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Quando le immagini superano le parole

Per un sopracciglio in piu'

I soprassalti di un orgoglio nazionale mal riposto

di Elio Di Caprio - 26 ottobre 2011

L’aria di compatimento e di sufficienza dei leaders europei nei confronti dell’Italia ha scatenato un mezzo putiferio e il solito riflesso condizionato di difesa della dignità nazionale, con o senza Berlusconi. Eppure il florilegio di epiteti che vengono indirizzati in Italia al nostro presidente del Consiglio - da “stupratore della democrazia” a non detenuto in attesa di giudizio che si salva solo perché capo del Governo- non fa scandalo o impressione.

Ci si assuefa senza volerlo alle espressioni più crude e volgari e non c’è che da scegliere tra le tante dolci espressioni che nel teatrino italiano sono state rivolte a Silvio Berlusconi negli ultimi tre anni. Il partito di Di Pietro è stato l’imbattibile alfiere di una battaglia propagandistica ad personam grazie alla quale – c’è da scommettere - ha aumentato i suoi consensi su base nazionale fino al 9% delle intenzioni di voto stando alle ultime rilevazioni, la stessa quota di consenso che riscuote attualmente la Lega di Umberto Bossi che è sulla scena politica nazionale da più di venti anni.

E’ più conveniente in questo momento stare all’opposizione o al governo per mietere successi in un’Italia sfibrata che non trova alternativa tra l’arroganza del potere e l’assenza di un contropotere coeso e responsabile?

Certo i mass media stranieri non sono obbligati a infilarsi nei nostri bizantinismi e poco capirebbero se si ingarbugliassero nelle diatribe interne o prendessero spunti dai tanti talk show inconcludenti che infestano la nostra televisione, difficilmente riuscirebbero comunque a trovare il filo di una dialettica minimamente costruttiva che faccia capire quali sono gli obiettivi delle forze in campo, cosa vogliono veramente i partiti di maggioranza e cosa propongono i partiti di opposizione in una situazione economica che sta diventando sempre più scabrosa.

Lega e sindacati sono sulla stessa barricata a proposito delle pensioni, mentre il PDL a nome del governo è costretto ad inginocchiarsi alle richieste della BCE?

Nella “civiltà” dell’immagine contano pure e talvolta di più le rappresentazioni che la realtà, gli atteggiamenti e le smorfie, le cose non dette che si vorrebbero e non si possono dire, ma anche ciò che volutamente si dice per ottenere l’effetto propagandistico d’immagine desiderato.

Ne sa qualcosa il nostro Presidente del Consiglio artefice e vittima delle tante super esposizioni mediatiche all’interno e all’estero che vorrebbero comprovare la sua indomita tenacia di combattente pronto a restare in sella e a combattere contro le infondate maldicenze degli avversari politici.

Il cortile di casa è stato varie volte catapultato da lui stesso sullo scenario internazionale –quale altro leader europeo lo farebbe? – fino a perorare più volte la sua causa personale contro la magistratura italiana da pulpiti impensabili come le tribune europee di Bruxelles o utilizzando impropriamente gli incontri ravvicinati e confidenziali con i Grandi della terra.

Meravigliarsi o interrogarsi perchè non si faccia più distinzione tra Berlusconi e l’Italia di Berlusconi eletto dal popolo?
Eppure è bastata un’involontaria e spaesata alzata di sopracciglia di Angela Merkel e di Nikolas Sarkozy sulla credibilità delle promesse di risanamento dell’Italia a determinare un’eccitata reazione di rigetto con un soprassalto di orgoglio nazionale da parte di gran parte delle forze politiche.

Il gioco mediatico ha così preso e coinvolto tutti e persino il Capo dello Stato è costretto a prendere le distanze dalle “offese” all’Italia dopo che da mesi è lui il primo a richiedere invano serietà, coerenza e credibilità all’azione del governo Berlusconi.

Cambiano le cose se le stesse riserve mentali albergano in personaggi pubblici stranieri che rappresentano Paesi come la Francia e soprattutto la Germania che temono di indebolire la propria forza finanziaria a tal punto di non essere più in grado nel prossimo futuro di sostenere gli oneri di aiuto all’Italia? Invece alla retorica ed ai pregiudizi degli altri si risponde con una retorica da orgoglio nazionale ferito.

Nessuno mette conto che anche senza le alzate di sopracciglia una conferenza stampa a due Merkel-Sarkozy che si rappresentano come i veri padroni dell’euro e dell’Europa è già di per sé emblematica della scarsa credibilità politica raggiunta da un Paese come l’Italia che si vanta di essere tra i padri fondatori del consesso europeo.

Il “saggio” Ministro Tremonti che sembrava fino a ieri l’unico personaggio di rilievo e spessore che potesse rappresentare l’Italia nei tanti summit internazionali è messo da parte, è quasi sparito e se non conserva più fiducia all’interno come si pretende che conservi autorevolezza fuori?

E’ più importante Umberto Bossi che fa valere la sua “golden share” di partecipazione al governo per far apparire la Lega più del governo italiano l’interlocutore principale delle autorità europee in tema di entità e modalità dei sacrifici richiesti dall’Europa. Se la Lega non vuole non si toccano dunque le pensioni di anzianità e le riforme necessarie vengono corrette.

Ma davvero si pensa di rimontare la china della credibilità in questo modo, consolandoci nel rammentare agli altri partners europei che siamo sulla stessa barca? Conta la barca, ma in questo momento drammatico contano più che mai i rematori.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario