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Public Policy

Un governo ingrato che scappa dinanzi al referendum

Perché NO

Con questi quesiti torniamo all'archeologia della sinistra: bene pubblico coincide con gestione pubblica

di Umberto Minopoli - 07 giugno 2011

Per ignavia, paura e indifferenza al merito delle questioni, un governo ipocrita scappa, con la coda tra le gambe, dinanzi al referendum. Il referendum dovrebbe essere, secondo le nostre leggi, l"occasione per pronunciarsi, al di la" delle appartenenze e della convinzioni politiche su leggi approvate dal Parlamento esercitando il diritto di sovranita" dei cittadini elettori per modificarle o abolirle.

Un governo dignitoso dovrebbe difendere cio" che ha votato in Parlamento e motivare le ragioni di quei provvedimenti su cui siamo invitati ad esprimerci. Invece no! Quelle leggi che domenica ci chiamano a confermare o abrogare sono diventate, di colpo, senza paternita". Il governo e i partiti che lo compongono si sfilano. Danno liberta" di voto! Come se quelle leggi fossero cadute dal cielo! Come se ce le fossimo trovate tra i piedi senza che nessuno le avesse mai concepite, redatte e approvate.

E" ovvio il motivo di questa condotta del governo: il referendum lo sentono solo come un pronunciamento sul governo PIUTTOSTO che sul merito delle leggi. Del merito, appunto, si puo" fregarsene. Il problema e" solo politico. Qualcuno ricorda al governo la insopportabilita" di questa posizione? Qualcuno ricorda che in un referendum la politica ( di partito, s"intende) non c"entra perche" e" un tipico momento di esercizio della sovranita" popolare senza vincoli di partito o di rappresentanza?

Dovrebbero farlo i promotori del referendum! Essi dovrebbero rivendicare la natura extrapartitica del referendum e difendere il merito dell"iniziativa che essi hanno promosso: abrogare leggi che a loro non piacciono! Ma no! I promotori del referendum fanno il contrario: sostengono che il vero scopo del referendum e" politico!

L"obiettivo e" dare una spallata al governo! e cosi" governo e opposizione convergono a farci dimenticare il merito del referendum per chiamarci a un puro ragionamento di convenienza di partito: gli uni (la maggioranza) sostenendo che delle leggi in questione a loro non frega nulla e votate come volete; gli altri sostenendo che delle leggi in questione a loro non frega niente perche" occorre dare una spallata al governo! Se per fare questo il Pd ( che era apertamente per le liberalizzazioni e la gestione a terzi dell"acqua e dei servizi pubblici e che diceva di essere " contro il piano nucleare del governo" ma non contro il nucleare per posizione " ideologica") si rimangia storia e posizioni sostenute, non importa a nessuno!

Io, ingenuamente, sono contrario al merito del referendum: non voglio che siano cancellate le norme che prevedono l"impossibilita" di liberalizzare la gestione dell"acqua e non voglio che sia cancellata la possibilita" di utilizzo del nucleare! E" legittimo credo, o no? Sono di sinistra. Sono iscritto al Pd. E membro della sua Assemblea Nazionale ( fino a quando ti terranno, diranno alcuni di voi ).

Stupira" molti cio"! Perche" molti a sinistra ragionano cosi": e" di sinistra essere contro il nucleare; e" di sinistra essere per l"acqua comunale! Ecco la regressione cui ci hanno portato. Io, di sinistra e che vorrei Berlusconi a casa, sono pero" contrario alla cancellazione di quelle tre leggi : due sull"acqua e una sul nucleare.

E ragiono cosi": e" lecito per dare un colpo a Berlusconi (che ha gia" detto che se ne freghera") cancellare leggi che, per me, riguardano il futuro del Paese, toccano temi di rilevanza strategica e la cui abrogazione segnerebbe una spaventosa regressione? Berlusconi andra" via tra qualche mese o al massimo tra due anni (a sentire i miei entusiasti compagni di partito).

E" giusto cancellare, allora, cose che ci riguardano per i prossimi 20 anni e piu"? Se passa il referendum sull"acqua il servizio pubblico su essa restera" il carrozzone di partiti che e" oggi o le municipalizzate che conosciamo: aziende pubbliche impedite, per la scarsita" di risorse pubbliche utilizzabili e per i vincoli tariffari, a fare investimenti migliorativi. L"acqua e" un bene pubblico (non dei partiti) che senza investimenti degradera" a un bene pubblico che fa schifo! Bersani lo ha insegnato con le liberalizzazioni.

A cominciare da quella dell"energia ( che e" un bene non meno pubblico dell"acqua). Con questo referendum torniamo all"archeologia della sinistra: bene pubblico coincide con gestione pubblica! E questo sarebbe riformista? Bene pubblico significa che lo stato detta le regole ( prezzi, tariffe, condizioni di accesso al servizio ecc) e terzi che investono e gestiscono in modo piu" efficiente sono ( con gare pubbliche ) gli affidatari.

Dovremmo cancellare questa elementare regola di modernizzazione, che la sinistra ha applicato all"energia, ai trasporti, ai rifiuti e a tanti altri servizi? E tornare alle aziende pubbliche locali lottizzate? No non dobbiamo. Lo stesso sul nucleare. Io non voglio che l"Italia, per altri 25 anni, si precluda la possibilita" di ricorrere ad una tecnologia che io ritengo la meno insicura, la meno inquinante e l"unica alternativa all"uso totalizzante di gas e energie fossili.

Io, dunque, non voglio cancellare le leggi in questione! La politicizzazione dei referendum e la vigliaccheria del governo hanno cancellato le ragioni del si e del no! Le motivazioni sull"acqua e il nucleare possono andare a farsi benedire. E forse per sempre. Questo paese regredisce a staterello mediterraneo con un sistema energetico insostenibile e servizi pubblici degradati. Non mi piace! Io vorrei votare SI al legittimo impedimento e NO su acqua e nucleare.

Ma il No non ha padri ne" madri. Lor signori si sono sfilati: governo, confindustria, soloni dell" efficienza del mercato. E non perche" hanno cambiato idea. No! Ma per puro calcolo politico, per opportunismo e per mancanza di coraggio. E" una classe dirigente imbelle e incurante del futuro. L"unica residua forza di testimonianza del mio NO ( di merito e di persona di sinistra ) e" unirlo a quello di chi si astiene a questo finto referendum ridotto, impropriamente, a una conta politica. Che, per calcoli di partito, accetta di cancellare opportunita" che riguardano il futuro del Paese.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario