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Borsa record, industria sempre più in basso

Piazza Affari supera Francoforte

Boom per gli scambi. I fondi stranieri la fanno da padroni. Intanto le imprese annaspano

di Alessandro D'Amato - 13 dicembre 2005

La Borsa Made in Italy va alla grande. Questi i risultati dell’ultimo rapporto presentato da Borsa Italiana, che organizza e gestisce il mercato azionario italiano attraverso intermediari nazionali ed internazionali e i cui azionisti sono le stesse società emittenti e gli intermediari nazionali e internazionali, tra i quali i principali istituti bancari.

Un anno di boom per gli scambi sul circuito telematico milanese: nel dettaglio, nei primi undici mesi di attività sono state scambiate azioni per un valore complessivo di 885,6 miliardi, ad un ritmo quotidiano medio di oltre 185 mila contratti. Chi scambia in Italia? E’ questa, sempre di più, la notizia nella notizia: per il 40% si tratta di contrattazione effettuate da operatori stranieri. Gli scambi medi giornalieri sono stati pari a 3,77 miliardi: Milano, da questo indicatore, è riuscita a superare la ben più famosa Borsa di Francoforte, anche grazie al contributo determinante di investitori esteri e road show internazionali che, secondo l’amministratore delegato di Borsa Italiana, Massimo Capuano, “hanno consentito di aumentare l’interesse dei grandi investitori.

E c’è anche un altro dato che dimostra la generale salute dei mercati azionari italiani: per i fondi europei di private equity esteri l’Italia è il paese dove è più redditizio investire dopo Francia e Gran Bretagna. Un business che nel 2004 si è avvicinato ai 40 miliardi di euro (più del 2,5% del Pil italiano), e che ha tra i protagonisti i gestori che lavorano su un orizzonte continentale come Bc Partners, Per mira e Carlyle: rilevano aziende, intervengono nelle politiche gestionali e spesso rivendono il tutto nel giro di pochi anni realizzando guadagni in conto capitale. La prossima preda, secondo i rumors finanziari, dovrebbe essere la Galbani, mentre su Fastweb ci sarebbe già in atto un beauty contest per selezionare il vincitore da una rosa di gestori. Tra le operazioni già effettuate, la più spettacolare è stata quella della Weather Investments di Sawiris su Wind, oltre a quelle di VCP su Fiorucci e Cerberus su Fila.

Dietro questi veicoli finanziari ci sono fondi pensione, banche, assicurazioni, fondazioni: tutti investitori istituzionali che prendono capitali da contributi previdenziali, donazioni e patrimoni da investire. E che, in qualche caso, decidono anche di prendere il comando delle aziende che vedono malvestite. Spesso con risultati, almeno oltreoceano, di alto livello.

Tutto questo proprio nel momento in cui l’industria italiana si trova in grande difficoltà: la produzione industriale cala, il pil aumenta a ritmi lentissimi (l’ultima stima: 0,3% rispetto al trimestre precedente e 0,1% nei confronti del terzo trimestre del 2004). E con confronti imbarazzanti rispetto agli altri paesi: nel terzo trimestre, il Pil è aumentato dello 0,9% negli Stati Uniti, dello 0,7% in Francia, dello 0,6% in Germania e dello 0,4% nel Regno Unito e Giappone. In termini tendenziali, la crescita è stata del 3,6% negli Stati Uniti, del 2,9% in Giappone, dell’1,8% in Francia, dell"1,7% nel Regno Unito e dell’1,4% in Germania. Nel complesso, i paesi dell’area euro sono cresciuti dello 0,6% in termini congiunturali e dell’1,6% in termini tendenziali.

Il capitalismo italiano appare quindi ancora in una difficoltà storica: non è in grado di avere ritorni sul capitale soddisfacenti e si trova sotto l’attacco di investitori esteri che invece continuano a giudicare le aziende come redditizie ma, evidentemente, mal gestite. L’imprenditoria italiana si ritrae sempre più su se stessa, alla ricerca dell’”affarone” da rentiers, e continua a non investire nell’azienda pagando il tutto in termini di crescita e di perdita di quote di mercato. In tutto questo, chi invece, come gli investitori stranieri, ha l’occhio lungo, è vincente. E si porta via, un poco alla volta, i pezzi più pregiati della produzione italiana.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario