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La crisi morde. E’ bene rispondere subito

Più interventi “audaci, rapidi, coraggiosi”

Per una riforma del sistema finanziario internazionale rafforziamo il ruolo del FSF

di Angelo De Mattia - 22 gennaio 2009

Al vigore del discorso del nuovo Presidente Usa che contro la crisi annuncia interventi nell’economia audaci, rapidi, coraggiosi e, indicando il ruolo che dovrà avere l’America nel mondo, compie, in effetti, il primo importante atto per l’avvio di una governance globale, ieri hanno fatto da contraltare – si licet parva componere magnis – le dichiarazioni di Trichet davanti al Parlamento europeo. Il Presidente della Bce ha detto che l’elezione di Obama e l’insediamento della nuova amministrazione costituiscono un evento “molto, molto importante” e che con il nuovo Governo la Bce si ripropone di avere una relazione la più stretta possibile.

Sottolineata l’eccezionale incertezza di questa fase, ma aprendosi alla speranza per l’effetto congiunto che potranno avere la bassa inflazione e le misure adottate a livello nazionale, Trichet, con una particolare enfasi, ha affermato che per contrastare la inaccettabile fragilità del sistema finanziario, la strada giusta da percorrere è quella indicata dal Financial Stability Forum (FSF) – presieduto da Mario Draghi - il cui ruolo va rafforzato. Il Presidente della Bce motiva questo assunto, affermando che si tratta di un organismo del quale fanno parte tutti i soggetti che hanno influenza sui mercati finanziari e sono dotati di indipendenza dalla sfera politica. Aggiunge, poi, Trichet, che per la riforma del sistema finanziario internazionale un passaggio chiave è dato proprio dal potenziamento (e dall’eventuale allargamento) del FSF.

Una valorizzazione di tale Fondo con considerazioni del tipo riportato non era stata mai finora prospettata. Sarebbe molto interessante sapere quel che ne pensa il Ministro dell’Economia, che nei confronti dell’FSF non ha mancato, in passato, di rivolgere critiche. Che, però, sono risultate, a volte, severe, a volte, pittoresche, ma non anche adeguatamente motivate. O, meglio, argomentate con la tesi della supremazia delle istituzioni della politica, alle quali soltanto spetta la produzione normativa: il che non è messo in dubbio, per la verità, da nessuno.

Quella dell’FSF è un’attività di elaborazione e di proposta che potrà essere, o non essere, recepita dai governi e dai parlamenti. E tuttavia, finora, essa si è dimostrata insostituibile, pur senza conseguire, almeno per il momento, gli effetti sperati. Allora, sono da considerare, semmai, negative le reazioni agnostiche o disinteressate che si sono sottratte alla valutazione del merito delle elaborazioni e delle raccomandazioni proposte dall’FSF, e, quindi, non si sono neppure poste il problema di un loro recepimento, laddove necessario, con strumenti legislativi.

Se si deve assumere l’obiettivo di un nuovo ordine monetario internazionale, se occorre dare vita a una nuova Bretton Woods, come autorevolmente ha sottolineato anche Carlo Azeglio Ciampi in un articolo pubblicato ieri da un quotidiano romano, allora il ruolo tecnico del FSF - mentre si spera che possa progredire la riforma, innanzitutto, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale - è fondamentale. Non si tratta di accogliere in blocco i risultati dei suoi lavori, ma, all’opposto, di discuterne approfonditamente i contenuti, in una situazione nella quale gli apporti delle conoscenze sono fondamentali. Se siamo “in terra incognita”, come va ripetendo il Ministro Tremonti, perchè si dovrebbe disperdere un importante contributo per far luce sulle difficili condizioni con le quali ci confrontiamo? La riscrittura delle regole del credito e della finanza – che con il discorso di Obama è diventato l’impegno esplicito della nuova amministrazione, quando ha affermato la necessità di instaurare un’adeguata supervisione del mercato – non può non comportare una preliminare disamina tecnica.

Dunque, sarebbe necessario rendere ancor più serrato il lavoro del Fondo e proiettarlo verso l’inquadramento dei suoi compiti nel nuovo assetto, che si dovrà progettare, della governance monetaria mondiale. Trichet ha fatto bene a sottolineare quest’esigenza. Così come ha fatto bene a mettere in chiaro che è pronto ad accogliere l’ampliamento del mandato della Bce sul fronte della vigilanza bancaria. Da tempo, una siffatta tesi è stata sostenuta su queste colonne, sottolineando che all’uopo potrebbe essere attivata la sia pur complessa procedura prevista dall’art.105, par.6 del Trattato CE.

Il Presidente Trichet ha pienamente ragione quando afferma che non vi è affatto contraddizione tra tutela della stabilità dei prezzi, propria di una banca centrale, e maggiore attenzione alla stabilità finanziaria. E con ciò risponde appropriatamente alle elucubrazioni – che di tanto in tanto ricompaiono – sul presunto conflitto d’interesse tra le due funzioni (politica monetaria e vigilanza). Tutto sorge da una deleteria concezione della vigilanza creditizia e finanziaria, che ha preso piede negli ultimi tempi, secondo la quale questa sarebbe una funzione propria di una Authority: il che non è affatto.

Ma, se la linea da seguire è quella dell’attribuzione alla Bce di compiti di controllo, allora è opportuno agire rapidamente. Attendere i previsti tempi di lavoro di un apposito comitato non sarebbe la scelta più appropriata. La crisi morde. E’ bene rispondere con immediatezza. Del resto, l’attribuzione di questi poteri all’Istituto di Francoforte non escluderebbe neppure un disegno di più ampio respiro, proiettato più in avanti nel tempo, che preveda modifiche nell’allocazione dei compiti di vigilanza. Revisione degli organi e delle regole globali e riforma della vigilanza europea sono impegni strettamente correlati, al cui assolvimento occorrerebbe provvedere di conserva e tempestivamente.

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