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Public Policy

L’assemblea nazionale di Società Aperta

Per costruire un’altra Italia

Da movimento d’opinione a movimento politico che valorizza la presenza sul territorio

di A. D'Amato, C. Dragotta, A. Picasso - 06 dicembre 2005

Società Aperta da movimento d’opinione a movimento politico. L’assemblea di sabato 3 novembre ha discusso dell’argomento e deciso di approntare gli strumenti organizzativi necessari per incidere in maniera profonda nella vita pubblica italiana. E’ stato Enrico Cisnetto, presidente di Società Aperta, ad aprire l’assemblea: “Rivendico di aver riconosciuto per primo il declino del paese, di dimensione strutturale e non congiunturale, e il passaggio degli italiani da produttori di reddito a rentiers”. Cisnetto, poi, ha criticato la cosiddetta devolution, dicendo che Società Aperta deve dire no al Federalismo del Polo (come logica di decentramento decisionale in una società globalizzata che invece richiede velocità organizzativa), ma anche alla riforma del Titolo V fatta dal centrosinistra. Ed è ritornato sul concetto di “bipolarismo bastardo”, incapace di prendere decisioni: “L’Italia di oggi non riesce a prendere decisioni, perché ha un deficit di classe dirigente. C’è interdipendenza tra declino socioeconomico e politico. La risposta che abbiamo dato è la ‘Grosse Koalition’, per poter indicare le priorità e riuscire ad affrontarle, e poi: più Stato nelle decisioni, più mercato nella gestione dell’economia”. Società Aperta in questi mesi in cui la politica italiana ha vissuto attimi di fibrillazione con il tentativo di far nascere il cosiddetto “terzo polo” accostando Margherita e Udc e avvicinando Luca di Montezemolo e Savino Pezzotta, si è “sporcata le mani”, facendo attività di pressione e impegnandosi partendo dalla sepoltura della Seconda Repubblica, per aprire una fase storica che porti alla fondazione della Terza Repubblica. Tutto questo è stato fatto in funzione dell’entrata nella competizione elettorale, perché solo così possiamo cambiare un sistema politico che non va bene per il Paese. “Purtroppo, però – ha proseguito Cisnetto – non sarà possibile partecipare alle prossime elezioni. Tuttavia, chi tra gli amici dell’associazione vorrà però candidarsi, riceverà tutto il nostro appoggio. Al tempo stesso, è necessario trasformare Società Aperta in un movimento organizzato per diventare un soggetto politico. Non in funzione solamente elettorale, ma per poter essere ancora un laboratorio di idee, un’entità programmatica. E’ un salto di qualità che possiamo e dobbiamo fare”.

Cosimo Dimastrogiovanni, presidente del Circolo di Società Aperta di Lecce, è intervenuto sottolineando come il passaggio da movimento d’opinione a politico debba essere considerato solo un ulteriore passo e non un punto di arrivo. “Perché siamo giunti a questo appuntamento – ha detto Dimastrogiovanni – dopo poco più di un anno dalla nascita del movimento e, con alle spalle, la fondazione di tanti circoli e una serie di importanti iniziative politico-culturali, compreso il corso di formazione politica di Frascati”. Il presidente del circolo di Lecce, poi, ha aggiunto l’opportunità di concentrare il dibattito sulla definizione degli strumenti da mettere in campo per consolidare ed espandere la rete dei circoli sul territorio nazionale. “Bisogna capire bene cosa fare, sul piano più propriamente politico, nel futuro prossimo, alla vigilia delle elezioni”. Perché queste saranno segnate da un fattore di novità. Cioè il passaggio dal Mattarellum, di triste memoria, a un proporzionale farraginoso, contraddittorio e, per certi aspetti, pericoloso. “Tutto ciò provocherà certamente subbuglio nella politica italiana”. In questo contesto se Società Aperta vorrà essere un soggetto politico di rilievo, capace di superare l’autorevolezza del proprio gruppo dirigente, dovrà incentivare sempre più la creazione di nuovi circoli e adoperarsi per l’allargamento di quelli esistenti. “Perché il Circolo deve assumere una caratterizzazione politico culturale e promuovere ogni iniziativa utile per la diffusione delle idee del Movimento sul territorio di propria competenza”. Da qui la proposta di decentrare sul territorio alcune iniziative di livello nazionale. Così come, da parte dei soggetti decentrati di inserirsi nel dibattito politico locale, attraverso comunicati stampa e altri strumenti di informazione, in modo da aumentare il livello di visibilità della presenza di Società Aperta sul territorio nazionale.

In apertura del dibattito, il tesoriere e segretario organizzativo di Società Aperta, Massimo Ursino, è stato chiamato a delineare le necessità economiche che la svolta verso la creazione di un movimento politico rende imprescindibili. Ursino ha così sottolineato che questa svolta porterà soprattutto ad avere nuove esigenze nell’ambito della comunicazione dei propri programmi e delle proprie proposte, e che per questo sarà necessario trovare forme alternative di fund raising rispetto a quelle adottate finora. Il condirettore di Terza Repubblica, Donato Speroni, intervenendo proprio a proposito delle nuove esigenze di comunicazione, ha sottolineato l’opportunità di potenziare gli strumenti principali con cui Società Aperta ha finora portato avanti le proprie campagne, ovvero il sito istituzionale (www.societa-aperta.org) e il giornale online, invitando i presidenti dei circoli locali a partecipare maggiormente alla vita del quotidiano inviando anche analisi delle problematiche e delle opportunità locali. Ha inoltre aggiunto che è necessario che Società Aperta cominci a muoversi e ad intessere relazioni con movimenti, associazioni e partiti che in Europa abbiano idee e programmi affini. Questo per dare maggiore spessore internazionale alla nostra azione e per assicurarci da subito possibilità di interlocuzione che torneranno utili nel medio periodo. Il vicepresidente di Società Aperta, Cesare Greco, ha evidenziato come il declino economico e sociale oggi presente in Italia abbia origine nel declino politico, e ricordando una frase di Ugo La Malfa, il quale sosteneva che “il politico deve essere in grado di prevedere linee di sviluppo e problemi che si presenteranno nel futuro, altrimenti deve smettere di far politica”, ha ribadito l’importanza del ruolo di Società Aperta non solo come movimento culturale, ma soprattutto come luogo di presa di coscienza e di denuncia dei problemi che attanagliano il Paese, di cui l’attuale classe politica sembra non volersi accorgere. Il presidente dei circoli di Padova e Rovigo, Renato Maria Cesca, ha parlato dell’opportunità di raccogliere attorno a Società Aperta una rete associativa con cui realizzare iniziative più ambiziose e di maggior risonanza rispetto a quelle portate avanti fin qui, in modo da far diffondere il nome del movimento. Gianfranco Amoruso, membro del direttivo nazionale, ha proposto di realizzare queste iniziative in modo da lavorare sul livello regionale più che su quello comunale, poiché in questo modo si possono concentrare le risorse su un unico evento e allo stesso tempo ottenere sponsorizzazioni che né a livello locale (troppo piccolo) né a livello nazionale (troppo impegnativo) sarebbe possibile trovare. Patrizio Surace, presidente del circolo di Roma, ha poi sottolineato come, in questa fase di trasformazione, sia importante mirare innanzitutto alla creazione e al mantenimento del consenso sui propri programmi. Per far questo, ha aggiunto Surace, occorre aumentare la propria presenza sui media sia locali che nazionali. Michele Seno, a sua volta, ha sottolineato la necessità di un maggiore dialogo “tra la presidenza e i circoli locali”. Quello di organizzare una riunione dei circoli, infatti, è apparso al presidente del Circolo di Venezia un momento fondamentale per tutta Società Aperta, “che ho avuto il piacere di seguire praticamente dalla nascita”, ha aggiunto. Tuttavia, il passaggio da movimento di opinione a politico è effettivamente possibile solo nel momento il cui tra il nucleo centrale dell’organizzazione, quindi Roma, e i distaccamenti territoriali, si mettono in chiaro alcune questioni. “Vale a dire regole certe, intenti e percorsi comuni – ha specificato Seno – che si possano concretizzare in incontri e programmi capaci di affrontare le singole realtà locali”. E che sappiano dare a Società Aperta una connotazione di democrazia interna. Concludendo, poi, ha manifestato la propria adesione alla proposta di Speroni, di creare un gruppo di lavoro concentrato sulle importanti tematiche europee. Anche Carlo Iannattone, coordinatore dei circoli della Toscana, si è soffermato sull’importanza della creazione del consenso. Sottolineando il ruolo di lobby fin qui avuto da Società Aperta, ha sostenuto l’esigenza di assumere un ruolo centrale nel panorama politico italiano, portando come esempio – non per quanto riguarda i contenuti politici, ma per il modus operandi – quello della Lega Nord che, dal 1993, pur non avendo mai superato la soglia di 1.600.000 voti, ha saputo condizionare il dipanarsi della vicenda politica italiana fino all’approvazione della devolution. Per fare questo, ha aggiunto Iannattone, è necessario cominciare a scomporre e ricomporre i poli dapprima nelle realtà locali in cui essi sono in difficoltà, senza mirare subito al livello nazionale. Alfio Torrisi, membro del direttivo nazionale, ha ricordato che un programma politico può anche avere alla propria base un programma economico e, aderendo alla proposta di Speroni, ha sostenuto che muovendosi nel quadro europeo, Società Aperta dovrà elaborare un programma che parta dai tre punti sintetizzati nello slogan ‘più Stato, più Mercato, più Europa’, cercando di assumere una posizione non legata alle ideologie di chi vuole uno Stato unico attore dell’economia o un mercato incontrollato, ma di vero e responsabile pragmatismo. Marco Moretti, del Circolo di Roma, ha impostato il suo intervento sul fatto che, se Società Aperta vuole davvero trasformarsi da movimento d’opinione a politico, è necessario che si confronti con gli altri protagonisti della scena politica nazionale, su temi di estrema attualità e concretezza. “Per esempio la politica dei redditi e le riforme della giustizia”, ha detto. “Perché bisogna avere un’idea ben precisa, altrimenti si rischia di restare abbarbicati su posizioni autoreferenziali e siderali per quanto riguarda il dibattito politico in corso”. Antonio Gesualdi, del circolo di Venezia, ha sottolineato che al passaggio da movimento d’opinione a movimento politico deve corrispondere anche l’adozione di meccanismi interni di partecipazione e di scelta democratica della dirigenza, poiché questi meccanismi devono essere lo specchio della concezione democratica della società portata avanti da Società Aperta. Proprio in virtù di questo ragionamento, Gesualdi ha ribadito la necessità di non schierarsi né con Prodi né con Berlusconi, per mantenere saldamente il consenso di chi prima non si riconosceva nella dicotomia Dc-Pci e oggi non si riconosce in quella Cdl-Unione, e ha sostenuto che è necessario arrivare a una riscrittura della Costituzione che consenta di dar vita a un nuovo patto sociale e che dia la possibilità, attraverso una rinnovata unità sui valori fondamentali, di governare il Paese con il 51% dei consensi, cosa oggi impossibile. Danilo Del Gaizo, avvocato dello Stato e introdotto nel movimento da Gianfranco Polillo, ha accolto la proposta di Speroni in merito al dibattito interno sull’Europa. “Perché è proprio in Europa che i nostri problemi si fanno assolutamente evidenti, ed è proprio lì che devono essere risolti”. Del Gaizo, quindi, ha spiegato come sia imminente risolvere la questione di deficit politico, sia di rappresentanti che di temi trattati. Il presidente di Società Aperta Giovani, Luca Bolognini, si è concentrato sul successo delle iniziative organizzate dal circolo giovanile. In questo, la scuola di formazione “Dyrigo” è stato l’ultimo esempio importante. “D’altra parte – ha detto Bolognini – se Società Aperta è una fonte inestimabile di idee, comunque resta in una posizione marginale per quanto riguarda la sua stessa immagine”. Un think tank, un laboratorio di contenuti interessanti, ma poco conosciuto. “In questo, il gruppo giovanile si offre come parte attiva. Senza ricoprire, però, l’incarico della cellula giovanile di un qualsiasi partito. Quella sorta di manovalanza, in pratica, troppo spesso impegnata a eseguire lavori per conto terzi”. Giuseppe Mazzei, membro del direttivo nazionale, ha sottolineato come il percorso fin qui compiuto da Società Aperta sia stato caratterizzato da grande umiltà e coerenza, essendo partiti da un “laboratorio politico”, per passare al movimento d’opinione e giungere quindi oggi al movimento politico. Secondo Mazzei, l’azione ora da intraprendere deve caratterizzarsi come azione di tipo “glocal”, ovvero legata a orizzonti di tipo globale, e quindi in linea con quanto proposto da Speroni, e di tipo locale, valorizzando l’azione dei circoli. E’ necessario anche iniziare a sporcarsi le mani, mettendoci in gioco in prima persona, innanzitutto presentandoci alle prossime elezioni comunali romane. Potenziare gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione, come il sito, prendere posizione ai convegni degli altri, e dotarci di una maggiore strutturazione interna con una adeguata distribuzione dei compiti. Enrico Cisnetto, infine, ha terminato l’incontro rispondendo a tutti i dubbi sollevati nei diversi interventi. Ha ricordato come la scelta di non prendere parte attiva alle prossime elezioni sia stata unanime, ossia “una decisione voluta da tutta Società Aperta”. “Abbiamo deciso di non creare un baracchino elettorale, in nome della nostra coerenza. Ma questo ci ha imposto una maggiore responsabilità verso noi stessi”. Cisnetto ha poi precisato che finora abbiamo curato poco il piano organizzativo e della strutturazione, cosa che ci avrebbe sicuramente dato (per rispondere a Gesualdi) un apparente maggiore democraticità interna. Ma poi, oltre ad esserci messi in condizioni di avere sulla carta una definizione delle cariche interne, probabilmente non avremmo avuto tutto il lavoro di elaborazione di idee e progetti che oggi sono la nostra caratteristica e la nostra forza e che tanto ci hanno assorbito a livello di impegno intellettuale. Ha poi aggiunto: “Diamoci dei progetti che siano compatibili con le forze in campo, anche perché c’è un problema di risorse. Finora abbiamo fatto quanto possibile, visto quello che avevamo a disposizione... E bisogna aggiungere che la mancanza di risposte positive rispecchia in pieno la fotografia del Paese che abbiamo dato fatto, con una società politica e civile che, per pigrizia, scarsa volontà e mille altri motivi, non reagisce e non interviene. Di più non si poteva fare”. Adesso, con la decisione di cambiare veste e di assumere quella di movimento politico, è necessario un ulteriore impegno da parte di tutti, “che si concretizza nella volontà, da parte di ciascuno, di andare a battere cassa, di scuotere gli alberi giusti. Ma soprattutto dobbiamo iniziare a porci l’obiettivo di creare consenso, il che non significa andare alla ricerca del voto”. Cisnetto ha concluso con una considerazione sulla vita dei circoli: “Io penso che questi debbano muoversi senza farsi prendere dall’idea di dover impattare la propria città con la logica del consenso generalizzato. Anzi. Bisogna cercare di costruire élite presenti e attive sul piano locale, che sappiano declinare l’analisi nazionale adattandola alle esigenze delle singole realtà territoriali. Abbiamo bisogno di avere in tutta Italia dei referenti capaci di fare un lavoro politico di trasferimento verso l’esterno, sapendo che non siamo ancora in una fase in cui andiamo alla ricerca del voto, ma alla ricerca del consenso. Occorre maggiore disponibilità e coinvolgimento da parte di tutti”. Con questo intervento si è chiusa la fase dibattimentale dell’assemblea.

Società Aperta diventa movimento politico, quindi. Perché, per dirla ancora con le parole del suo presidente, “Non abbiamo bisogno che l’Economist ci dica che per l’Italia è tempo di dire ‘Addio dolce vita’: lo sappiamo benissimo da soli. Sappiamo che dobbiamo combattere il declino e costruire un’altra Italia. Società Aperta serve a questo, o non serve”.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario