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La proposta Guarino apprezzata al Senato

Passi avanti sulla Debito Spa

Maggioranza e opposizione concordi: abbattere il debito sia una priorità

di Alessandro D'Amato - 26 gennaio 2006

Una superholding da 465 miliardi in cui far confluire il patrimonio dello Stato, per aggredire lo stock del debito pubblico e portarlo al 75% del Pil. Giuseppe Guarino giurista ed ex ministro dell’Industria e delle Finanze, nel corso di un’audizione in Senato, ha illustrato la sua idea della “Debito Spa”, un “maxicontenitore” da 400-500 miliardi posto fuori dal perimetro della pubblica amministrazione nel quale far confluire immobili, crediti, concessioni e partecipazioni azionarie per far scendere il debito pubblico. Che oggi è arrivato a quota 108,6% del Pil, con le spese per interessi che dal primo gennaio 1992 al 31 dicembre 2005 sono ammontate alla mostruosa cifra di quasi 900 miliardi di euro.

Un anno fa, spiega Guarino, sarebbero bastati 100 miliardi per far scendere il debito al 70% del Pil, oggi per raggiungere lo stesso target ne servono almeno 535. “Soldi che - precisa - oggi non abbiamo”. E la spesa per il debito blocca la possibilità per lo Stato di fare una politica industriale incisiva: liberarsi dagli interessi in via permanente permetterebbe di investire da subito nell’economia una cifra intorno ai 60 miliardi di euro, che sarebbe decisiva per raggiungere gli obiettivi indicati nel Dpef come strategici.

Il taglio sarebbe servito due o tre anni fa, quando era possibile trovare risorse per riportare il debito al di sotto del 60%. Ma purtroppo per l’abbattimento del debito si è fatto per molti anni affidamento sull’avanzo primario di bilancio, che però è sempre di più andato assottigliandosi sia per la scarsa crescita del Pil che per la mancanza di dividendi straordinari come le privatizzazioni. Ma ormai di beni agevolmente alienabili sono rimasti pochi: “Soltanto Eni ed Enel, ma già ci lamentiamo di aver ceduto delle quote... e se continuiamo a immettere tranche di azioni sul mercato non avremo più nulla di presentabile”. Quindi secondo Guarino, “bisogna puntare subito ad un obiettivo del 75%, che è molto più realistico e fattibile, per il quale servono 465 miliardi.”. La “Debito Spa” potrebbe poi vendere le proprie azioni a investitori istituzionali e piccoli risparmiatori e, con il ricavato, liberarsi di gran parte della spesa per interessi.

L’audizione ha visto anche gli interventi dei senatori Ivo Tarolli (Udc), Enrico Morando (Ds) e Luigi Zanda (Margherita), che hanno tutti apprezzato il merito della proposta Guarino, e chiesto chiarimenti su alcuni punti come la conformità alle normative di Bruxelles e i tempi di attuazione del progetto. A testimonianza della solidità della sua proposta, il giurista ha raccontato che lo scorso anno una banca d’affari si è dimostrata interessata alla proposta, e ha garantito “sull’unghia” 450 miliardi di euro. Se una merchant bank è interessata al progetto, conclude Guarino, allora significa che il progetto è fattibile. Ma vuole anche dire che è meglio che lo faccia lo Stato. La situazione è di emergenza, intervenire il prima possibile può essere decisivo,e l’idea è semplice e serissima. Ma soprattutto, è fattibile in tempi brevi, se maggioranza e opposizione sono d’accordo. Insomma, cosa c’è di meglio di una public company per abbattere il debito e rilanciare l’economia?

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