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Public Policy

Il girone infernale della giustizia italiana

Patto sicurezza? Mossa inutile

Fotografia di un sistema giuridico viziato nella forma. Ecco come uscire dall’impasse

di Davide Giacalone - 23 maggio 2007

Il “patto per la sicurezza” è una trovata pubblicitaria di gran successo, ma di nessuna utilità. Si compone d’ingredienti alla moda, come la collaborazione bipartisan (aderiscono municipalità governate da schieramenti diversi) o il richiamo al “giro di vite”, che fa tanto Sarkozy (ma lo avevano già fatto Blair e Clinton, due sinistre di governo). Più polizia e più contrasto alla criminalità, e poi? Nulla, perché dopo il preludio poliziesco giunge l’opera della giustizia, che fa schifo.

Se per combattere la criminalità non vogliamo diventare uno Stato di criminali, siamo tenuti a considerare innocente chiunque non sia stato condannato in via definitiva, il che significa che se vogliamo combattere la criminalità abbiamo bisogno non solo delle manette, ma anche di tribunali che emettano sentenze in questo secolo. E ce lo scordiamo, perché la nostra è la peggiore giustizia conosciuta: ci costa quanto quella di Paesi in cui funziona, spendiamo quanto e più degli altri, ma le sentenze non ci sono.
I colpevoli se la ridono, gli innocenti vivono il loro inferno. Arrestare quelli che poi saranno scarcerati per decorrenza dei termini serve a poco e nulla, e scoprire che il tale assassino era già stato arrestato innumerevoli volte fa arrabbiare, e giustamente, l’opinione pubblica, ma bisogna anche avvertirla che se stava a spasso è perché lo avevano arrestato, ma mai condannato, e forse nemmeno processato.
La bancarotta dei tribunali,quindi, è una faccenda che riguarda tutti, non solo magistrati e cancellieri. Insediatosi Prodi s’è ritenuto che la prima e più urgente emergenza fosse quella del sovraffollamento carcerario, e con l’indulto si sono scarcerati i condannati.
Scrissi che prima di considerarlo sbagliato lo trovavo inutile. Difatti, stiamo come stavamo, alcuni scarcerati sono tornati alle antiche passioni, e ora, se si dà un giro di vite, le carceri riscoppiano.

Li reindultiamo?Il rimedio c’è: far lavorare la giustizia, processi in tempi ragionevoli, certezza della pena e pene alternative al carcere. Per battere questa strada occorre una politica che non sia lecca toga, servizievole con una corporazione, ma abbia senso del diritto. La nostra preferisce il propagandismo, la faccia feroce del giro di vite. Peccato sia spanato il cervello, e la vite ruota nel nulla.

Pubblicato su Libero di mercoledì 23

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario