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Il lancio del nuovo redditometro

Perché il gioco non vale la candela

Quanta superficialità e quanto populismo su un tema così delicato

di Enrico Cisnetto - 11 agosto 2013

Il lancio del “nuovo” redditometro è stato accompagnato dall’ennesima campagna di moralizzazione fiscale nelle località vip delle vacanze. Bene, siamo sempre più agguerriti nella lotta all’evasione, penserà il cittadino onesto. Poi vai a vedere i numeri che riguardano le entrate tributarie erariali, e in particolare gli ultimi – che nello specifico, quelli del semestre gennaio-giugno 2013 – in modo che siano i maggiormente influenzati dalle più recenti politiche fiscali, e scopri che rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente le entrate derivanti dall’attività di accertamento e controllo risultano sì aumentate del 9,9% (ottima percentuale), ma che in valore assoluto si tratta di un incremento di 329 milioni, che porta il totale a 3 miliardi e 655 milioni. Supponendo che il secondo semestre vada ancor meglio, alla fine consuntiveremo, se va bene, 7,5 miliardi con un maggior recupero rispetto al 2012 di 700 milioni.

Considerato che l’evasione viene calcolata in circa 120 miliardi l’anno, il gioco vale la candela? Si dirà: individuare e colpire l’evasione è dovere dell’amministrazione così è dovere del contribuente pagare ciò che deve. E questo anche quando si ritiene, a ragione, che il dovuto sia troppo, in assoluto come in relazione ai servizi che vengono erogati. Lungi da me, quindi, la retorica del fisco onnivoro che giustifica l’evasione. Ma siccome ad ogni azione corrisponde una reazione, è lecito porsi la domanda se ciò che si fa per combattere l’evasione sia efficace, e se lo sia non solo in sé, ma soprattutto per le reazioni che scatena.

In una fase di recessione senza precedenti, cui si somma e si mixa in un rapporto di causa ed effetto a doppia via uno stato d’animo collettivo di sfiducia e rassegnazione, a quanto ammontano i consumi e gli investimenti che questa “pressione” da controlli, psicologica prima ancora che pratica, finisce per bloccare? La misura ovviamente non c’è, ma non è azzardato immaginare che si tratti di cifre ben più grandi dell’evasione recuperata. No, non c’è bisogno di discutere se il redditometro e gli studi di settore siano strumenti che presuppongono che ogni cittadino sia un criminale – io lo penso – o se gli accertamenti si svolgano sovvertendo l’onere della prova. No, basta vedere i numeri e usare il buonsenso. (twitter @ecisnetto)

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario