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La Politica di cui ha bisogno l’Italia

Perché un’Assemblea Costituente

Responsabilità e chiarezza per guidare cittadini attivi. Questo il ruolo della Politica

di Antonio Gesualdi - 15 marzo 2007

In politica dire tutto e il contrario di tutto è diventato un programma. Gli esperti come Kirchheimer o Panebianco, con più tatto, parlano di "partiti pigliatutto" o di "partiti professionali-elettorali", ma dire tutto e il contrario di tutto ha soltanto lo scopo di vincere le elezioni, non di governare. E dire di essere "né di destra, né di sinistra" è più o meno la stessa cosa come insegna Bayrou, in Francia. I due "candidati del vuoto", Sarkozy e Royal, hanno puntato la propria candidatura proprio sul "dire tutto e il contrario di tutto" per accontentare tutti. Ci sono riusciti, ma adesso sono in stallo o in caduta libera. Ma anche l"outsider Bayrou, quando insiste sul "tutti assieme appassionatamente" finisce per fare lo stesso gioco: tentare di accontentare tutti. Ma solo per vincere. E che si fa dopo aver vinto, in Politica? L"Italia insegna: non si governa.

La Politica non è uno sport dove il risultato è vincere. La Politica è conflittualità, non fine a se stessa, certo, ma impostata sul contrasto permanente degli interessi e, soprattutto, delle visioni del futuro. Oggi le oligarchie nazionali tendono a governare manipolando l"opinione pubblica (ma la vicenda Berlusconi dovrebbe aver dimostrato che non basta avere il controllo dei mezzi di comunicazione!) attraverso i media e il sondaggismo. E dunque si parla sempre più spesso di un elettore "volatile", fragile, frammentato e persino "antropologico" evasore fiscale, eccetera eccetera. Ma questo è più un desiderio che la realtà. L"elettorato è, invece, molto competente e i dati reali delle elezioni nei Paesi europei, Italia compresa, lo dimostrano.

L"oligarchismo ha bisogno di infantilizzare l"elettore, rappresentandolo volubile e sciocco, e paga coloro che per professione ne sottostimano la competenza per continuare ad avere l"illusione di poter accedere al Governo attraverso strade più facili di quelle della conflittualità Politica. Troppo comodo. La Politica è un discorso per il compromesso permanente tra concittadini non un sistema per la dissoluzione delle credenze collettive. La Politica è una questione seria che attiene alla vita quotidiana, agli affetti, al lavoro, di ogni persona. Dunque non si alimenta di gargarismi quotidiani o di salotto, ma ha bisogno di parole chiare e di luoghi appropriati. "Il tutto e il contrario di tutto" che passa attraverso l"iperindividualizzazione dei soggetti politici, la fine del militantismo, e i partiti che diventano piuttosto dei fans-club finiscono per distruggere quegli stessi oligarchi che pensano di gabbare l"elettore.

Se c"è qualcuno, oggi in Francia, che sta perdendo consensi, sono gli stessi che - fino ad oggi - hanno fondato la propria candidatura sul sondaggismo. A mano a mano che ci si avvicina alla data - vera - delle elezioni (è accaduto anche in Italia, anche in Germania, anche in Spagna) l"elettore competente prende in mano la situazione, analizza tutti i dati di cui dispone fino a quel momento, discerne, valuta, vota, ed esce un risultato che smonta come un uragano tutto il palcoscenico fasullo.

Quell"opinione pubblica che si vuole e si descrive "volatile", "indecisa", "manipolabile", "disorientata", "svincolata dal territorio e attaccata alla televisione", riporta sempre dignità al discorso Politico e rimette tutti gli svolazzanti nell"etere radio-televisivo con i piedi per terra. La Politica, quindi, esige prese di posizioni, chiarificazioni, visioni, progetti, analisi puntuali, serie, verità, idee e programmi precisi. Cuore. Se sei "né, né, né" allora, politicamente, non sei e quindi, giustamente, non governi. Esiziale, per la classe dirigente, non capirlo. Esiziale, oggi, non capire che un"Assemblea costituente è l"unico luogo che c"è rimasto per rimettere in moto la Politica.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario