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WiFi e WiMax: un capitolo “ecologico”?

Più banda che larga

Il mercato delle reti non va acriticamente osannato, ma conosciuto e regolato

di Davide Giacalone - 29 febbraio 2008

Non so se Veltroni riuscirà a far migliorare la qualità della vita degli italiani, ma ha già migliorato quella di una mia giornata, facendomi leggere “solo” 17 pagine di programma, al posto delle 281 di Prodi. Grazie. Se, poi, si tolgono le apodittiche richieste di felicità collettiva, così come gli indirizzi privi di camminamento, quel che resta potrebbe essere spedito agli elettori via sms. La sintesi è una gran bella cosa, ma anche un po’ di coerenza non guasta. Non so perché la diffusione della rete a banda larga (capace di trasmettere voce, dati ed immagini ad alta velocità, quindi utile per i collegamenti internet) sia finita nel capitolo ecologia. Di sicuro l’ambiente politico sarebbe migliore se ciascuno fosse chiamato a rispondere dei propri errori.

Il programma veltroniano sostiene, giustamente, che tutti avrebbero diritto ad accedervi, con particolare riferimento alle reti senza fili (WiFi e WiMax). Ben detto! Ma è l’esatto contrario di quel che voleva fare Prodi con la società pubblica delle reti, tanto sostenuta dal pensiero di Rovati e certo non osteggiata dal silenzio di Veltroni. Anzi, il fatto che si paragoni la rete di telecomunicazioni a quelle di luce ed acqua fa pensare che si vogliano salvare capra e cavoli, con il risultato di mandare le capre al governo e mangiare i cavoli a merenda. Il mercato non va acriticamente osannato, ma conosciuto, regolato e controllato, altrimenti della banda larga resta solo la banda.

Gli ex monopolisti, in tutta Europa, hanno un gran potere nel e sul mercato, da noi la situazione è peggiore. La concorrenza fa bene a qualità e prezzo dei servizi, ma per farla partire occorre togliere protezioni alla vecchia rete e metterla in competizione con le nuove. Sulle reti devono gareggiare i fornitori di contenuti e servizi. Tutto questo ce lo si scorda se si fa la società alla Rovati-Prodi, semmai si deve andare in direzione opposta, come chiede la commissione europea. Veltroni dovrebbe dire da che parte sta, perché è vero, come ha detto, che lui non è Prodi e il Pd non è l’Unione, ma Prodi ne è il presidente ed è anche il governante che gli tocca festeggiare. Non è facile tenersi in equilibrio fra Obama e Totti, ma palleggiare nel vuoto come il primo e scrivere il programma come il secondo non è una bella soluzione.

Pubblicato su Libero di venerdì 29 febbraio

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