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Che l’Italia smetta di aspettare Godot!

Per l’agire, il tempo si è fatto breve

Affrontare le riforme significa promuovere la ripresa dell’economia e la crescita nel lungo periodo

di Angelo De Mattia - 26 maggio 2009

Ricorda il famoso rinvio mañana por la mañana di Carlo V frequentemente scelto dall’imperatore per trarsi dalle difficoltà, anche negoziali, “il modo e il tempo giusto” per fare le riforme del Ministro Tremonti in risposta alla vibrata, giusta sollecitazione di Emma Marcegaglia perché esse siano realizzate ora, senza ulteriori indugi. E tuttavia, è una reazione lucidamente coerente. E’ diversa dalla risposta del Premier Berlusconi che si è rifugiato nelle asserite enormi difficoltà di una linea riformatrice: considerazioni tipiche di un consumato politico o comunque di chi vuole che se ne inferisca la necessità di attribuire al Governo maggiori poteri, sintomo di una sorta di bulimia istituzionale.

La rigorosa coerenza tremontiana sta nel fatto che aderire alle sollecitazioni della Presidente Marcegaglia avrebbe significato la fine dell’abbracciata politica dei due tempi, annosa tabe italiana, ma soprattutto avrebbe rappresentato il capovolgimento della strategia sinora seguita, affidandosi a una scelta da cunctator, da “temporeggiatore”, in attesa che passi la crisi, ma senza la certezza dell’esito conseguito da Q. Fabio Massimo.

Ancora di più, il riavvio consentirebbe di conferire, con risorse fresche, un maggior impulso alla domanda aggregata, contrastante con gli attuali non possumus del Governo, proprio perché gli interventi oggi auspicati non sarebbero compensati dagli altri, che non si vogliono effettuare, sul versante delle riforme di struttura: risanamento dei conti pubblici, riforma del mercato del lavoro, nonché dei mercati dei beni e dei servizi, anche per stimolare la concorrenza. Rientra in questa elencazione la ristrutturazione del Welfare e della pubblica amministrazione sotto il profilo delle funzioni ad essa attribuite, dei procedimenti, delle decisioni. Ecco perché la vera risposta alla Marcegaglia non è quella di Berlusconi, bensì quella di Tremonti.

Certo, la Presidente della Confindustria avrebbe fatto bene a sviluppare di più il tema sollevato e a lumeggiarne tutte le inferenze. Non è sufficiente la critica-appello alle banche se non è accompagnata, da un lato, dalla sottolineatura di quella parte di difficoltà delle imprese derivante non dalla finanza ma dalle condizioni dell’economia reale e, dall’altro, da una disamina del capitalismo italiano e dei rapporti tra impresa e mercati finanziari, tra autofinanziamento e indebitamento, nonché degli assetti societari di comando e delle prospettive di internazionalizzazione.

Tuttavia, il tema delle riforme strutturali è stato posto sul tappeto. Viene in rilievo quello che una volta si chiamava il governo dell’economia. Altra cosa sono le riforme istituzionali e costituzionali, anche esse essenziali, delle quali ieri si è tornato a discutere. Ma le prime hanno un’urgenza maggiore. Di esse è stato scritto nei giorni scorsi nel Bollettino della Bce, che ne ha sottolineato l’impellente urgenza. Le stime e i dati su pil, disavanzo, entrate, redditi, salari etc. hanno parlato in maniera chiarissima nei giorni scorsi. Non costituiscono esercizi congetturali, purtroppo.

Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, leggerà le sue Considerazioni finali venerdì prossimo. Le riforme di struttura sono nel dna della Banca centrale che, naturalmente, è del tutto autonoma nelle sue analisi - caratterizzate da oggettività e autorevolezza - pure (va da sé) nelle fasi elettorali. Se oggi ci troviamo in una situazione di rallentamento del peggioramento, se qualche luce si vede in fondo al tunnel, non si indebolisce, ma si rafforza l’esigenza di procedere alle riforme e nel contempo imprimere maggiori stimoli all’espansione dell’economia.

E’ prevedibile che la trattazione del Governatore si muoverà su di un impianto nel quale tutto si tiene: analisi e proposte sulla crisi – materia sulla quale Draghi ha tenuto un numero enorme di confronti internazionali e interni, anche come Presidente del Financial Stability Board, da ultimo il G30 oggi in corso a Roma - contesto macroeconomico, riforme, politica monetaria, politica di vigilanza, finanza pubblica, evoluzione e interventi nel sistema bancario. Occorrerà prestare grande attenzione a un documento, come al solito, di raro pregio.

Affrontare le riforme significa convincere operatori, mercati, cittadini della sostenibilità dei conti pubblici e concorrere a promuovere la ripresa dell’economia e la crescita nel lungo periodo. Il tema potrebbe costituire un terreno di confronto ben al di là degli schieramenti di parte, tenuto anche conto di alcune aperture sindacali.

Molto deve essere fatto a livello globale. Ma ciò non può essere un alibi per il rinvio di qualsiasi strutturale iniziativa in Italia, en attendant Godot. E’, dunque, la linea di politica economica da ridiscutere, anche per non trovarsi a ogni pie’ sospinto, di fronte all’esigenza di nuovi impegni nel dilemma “ci sono i soldi o non ci sono”, “sono risorse fresche o spostamenti da altri capitoli”. Per l’agire, il tempo si è fatto breve.

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