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Le polemiche anti-vaticane del 1 maggio

Perché indignarsi del caso Rivera

La sinistra non faccia della festa del lavoro un pubblico ludibrio alle istituzioni

di Alessandra Servidori - 09 maggio 2007

La volgare vicenda consumata il primo maggio sul palco del concerto romano a danno del Papa, è stata liquidata velocemente in modo non meno disdicevole dal Premier Romano Prodi giudicandola “una polemica” ed invitando ad una non meno comprensibile “calma”. Gridare invettive sulla Chiesa cattolica pare essere diventato una normalità in un paese dove le diversità di cultura e di abitudini si trasformano in diritti violenti di cittadinanza.

A nulla è servito il richiamo di Giorgio Napolitano a non lasciare solo il Vescovo Bagnasco, capo della CEI: la politica scorretta che considera la Chiesa un pericolo pubblico, ringhia quotidianamente attraverso gli anticattolici spesso intellettuali deputati ad indottrinare il popolo. Lanciare accuse infondate contro il Papa e la Chiesa è diventata l’ovvietà popolare che si manifesta attraverso le aggressioni dei partiti comunisti e novelli squadristi di Bertinotti e Diliberto,creando una visibile e perdurante saldatura tra la violenza rossa bordeaux e la politica di Palazzo.

Gli attacchi al Santo Padre non sono meno pericolosi delle minacce arrivate poco tempo fa dagli islamici integralisti con promesse di morte ed anzi assumono un significato più sconcertante se scagliati da una piazza romana. Siamo l’unico paese libero e democratico dove i Vescovi viaggiano sotto scorta e dove un ignorante menestrello sale su un palco e lancia invettive contro la Chiesa invitato dai sindacati confederali, aizzando e strumentalizzando una folla di giovani facilmente eccitabili. Stereotipi, banalità ,idiozie ,urletti e dissacrazioni uscite dalla gola di un impresentabile trasteverino ,che ha collezionato nella sua “carriera” ben 27 denunce per disturbo della quiete pubblica e lo racconta ai giovani dal palco con fierezza. E i sindacati che fanno? Proclamano dai palchi in mattinata la lotta al lavoro irregolare, difendono la sicurezza e promuovono nel pomeriggio volgarità e ingiurie. Cattiverie sulla classe operai dei nostri tempi, la classe politica,le soubrette e le veline, oltre alle invettive contro la Chiesa Cattolica sono state le parole d’ordine del ragazzaccio de trastevere, di nome Andrea Rivera, arrivato sul palco del primo maggio non si sa perché,di inesistente talento, debole forza dialettica, personaggio affatto comico di una satira mal riuscita ,pateticamente molesto.

Il primo maggio ci siamo giustamente indignati, come ci ha sollecitato il Presidente della Repubblica Napolitano, di fronte alle morti bianche sui luoghi di lavoro, ma ci indigniamo anche per una unità di misura della coscienza civile di un Paese che permette ai sindacati confederali di organizzare manifestazioni dedicate ai giovani all’insegna dell’arringa contro le istituzioni. Il governo celebra e rivendica a proprio merito i successi nella lotta all’evasione fiscale, sottolinea il miglioramento dei conti pubblici, promette il tesoretto a destra e a sinistra, complici i sindacati confederali di governo, continua a flirtare con una sinistra radicale e statalista che promuove i menestrelli trasgressivi e dissacratori e sostiene senza pudore la voracità di una macchina pubblica,alimentata e super protetta dalla politica, che brucia insieme a risorse anche la dignità e la civiltà del nostro Paese. Eccome se c’è da indignarsi!

Pubblicato su L"Avanti di sabato 5 maggio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario