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Public Policy

La vox di magistrati, giornalisti e ministri

Per qualche coriandolo in più

Nasce il partito democratico. Ma chi fermerà la frammentazione che avanza?

di Elio Di Caprio - 10 ottobre 2007

L"Italia a coriandoli, descritta dal sociologo Giuseppe De Rita per spiegare le infinite spinte contrapposte che rendono ingovernabile il Paese, sta diventando a poco a poco un"Italia carnevalesca e neanche tanto allegra dove ognuno si alza la mattina per dire quello che gli passa per la testa con la speranza che i mass media stiano al gioco (ciò che immancabilmente succede) ed amplifichino le esternazioni dei vari personaggi alla ribalta -siano essi esponenti di partito, sindacalisti, giornalisti, ora persino magistrati e ministri “tecnici” - per farne oggetto di surreali dibattiti e suggestive interpretazioni. Da una parte c"è l"ammiccante invito-spot di Walter Veltroni alla consorte di Berlusconi ad entrare nell"accogliente partito democratico, tanto per sparigliare le carte ( ma senza riuscirci) e vedere l"effetto che fa questo ulteriore abbraccio ecumenico sulla già frastornata platea del partito che sta per nascere. Dall"altra assistiamo alle provocazioni “neutrali” di un tecnico prestato alla politica come Padoa Schioppa che profitta della sua posizione di Ministro per disquisire su temi non sempre di sua competenza, dai famosi giovani “bamboccioni” all"improbabile bellezza-soddisfazione che ognuno di noi dovrebbe provare all"atto di pagare le tasse.

Se tutti dicono la loro impunemente perchè non dovrebbe mettersi in corsa anche il lungimirante Padoa Schioppa? Non poteva mancare, buon ultimo, l"ex Ministro Giulio Tremonti che ora consiglia perfidamente al centrosinistra di fare le elezioni subito con l"attuale legge elettorale, il “porcellum” che, avendo determinato un quasi pareggio nelle elezioni precedenti, potrebbe salvare i prossimi perdenti ( il centro sinistra secondo i sondaggi) dal tracollo previsto o quanto meno garantirebbe all"opposizione un robusto bastone da mettere tra le ruote del vincitore delle prossime elezioni. Sempre in nome della democrazia e della sua vivacità. Ma quando ci saranno le prossime elezioni? Nessuno lo sa con un governo che naviga a vista da quando è nato, sotto perpetuo ricatto dei tanti che da un momento all"altro gli possono far mancare l"ossigeno necessario. I partiti sono pronti all"immancabile appuntamento elettorale che verrà e già si agitano per rimarcare la propria identità e nel contempo lanciare ponti e messaggi trasversali all"altra parte. Meglio prepararsi, non si sa mai cosa potrà succedere con il vento dell"anti politica che tira. Nascono così a getto continuo nuove mini aggregazioni di partito, una ogni settimana, alla faccia di quel bipolarismo che tutto ha fatto tranne che mettere assieme le forze politiche attorno ad un denominatore comune e condiviso. In una situazione a dir poco confusa e frastagliata non ci si può meravigliare che gli editti di un comico come Beppe Grillo, che almeno hanno il pregio della chiarezza, si trasformino in oracolo sia quando si scagliano contro i corrotti del Palazzo che quando mettono in guardia contro l"invasione dei rom. A fronte della frammentazione che avanza Grillo è il coriandolone che ci mancava per la sua capacità di unificare emotivamente la protesta a destra come a sinistra. Anzi, al di là delle sue stesse aspettative, è diventato un punto di partenza mobilitante, tanto che grazie a lui è ripreso il bla bla bla ( che tale resterà) sulla riduzione del numero dei parlamentari e dei ministri. Ma è" ormai chiaro che in una situazione così tesa c"è poco da aspettarsi : un qualunque fatto nuovo, fosse pure la sola riduzione dei parlamentari, rischierebbe di compromettere ancor più non solo la stabilità di governo ma l"intera impalcatura del sistema vigente. E" per questo che non se ne farà nulla. L"Italia a coriandoli di De Rita riceve continuo alimento più che da Grillo dai tanti personaggi in cerca d"autore che si accalcano sulla scena per colmare il vuoto di credibilità dell"intera classe politica. Ci sono tanti “coriandolini” sparsi qui e là, dai politici, ai giornalisti, ai magistrati che incitano ed imprecano come se fossero depositari di chissà quale verità.

Dal conduttore televisivo Santoro che con il pretesto di fare le bucce alle caste di potere fa politica egli stesso con il furore contestatorio di un sessantottino al sempre sorprendente Clemente Mastella che, pur di salvarsi dalla gogna mediatica, evoca addirittura il pericolo del terrorismo. Riprende inusitato vigore persino Antonio Di Pietro, rinverdito nella sua veste di giustiziere sull"onda delle proteste grillesche a quindici anni dall"epoca di Mani Pulite. Solo che avendo accettato che la sua formazione politica entrasse a pieno titolo nell"attuale compagine governativa è ben difficile per l"ex giudice prenderne ora le distanze. Per il suo partito come per tanti altri sembra che la cosa più importante non sia quella di fermare la frammentazione in atto ma di non perdere il posto da primo o secondo attore del teatrino e magari prepararsi in tempo a nuove combinazioni di potere. Il resto non conta.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario