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Quando i politici parlano di piante e fiori

Partito Unico del Cipresso

Nessuno s’affanna attorno al dilemma di come si fa a governare dopo avere vinto

di Davide Giacalone - 24 maggio 2005

Ce ne fosse uno che va allo scontro su questioni di contenuto. Uno. Invece gran fervore, grande passione, nella sinistra, per la mossa della Margherita, non disposta alla lista unica, ulivista, di Prodi, il quale bolla come suicidio tale decisione. Roba interessante, davvero. E gran travaglio, nella destra, per il partito unico, che Berlusconi vuole, Follini aborre (Casini … che fa Casini?), Fini si, ma, forse, dopo. Ma vi siete accorti che stanno parlando della stessa cosa?

Stanno parlando di come si fa a vincere le elezioni, giuoco che consiste nel prendere qualche parlamentare in più del gruppone concorrente, mentre nessuno s’affanna attorno al dilemma di come si fa, dopo avere vinto, a governare ed in quale direzione farlo.

Il ragionamento della Margherita è semplice: molti elettori abbandonano Forza Italia, ma fanno fatica ad approdare verso lidi presidiati da coloro che furono comunisti, ergo: presentiamoci con la nostra identità, con il nostro simbolo, e raccogliamo i voti che cadono dal berlusconismo morente. Bel programma. Ora, però, delle due l’una: o si tratta solo di una differenziazione tattica, che non nasconde alcuna diversità di contenuti, ma solo, come dire, di facciata, ed allora è una presa in giro; oppure dietro tale dilemma vi è un dissenso programmatico (che so: la politica estera o l’uso della giustizia), ed allora non si capisce come, dopo la vittoria, si tornerà tutti ad essere d’accordo. Ma di questo non si parla. Ci si gingilla con l’identità della margherita, nel mentre, da una parte e dall’altra, si costruisce il Puc, il Partito Unico del Cipresso.

Intanto i socialdemocratici tedeschi continuano a perdere le elezioni amministrative, così com’è già capitato a chi governa la Francia, mentre in Spagna il governo è già stato battuto alle elezioni politiche. L’Europa continentale, quella vecchia, dalla parte dove il sole tramonta, punisce i propri governi perché non hanno uno straccio di ricetta, d’idea, con cui affrontare tempi diversi, in un mondo diverso. Vince solo Blair, non a caso nel Paese che meno risente della crisi economica (dice niente, questo?). In Italia il governo ha già straperso le elezioni amministrative, ma nessuno sembra disposto a tornare a parlare di politica, di riforme, di liberalizzazioni, di taglio della spesa, delle infrastrutture immateriali che costano niente e darebbero moltissimo. No, noi parliamo della tattica elettorale, del borsino delle liste, delle identità floreali, nel mentre passeggiamo negli ombrosi viali tracciati dall’arberi pizzuti, quelli lunghi stretti ed in duplice filar, i viali del Puc.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario