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Public Policy

L'ultimo grande boiardo di Stato

Pecorini e la Tirrenia

Amicizie, e attività di lobbying: così si rimane in poltrona 24 anni

di Alessandro D'Amato - 30 gennaio 2008

Non capita a tutti di essere nominati “Gentiluomo di Sua Santità”. Ma per Franco Pecorini non si tratta dell’unica carica, visto che è anche Cavaliere del Lavoro e vicepresidente di Confcommercio. Eppure sulla poltrona dell’amministratore delegato della Tirrenia, campione assoluto per longevità nella categoria dei boiardi di Stato – visto che guida l’azienda da quasi un quarto di secolo – non sembrano addensarsi particolari pericoli. E questo nonostante di recente i giornali lo abbiano eretto a simbolo di quel “capitalismo di Stato” fonte di sprechi e inefficienze ripianate poi generosamente con i soldi dei cittadini. Non senza ragione, visto che la compagnia, controllata al 100% da Fintecna (ex Iri), è uno dei carrozzoni pubblici più sgarrupati d"Italia, e arriva a perdere quasi 200 milioni di euro l’anno, generosamente ripianati dallo Stato a ogni chiusura di bilancio: solo nel periodo 2000-2007 i trasferimenti sono arrivati a un miliardo e mezzo di euro. Eppure, Pecorini è ancora lì: nominato da Prodi dopo una carriera nella controllata Finmare, accreditato di simpatie socialista e di vicinanza con l’allora premier Bettino Craxi, come un albero maestro di una nave in tempesta ha resistito a diciassette governi, in virtù di una capacità di public relationship davvero invidiabile. Che oggi lo accredita di simpatia verso tutto l’arco parlamentare, dal PD ad An passando per Forza Italia: una ragnatela di amicizie politiche che gli ha permesso anche di schivare l’ostilità di Alessandro Bianchi, il ministro dei trasporti. Il quale a un certo punto aveva accarezzato l’idea di mandarlo a casa, ma poi ha dovuto desistere a causa delle proteste dei colleghi di governo. E chissà quanti ce n’erano, di ospiti illustri, il giorno in cui Pecorini, secondo la Filt Cgil, ha preso in prestito una nave di linea per caricarci ammiragli, politici e prelati in una gita di piacere. Che ha causato qualche problema anche alla compagnia, visto che è stato utilizzato un traghetto che di solito era impiegato nella tratta Genova-Porto Torres, sostituito nell’occasione da un’imbarcazione più lenta e meno capiente, causando mancati ricavi alla compagnia. Ma un’azione di lobbying varrà bene un po’ di disagio (altrui), avranno pensato ai piani alti. Pecorini è un uomo dalle mille amicizie, che gli permettono di passare tra una goccia e l’altra nei giorni di pioggia, calmare tutte le acque in tempesta e schivare tutti i pericoli. Anche quello più grande di tutti: la privatizzazione di Tirrenia. “Il governo ha già individuato l"advisor, ed il nome della società che collaborerà con il Tesoro per la cessione della compagnia sarà reso noto nei prossimi giorni”, aveva detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta a Ballarò all’inizio di gennaio. Scatenando subito la prevedibile reazione dei sindacati, con il segretario generale della Uiltrasporti Giuseppe Caronia che aveva subito definito “illogica, non comprensibile e non condivisibile” la posizione del governo. Ma incassando anche la solidarietà del governatore della Sardegna Renato Soru, che da anni chiedeva di fare cessare la convenzione statale con la Tirrenia e poter così varare una legge sulla continuità marittima sulla falsariga di quella che già esiste per i voli aerei. E, soprattutto, era arrivato l’ok di Confitarma: “L’Italia registra un ritardo sul cabotaggio notevole, anche considerando coste e posizione geografica nel Mediterraneo. La presenza di Tirrenia ha fatto da tappo ed ha impedito lo sviluppo”, dichiarava Nicola Coccia, il presidente, qualche tempo fa. E non c’erano solo gli imprenditori, visto che la Ue da anni chiede liberalizzazione delle tratte e privatizzazione. Ma ci sono ancora molti altri problemi da superare oggi: ad esempio, la difficoltà nel mettere insieme una cordata di imprenditori italiani che riesca ad acquistare l’azienda, e le stesse regole Ue. Le quali non prevedono la liberalizzazione delle tratte sociali, ovvero quei collegamenti essenziali tra le aree del paese che vengono mantenuti attivi perché considerati bene pubblico anche se sono in perdita dal punto di vista economico. E per le compagnie private tenerle in piedi sarebbe impossibile, senza l’aiuto dello Stato. In più, anche i sindacati sembra si siano messi di traverso, chiedendo, come per le ferrovie, che gli standard minimi contrattuali della Tirrenia vengano garantiti anche per i privati. Tre ostacoli insormontabili. E il governo è caduto. Insomma, con tutta probabilità, Pecorini anche stavolta rimarrà in sella. Pardon, a bordo.

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