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L’obiettivo: un milione di pezzi entro 7 anni

Piaggio in Cina, grande occasione

Il Celeste Impero non è solo una minaccia, ma anche un immenso mercato

di Lucio Fava del Piano - 01 luglio 2005

La Cina non è solo una minaccia. Il sistema cinese, con il modello dei consumi e quello economico che sempre più si avvicinano alle realtà occidentali, e tassi di crescita sostenuti in tutti i settori, può infatti rappresentare per le aziende italiane ed europee una colossale opportunità di sviluppo.

Un’azienda che ha capito quali possibilità offra il mercato cinese è Piaggio, che ha recentemente siglato un accordo con l’impresa locale Zongshen, finalizzato alla produzione dello scooter Shunv, un cinquanta derivato dallo Zip e destinato unicamente ai mercati asiatici.

L’obiettivo è ambizioso, arrivare a una produzione di un milione di pezzi entro 5-7 anni. Per avere una misura del salto che questa produzione consentirebbe alla casa di Pontedera, bisogna considerare che oggi il gruppo guidato da Roberto Colaninno, con i marchi Piaggio, Aprilia e Guzzi, produce circa 600 mila veicoli l’anno.

Il presidente del gruppo italiano ha mostrato ovviamente entusiasmo per l’accordo, e per le possibilità offerte dal mercato del paese asiatico. E ha criticato chi vede nella Cina unicamente una minaccia, uomini politici in testa: “Pensare di difendere l’economia – ha dichiarato Colaninno – con i dazi e le alchimie provinciali tipiche della nostra politica è profondamente sbagliato, perché in questo modo saremmo fuori da questa grande opportunità”.

Quanto alle condizioni per il successo dell’operazione, ancora Colaninno le ha individuate nella capacità di mantenere una buona relazione con il partner locale e nella possibilità di inviare uomini dall’Italia.

Sullo sfondo resta la situazione di un mercato che già oggi vale circa 17 milioni di pezzi, circa 10 volte quello europeo, e che cresce con tassi compresi tra il 10 e il 15 per cento l’anno. Numeri che fanno collocare già nel 2006 i raggiungimento del break even point per la produzione italo-cinese.

L’insistenza di Colaninno sull’importanza della partnership con Zongshen porta a una riflessione di carattere più generale su quello che può essere un modello vincente per le aziende italiane che intendano operare in Cina.

Un modello che prevede capitali misti, mano d’pera e conoscenza del mercato fornite da imprenditori locali, know how e tecnologia portate dal partner italiano. Il tutto per ottenere una produzione specificamente disegnata per il mercato cinese e asiatico, che non vada dunque a “interferire” con le dinamiche dei mercati europei.

Un modello che certamente richiede capacità di innovazione e di adattamento a mercati non tradizionali, ma che potrebbe trasformare la Cina da grande minaccia a grande occasione.

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