ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Per la Fiat c'è bisogno del pragmatismo all'inglese

La lezione della vicenda MG Rover

Per la Fiat c'è bisogno del pragmatismo all'inglese

Si è mediato tra gli effetti sociali immediati, ammorbiditi da ammortizzatori, e l’interesse generale di non sprecare denaro pubblico tenendo aperta a tutti i costi l’azienda

di Enrico Cisnetto - 17 aprile 2005

Politica e pragmatismo “all’inglese” per salvare l’auto. L’esito della vicenda della storica casa automobilistica, Mg Rover, dovrebbe stuzzicare l’attenzione di chi si attende una soluzione della crisi Fiat.

Il calvario dell’ultimo grande gruppo inglese potrebbe ripetersi a Torino con effetti ancor più deleteri, a meno che Roma non prenda esempio da Londra.

La Mg Rover di oggi è lo spettro di se stessa, rifiutata persino dai cinesi di Saic, gli ultimi pretendenti. Nel 1994 era già stata acquista dalla Bmw, che l’aveva poi “spacchettata” nel 2000, tenendosi il marchio Mini, cedendo la Land Rover alla Ford e rivendendo il rimanente (i marchi Rover ed Mg) ad una cordata di imprenditori inglesi. Una strada, quella dello spezzatino, che potrebbe imboccare anche la Fiat, vista la quotazione già pronta di Ferrari e le prove tecniche di “polo del lusso” attraverso l’accoppiamento Maserati-Alfa. Nel Lingotto, così, si concentrerebbe la “zavorra” di debiti e dei modelli poco attraenti di Fiat Auto. Un esito per cui non ci sarebbe di che scandalizzarsi. Gli Agnelli, i piccoli azionisti, le banche, il management in questo modo altro non farebbero che seguire le logiche di liquidazione di un’azienda privata in crisi. E che la crisi sia ad un passo dall’irreversibilità lo dimostra anche il minimo storico toccato venerdì a Piazza Affari. Il precedente risaliva al marzo 2003, come dire che due anni non hanno portato miglioramenti. Anzi.

Ma Fiat non è un’azienda privata qualunque: l’auto contribuisce per quasi il 5% del valore aggiunto alla produzione manifatturiera nazionale e dà lavoro a circa il 7% di tutti gli occupati italiani. Ed è per questo che per far coincidere l’interesse del Paese con quello di coloro che sono direttamente coinvolti bisogna scegliere una forma di salvataggio di tipo diverso. E qui il caso Mg Rover può nuovamente tornare utile. Quando la Saic ha rinunciato all’acquisto della società, il governo Blair – l’eroe di tanti di liberisti ultrà nostrani – ha stanziato un pacchetto di aiuti di 220 milioni di euro per i dipendenti Mg Rover. Un prestito tampone, questo, che proverà a salvare i seimila lavoratori di Longbridge.

Ma quello di Londra non va interpretato come un intervento assistenziale – d’altronde lo stesso governo inglese poche settimane prima aveva rifiutato di “finanziare” l’acquisizione dei cinesi – bensì come espressione di un’intelligente politica industriale, figlia di un modello di sviluppo in cui l’auto, come l’intero manifatturiero, non sono così strategici come i servizi finanziari. Il governo laburista, infatti, non è mai intervenuto direttamente nella vicenda Mg Rover. Già nel 2000 non si era opposto alla scelta di Bmw di disfarsi di una società che la stava trascinando sul fondo, e oggi non ne ha imposto l’acquisto a nessuno. Né tanto meno Blair ha intenzione di accollarsi l’azienda con debiti annessi. La vera azione del governo è stata quella di mediare tra gli effetti sociali ed economici immediati, ammorbiditi anche da eccezionali ammortizzatori, e l’interesse generale di non sprecare denaro pubblico nel tenere aperta a tutti i costi l’azienda. Insomma, la dimostrazione della capacità di fare politica industriale senza cedere a stupide diatribe tra gli zeloti dello statalismo e quelli del mercato. Una cosa che in Italia è più difficile persino del salvataggio Fiat.

(www.enricocisnetto.it) Pubblicato sul Messaggero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario