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Termomeccanica e non solo

Perché dovremo brindare al salvataggio della Tosi

Finmeccanica, vendendo Ansaldo Energia al Fondo Strategico di Cdp, ha creato le premesse per un grande polo produttivo italiano dell’elettromeccanica

di Enrico Cisnetto - 11 ottobre 2013

Fino a ieri sarebbe stato solo il salvataggio di un marchio storico della manifattura italiana come la Franco Tosi di Legnano. Ma ora, se dalla procedura di amministrazione straordinaria, che ha scongiurato il fallimento della società una volta del gruppo Pesenti e ultimamente posseduta dall’indiana Gammon, verrà il via libera all’offerta dell’italiana Termomeccanica – a fronte di altre tre manifestazioni d’interesse, due di società indiane (tra cui Patel Engineering) e una degli Emirati Arabi – e si formerà un gruppo nazionale di elettromeccanica, allora assisteremo a qualcosa di più di un semplice salvataggio.

Perché nel frattempo è successo che Finmeccanica anzichè cedere alle pressioni della coreana Doosan ha venduto Ansaldo Energia al Fondo Strategico di Cdp, mettendo le premesse per creare un grande polo produttivo italiano dell’elettromeccanica, nel quale Termomeccanica più Tosi sarebbero naturalmente collocati. Insomma, una filiera in un settore strategico, capace di cogliere la crescita esponenziale dei consumi di energia elettrica in atto a livello mondiale e ritagliarsi uno spazio in una partita che vede impegnati player di statura globale.

Ecco perché sarebbe importante che la società spezzina – da 15 anni nelle mani di un manager straordinario come Enzo Papi, che con il 33% la controlla insieme a Banca Intesa (35%), e il cui capitale è aperto anche a Carispe (Credit Agricole), ai manager (5%), ai dipendenti (6%) e a piccoli azionisti locali – riuscisse a battere la concorrenza straniera nella corsa alla Tosi. Certo, Termomeccanica con 200 milioni di fatturato e 900 dipendenti è molto più piccola dei concorrenti indiani, ma oltre ad avere le carte in regola dal punto di vista industriale, è solida finanziariamente.

Ogni anno garantisce utili per oltre 10 milioni, ha un patrimonio di 105 milioni e un debito di 25. Non è un colosso, ma gode di fondamentali buoni. Ma, soprattutto, è italiana e può ulteriormente aggregare nella filiera. Speriamo che qualcuno abbia capito che è ora di tornare a fare politica industriale, per evitare di piangere sul latte versato delle aziende che gli stranieri comprano per un tozzo di pane. (twitter @ecisnetto)

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