voti avrà un numero di seggi = (500-255)*5,1/67 = 18,65 = 19;
•gli esclusi (p-r G e altri sommano la percentuale di 6,7%) formano la lista degli esclusi i cui seggi vanno ad aggiungersi al p-r A vincitore delle elezioni con gli ulteriori seggi che saranno = (500-255)*6,7/67 = 24,50-1 = 23.

Pertanto, con la votazione sopra ipotizzata la Camera si comporrà nel seguente modo:
il p-r A potrà governare con la maggioranza dei seggi che assomma a 278 (255+23);
il p-r B sarà presente alla Camera con 112 seggi;
il p-r C sarà presente alla Camera con 44 seggi;
il p-r D sarà presente alla Camera con 27 seggi;
il p-r E sarà presente alla Camera con 20 seggi;
il p-r F sarà presente alla Camera con 19 seggi;
Per un totale quindi di 500 Deputati.

4 = Divieto di cambio di casacca Un’altra importante modifica da apportare urgentemente deve riguardare la fedeltà elettorale dei candidati e cioè il divieto di un eletto al Parlamento di poter lasciare il suo partito o raggruppamento politico per passare ad un altro partito o raggruppamento politico.
Pertanto, qualora un Deputato, o Senatore, non si riconosca più nel partito-raggruppamento in cui è stato eletto deve dimettersi o essere destituito (se si è incollato al seggio) per cui non ci sarà più la compravendita dei parlamentari.
Il dimissionario non matura alcun diritto per la carica rivestita ma avrà diritto esclusivamente al compenso temporale (stipendio, rimborso, benefit, ecc.) per il periodo dell’incarico ricoperto. Il dimissionario, o destituito, sarà sostituito dal 1° escluso dei candidati dello stesso partito e sarà un Parlamentare a tutti gli effetti meno, ovviamente, che a quelli economici legati al periodo temporale già riconosciuti al predecessore.

5 = Modifiche dei regolamenti del Parlamento Premesso che vanno differenziati i compiti delle 2 camere lasciando a quella dei Deputati la prerogativa di legiferare e al Senato quelli di competenza delle Regioni, di cui parlerò a parte, vanno radicalmente modificati e riformati i regolamenti della Camera.
5.1 = Innanzitutto il Governo deve essere messo in condizione di governare per cui le sue proposte di legge e i suoi Decreti non possono essere mai oggetto di ostruzionismo trascinando la discussione parlamentare all’infinito. Quindi le opposizioni hanno la possibilità di far intervenire nella discussione un solo rappresentante per partito-raggruppamento e gli eventuali emendamenti devono essere inseriti in una propria proposta di legge che sarà votata in alternativa a quella del governo.
5.2 = Ai fini della presenza per le votazioni alla Camera, i rappresentanti del Governo impegnati nell’espletamento delle proprie funzioni o all’estero per ragioni istituzionali, sono da considerarsi presenti e votanti a favore del Governo, salvo esplicita dichiarazione contraria.
5.3 = Le votazioni parlamentari saranno tutte palesi per cui non ci saranno più franchi tiratori e coloro che si dissociano dal proprio partito (sia della maggioranza e sia dell’opposizione) seguiranno la sorte dei dissenzienti di cui al punto 1.3. E’ consentita però l’astensione per esprimere un dissenso occasionale ma che non rinnega né il programma e né la fedeltà all’organizzazione di appartenenza.

6 = Carta Costituzionale Istituzione della Corte Suprema Popolare con funzione di Tribunale Popolare con giurisdizione su tutto e su tutti, composta da un campione (segreto) della società italiana rappresentato da una trentina di cittadini italiani con la fedina penale immacolata, a cui possano rivolgersi Enti Istituzionali, Enti pubblici e privati, Organizzazioni pubbliche e private ma riconosciute e certificate dall’Ordinamento Legislativo (o Governativo o Giudiziario o Amministrativo) ed è convocata, anche di propria iniziativa, dal Presidente della Repubblica con bando pubblico ma in forma anonima in quanto i componenti, tutti segreti, sono noti solo al Presidente con pseudonimi loro assegnati elettronicamente e casualmente al momento della selezione.

Le sedi della C.S.P. saranno diverse: una centrale con sede a Roma per casi di interesse internazionale e una in ogni sede di Regione per casi di interesse nazionale e locale. Ovviamente queste sono esemplificazioni ma l’organizzazione e il funzionamento devono essere approfonditi allo scopo di avere membri sicuramente onesti e rappresentanti della Società Reale i cui nomi devono essere rigorosamente segreti.

Ai membri “laici” diventati Giudici Popolari per caso, si aggiungeranno un Avvocato dello stato, un Giudice togato, un Parlamentare e un Dirigente dello Stato, anch’essi segreti, che avranno solo compito consultivo perché la C.S.P. non incorra in errori di diritto. Si deve ovviamente elaborare un regolamento di procedura e di formazione del giudizio mentre il braccio esecutivo ed organizzativo sarà affidato al Presidente della Repubblica con poteri assoluti per l’applicazione e il rispetto delle sentenze della C.S.P.

Quanto sopra è solo l’inizio ma altre importanti riforme devono essere realizzate (Politica e suo costo, Giustizia, Albi e Ordini Professionali, Gestione dei servizi pubblici, Fisco, Patrimoniale sui grandi patrimoni, Riduzione drastica del debito pubblico con la dismissione di beni dello stato non funzionali e di scarso valore artistico e culturale e tante e tante altre)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario