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Tassisti: tra liberalizzazioni e proteste

Peggio di così non poteva andare

A questo punto perché le altre categorie dovrebbero accettare qualche modifica

di Davide Giacalone - 18 luglio 2006

E’ andata nel peggiore dei modi. Il governo aveva scelto lo strumento del decreto legge per avviare alcune, assai limitate, politiche di liberalizzazione. Pur cogliendone la limitatezza chi, come me, ama il mercato, la competizione e ne coglie il valore di promozione sociale e produzione di ricchezza, si era espresso a favore. M’hanno scritto diversi taxisti, civilmente contestando le mie opinioni, ed altrettanto civilmente ho risposto spiegandone le ragioni. Non altrettanto civile quel che avveniva nelle strade e nelle piazze, dove ad una categoria che si riteneva ingiustamente colpita si è consentito di bloccare la vita degli altri. Il traffico si è fermato, in moltissimi siamo rimasti ostaggi, negli aeroporti. Un tale che fa il garante degli scioperi (ma chiudetelo! risparmiamo!) sosteneva che il tutto era irregolare, ma nessuno è intervenuto.
In queste condizioni il governo ha accettato di trattare, il che era del tutto contraddittorio con lo strumento del decreto legge. Alla fine si è calato le braghe, ed i taxisti hanno, giustamente (dal loro punto di vista), festeggiato con dei caroselli nelle strade. Tanto, oramai, ne erano divenuti proprietari. Si è fatto un gran putiferio per niente, anzi, per meno di niente.
A questo punto ditemi perché le altre categorie dovrebbero accettare una qualche modifica dei propri privilegi. Anche a proposito degli avvocati ho scritto che hanno torto, anche per loro ho sostenuto che il decreto andava nella direzione giusta (sia per la pubblicità, che per le tariffe minime, che per il pagamento in percentuale, che per gli studi multidisciplinari), ma adesso mi taccio, perché è logico che anche le toghe daranno battaglia e non c’è ragione che non la spuntino. Sull’iva è il governo stesso ad ammettere di avere scritto, sempre nel decreto, una castroneria, e adesso ci becchiamo pure lo sciopero delle farmacie. Morale: peggio di così non poteva andare, si è indicata una strada potenzialmente giusta e si è poi rovinosamente fatto marcia indietro. Diseducazione civica assieme ad assenza di risultati.

www.davidegiacalone.it

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