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Europa

Per un Risorgimento europeo.

Un Risorgimento europeo. Questo il sogno da coltivare, da alimentare, da perseguire. Una nuova epopea che può partire proprio dall’ammaccata Italia

di Angelo Romano - 21 maggio 2012

Con la caduta del muro di Berlino e l"implosione del blocco sovietico, l"importanza dell"Europa, dal punto di vista strategico degli Usa, si è ridotta di molto. Come si sono ridotti l"attenzione ed il sostegno alla politica del vecchio continente. Ciò ha contribuito a rendere possibile una relativa autonomizzazione monetaria attraverso il varo dell"Euro, ma non un"Europa politica che resta, per ora, fuori dalle opzioni permesse agli europei.

Solo così si può ragionevolmente spiegare il lento suicidio collettivo verso cui si è avviata l"Europa.

A parole in tanti si dicono europeisti, favorevoli ad una maggiore coesione politica, alla cessione di quote sempre più ampie di sovranità, ma questo puntualmente non accade, nonostante l"interesse oggettivo dei popoli europei a non essere stritolati dalla morsa globale costituita dalla convergenza tra economie emergenti o emerse da poco, cui si delegano le manifatture, economie postindustriali che prosperano sul know-how e l"innovazione, sulla produzione per la produzione nei settori avanzati e sulla finanza, economie di territorio o di materie prime, come ad esempio l"Argentina, che si è ripresa da una crisi acuta producendo soia per la Cina, o i Paesi Opec, il Brasile, il Sudafrica, la Russia, finché durano le loro risorse.

Sempre a parole si è invocata una Costituzione europea, ma non si è riusciti a farla, si invocano gli Eurobond, ma non si realizzano, si è ipotizzata un"agenzia di rating finalmente europea, ma non si è fatta, si è parlato di esercito europeo, ma non si è andati oltre un blando coordinamento delle forze di polizia, si è fatto il Parlamento europeo, ma non conta niente.

In luogo di un"Europa dei popoli si è realizzata una mostruosa torre di Babele con oltre 20 lingue ufficiali retta da tecnocrati col vizio dell"iper-regolamentazione ispirata dai lobbysti. Si sono fatte due sedi del Parlamento che costringono a transumanze bisettimanali da Bruxelles a Strasburgo e viversa parlamentari e staff. Si è compiuto un frettoloso allargamento che ha avuto il solo effetto di diluire la coesione politica dei Paesi fondatori che, invece, avrebbero dovuto e potuto costituire il primo nucleo di unità politica intorno al quale aggregare gli altri. E si pensa di allargare ancora, senza che allargare significhi rafforzare. Chi alimenta il mostro, chi lo vuole, a chi giova?

Nel frattempo il solco si allarga, gli scenari planetari mutano sempre più profondamente, l"attenzione di chi decide le sorti del mondo si focalizza sulle sterminate masse di nuovi potenziali consumatori e il futuro europeo si fa sempre più nebuloso ed oscuro. Ed arrivano già le prime scudisciate sulle schiene di popoli inermi e incolpevoli chiamati a pagare i costi di una crisi non creata da loro. Ma è solo la prima "rata", le altre arriveranno quando una certa idea di democrazia sarà stata interamente esportata.

Su questo orizzonte viene schiacciato senza pietà, chi è più debole, imbelle, inerte, non coeso. Ed è la condizione attuale dell"Europa.

E" giunto il momento di puntare tutto sull"Europa dei popoli, su un"Europa che si faccia maturamente nazione, prima che sia irrimediabilmente tardi. Costi quel che costi.

Una nazione nuova quale il mondo non ha mai visto, un crogiuolo di popoli che trovi la sua spinta propulsiva nell rispetto delle diversità, nella capitalizzazione delle differenze, ma che faccia leva sulla storia comune, sulla similitudine di radici, sull’identica matrice di storia e cultura.

Uno stato confederato che si regga sui pilastri del merito, della giustizia, della legalità, della solidarietà e della compassione e che sappia, all’occorrenza, imporre il rispetto delle regole che si è dato in maniera democratica e partecipata e che possa e voglia competere, su regole equanimi e su basi di reciprocità, con gli altri attori planetari.

Un’entità pacifica e forte che sappia e voglia riportare al centro della storia il vecchio continente, che sappia e voglia riscattarlo dagli errori commessi, dal sangue versato, dalle ottuse brame di supremazia di un popolo ai danni di altri, dalle brame espansive e fratricide che hanno determinato la condizione di sudditanza in cui versa.

Una nuova istituzione in grado di declinare nuove forme di democrazia: più partecipate, meno condizionate dai poteri più meno forti ed occulti, meno attente alla difesa di privilegi etnici, di censo o di casta, più inclini alla cooperazione, alla sostenibilità, alla tutela dell’ambiente e del territorio, alle ragioni delle future generazioni, meno sensibili alle ragioni del consumo e dello sviluppo del Pil ad ogni costo, più trasparenti, con alti tassi di verità e meno segreti, anche di stato.

Un’Europa dei cittadini e dei popoli, capace di difendersi se attaccata, di essere autorevole per aver messo a frutto le sue intelligenze, la sua ricerca, le sue innovazioni, la sua cultura e la sua storia, per essere stata capace di concepire e praticare un nuovo modello di sviluppo per poi offrirlo come esempio al mondo.

Un Risorgimento europeo. Questo il sogno da coltivare, da alimentare, da perseguire. Una nuova epopea che può partire proprio dall’ammaccata Italia che ha conosciuto una fase risorgimentale con le sue luci ed ombre e che per questo è in grado di rilanciare.

Altro che "Polo della nazione", ci vuole il "Polo per l"Europa", il nucleo di un primo movimento reticolare a respiro continentale, un movimento che parli con verità alle persone ed ai popoli, cui possa aderire qualunque cittadino dell"Unione.

Solo in un compiuto disegno su scala continentale sarà possibile dare risposta soddisfacente ai problemi delle singole nazioni, alle ansie di cambiamento e di riforma che oggi serpeggiano copiose senza canalizzazione alcuna, un disegno capace di offrire un orizzonte desiderabile agli europei ed una prospettiva di libertà e di nuova prosperità all"Europa.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario