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Gli ultimi scampoli della “sfida” Veltroni- Berlusconi

Per qualche cannonata in più

Neanche gli sproloqui di Bossi & co. riescono ad infiammare le elezioni

di Elio Di Caprio - 09 aprile 2008

Mettete dei fiori nei vostri cannoli, quelli offerti da Cuffaro in Sicilia dopo la sentenza quasi assolutoria per contiguità mafiosa o – come invitavano i pacifisti durante la guerra del Vietnam- nei vostri cannoni, l"arma finale e spuntata delle leghe del nord (e ora anche del sud) che vorrebbero prendere a fucilate il potere centrale romano? Meglio prenderla alla leggera. Bossi vorrebbe andare a Roma a stanare la “canaglia romana”e centralista, quelli di sempre che congiurano contro i poteri locali ed ora stampano le schede elettorali in maniera scorretta per non far vincere la Lega e i suoi alleati. Immaginiamo soltanto per un momento che in campagna elettorale a Lione in Francia se la prendano con la “canaglia parigina” o a Barcellona con la canaglia madrilena, o a Monaco con la canaglia berlinese...

Si può dire tutto e il contrario di tutto in questa battaglia elettorale affrettata e senza passione, predeterminata nei toni e negli slogans, che ora sta rapidamente tracimando dall" iniziale fair play tra i partiti maggiori a improbabili furori propagandistici da ultima spiaggia. Bluff di Bossi con i suoi fucili e bluff di Veltroni che gli risponde chiedendo addirittura un giuramento di lealtà alla Costituzione dimenticando che il “parlamento padano” ebbe via libera più di dieci anni fa con gli auspici del governo Dini appoggiato dalla sinistra a ricompensa dello sgambetto fatto dalla Lega al primo governo Berlusconi del" 94. A quell"epoca Scalfaro era a capo dello Stato. Siamo di nuovo alla falsa e secca alternativa “o noi o loro”? Si fa di tutto per convincere con tutti i mezzi leciti- e talvolta illeciti- quello che è diventato il passivo parco-buoi dell"elettorato in procinto di votare i candidati imposti dalle segreterie di partito e dal duopolio PD-PDL.

Se ci fosse più tempo assisteremmo anche all"invio di una nuova lettera di Veronica Lario in Berlusconi per spiegare attraverso i giornali all"opinione pubblica che considerazione ha il coniuge statista dell"universo femminile, se preferisce la donna sdraiata e casalinga- additata dalla convertita anti berlusconiana Daniela Santanchè come la vera icona del vetero Cavaliere- a quella in piedi che fronteggia ad armi pari l"universo maschile. E" la stessa Santanchè che all"atto di fondazione del partito della Destra di Storace aveva accolto con tutti gli onori la visita benedicente di Silvio Berlusconi, assicurandogli lealtà eterna per farlo diventare di nuovo Presidente del Consiglio. Chi se non la “vera” Destra ha nel suo dna i concetti e gli impegni di lealtà ed onore?

Abbiamo visto come è andata a finire, con la magra soddisfazione della Destra di vedere un Gianfranco Fini defilato rispetto alla strabordante presenza di Daniela Santanchè sui mass media. Ma a chi interessa tutto ciò, quali mai consensi in più o in meno si possono ottenere cavalcando nello scontento generale temi da spettacolo o avanspettacolo? Il declino italiano, lo dice l"OCSE, data dal 2001.

Eppure tutto sembra servire per smuovere gli indecisi e solleticarne i lati deboli. Mancano pochi giorni per sparare gli ultimi fuochi di artificio nei tanti messaggi affastellati e di rincorsa che hanno allargato il teatrino italiano da “par condicio” ad innumerevoli raggruppamenti politici di cui non si sapeva finora neppure l"esistenza. Poi verrà la gabbia (forse) del bipartitismo unico tra Veltroni e Berlusconi e tutto sarà più semplice. Almeno così viene promesso. Nessuna fucilata, nessuna cannonata a destra e a sinistra, gruppi parlamentari finalmente coesi che si prendono la responsabilità delle riforme necessarie.

Capitolo nuovo, incoerenze dimenticate, Bassolino finalmente si dimetterà tra un anno da “governatore” della Campania, Berlsuconi riunirà ( se vince) il suo governo a Napoli e subito dopo a Pontida, Veltroni potrà fare i conti da solo con il Cavaliere suo dirimpettaio e mettere così in mostra l"anima riformista del “ma anche” che non esclude un accordo con l"avversario in nome degli interessi generali. Lo sfatto teatrino elettorale di questi giorni si va consumando e presto cederà il passo ad una conduzione seria della cosa pubblica? Sembra ed è un libro dei sogni, lo scetticismo è d"obbligo. Quello che manca drammaticamente è la credibilità degli attori preposti al cambiamento.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario