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Complice anche la paura della globalizzazione

Perché i francesi hanno detto “non”

Non ha futuro un’Europa priva di una vera anima politica

di Società Aperta - 30 maggio 2005

Quando, nell’ottobre scorso, si firmava a Roma la Costituzione europea, quando la cerimonia era solenne e non v’era fanfara che non intonasse la melodia della retorica, abbiamo avvertito, da europeisti, i pericoli di quel testo lungo e circonvoluto, incapace, per sua stessa natura, di affrontare i veri grandi problemi dell’Unione; coglievamo la contraddittorietà del fatto che tutti i governi prendevano impegni il cui rispetto sarebbe dipeso da un iter approvativo lento, incerto, e diverso da Paese a Paese. Ora la frittata è fatta, quel che avvertivamo è divenuta realtà, ed è toccato ai francesi dire il primo “no” a quel testo costituzionale.

Adesso ci sono due cose che non si devono fare. La prima è cedere allo sconforto e smontare una costruzione europea che ha accompagnato la rinascita democratica, dopo il secondo conflitto mondiale. La seconda è far finta di niente, ripetere che si va comunque avanti, senza sapere neppure come. Perché quel che è successo è grave.

I francesi non hanno solo votato contro una Costituzione (scritta da un’assemblea presieduta da un loro ex presidente), ma hanno avuto occasione di dire no prima di altri (toccherà pronunciarsi ad olandesi, polacchi, inglesi, lussemburghesi, danesi, portoghesi, cechi ed irlandesi) ad un’Unione retta da molte strutture burocratiche e priva di una vera anima politica. Un’Unione che non ha politica economica, ma pretende di avere una moneta, che non ha politica estera, ma suppone di potere sedere all’Onu. E’ da questi guasti che si deve ricominciare, ripartire, puntando a costruire i veri Stati Uniti d'Europa.

Parte dei francesi ha anche votato contro la mondializzazione, l’apertura del mercato, l’immigrazione, insomma hanno votato a favore di un mondo andato e non più difendibile. Hanno, in questo caso, votato più con la paura che con la ragione.

Il conto deve essere presentato al loro governo ed al loro presidente della Repubblica, ed hanno diritto di presentarlo gli elettori di quel Paese, come anche i cittadini dell’Unione. I governanti francesi hanno preteso di tenere al guinzaglio l’Europa, consolidando un rapporto privilegiato con i tedeschi ed apertamente sfidando gli inglesi (per nostra fortuna, sui temi rilevanti della politica estera, l’Italia si è schierata con questi ultimi). Ora sono stati sconfitti, l’Europa che essi hanno voluto è stata bocciata. Se decidessero di restare al loro posto, se non dessero seguito all’evidenza politica di questo voto, sarebbe l’ulteriore dimostrazione che non è produttivo tenere assieme l’Europa dei governi, senza costruire quella dei cittadini.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario