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La sindrome del sakozismo colpisce ancora

Parola d’ordine: sicurezza a scuola

E dopo il proibizionismo arriva la prevenzione. L'ennesima trovata delle anime belle

di Davide Giacalone - 28 maggio 2007

Oramai siamo al sarkozismo dei poveri, trasfigurazione burlesca che consiste nel dir cose all"apparenza feroci e destre, ma nella sostanza prive del pur minimo significato. Dice il ministro Livia Turco (inopinatamente incaricata della salute) che si devono mandare i Nas nelle scuole, a controllare se c’è droga. Ora, lasciamo perdere la coerenza, o, meglio, la squinternatezza di chi prima vuole aumentare la dose di ciascuno e poi pretende che dette dosi non circolino, lasciamo perdere che al governo c’è chi voleva le “stanze del buco”, dove drogarsi liberamente, ed ora vuole entrare nella stanza per vedere se c’è roba da iniettare. Lasciamo perdere, concentriamoci sull’ennesima trovata propagandistica, su questa sparata che mostra quale enorme buco ci sia nella riflessione di molti.
Mandiamo i Nas nelle scuole. E perché i Nas? Mandiamoci la polizia ed i carabinieri, ma che ci fanno i nuclei anti sofisticazione? O vogliamo sottoporre tutti gli studenti ad un esame di massa per sangue ed urine, tipo giro d’Italia? E mettiamo pure che qualche migliaio di uomini in divisa entrino nelle scuole, con cani al seguito, che succede quando trovano la droga? Non succede niente, perché il consumo personale è lecito. Con le dosi personali consentite c’è spazio anche per farsi offrire qualche spinello e fumarlo assieme. Il bello (si fa per dire e per ridere amaramente) è che lo stesso ministro che vuol passare al setaccio gli scolari aggiunge che l"attuale legge va cambiata perché troppo repressiva. Credo che non l"abbia mai letta, e se l’ha letta non l"ha capita. La legge che consente il consumo come cavolo fa a definirsi repressiva? La verità è che è una legge sbagliata, che si arrende davanti al fenomeno e ancora considera l’uso di droga una specie di libera scelta personale. È vero che criminalizza il commercio (la Turco vuole legalizzarlo?), ma chi vende al minuto fa anche uso, e se viene arrestato al mattino è fuori al pomeriggio. Quindi, che ce li mandiamo a fare, i Nas, nelle scuole? Ignoranza ed irresponsabilità si tagliano a fette. Tutti a parlare dello spinello, con la mente rivolta nostalgicamente alla propria (da molto) passata gioventù. Ma nei luoghi di ritrovo dei giovani si smerciano quantità industriali di anfetamine sintetiche, che comportano immediati ed irrimediabili danni.

C’è un solo modo per salvare quei giovani: proibire e punire. Si commerciano quintalate di cocaina, inducendo successive depressioni che saranno alleviate con l’eroina, in un rincorrersi di dipendenze che segnano la sorte degli sconfitti, dei perdenti, degli esclusi. Che altro si può fare per quell’umanità avviata all’emarginazione se non provare a togliere il veleno dalla circolazione? Ma il proibizionismo è stato sconfitto, dicono quelli che non sanno quel che dicono, che pensano cose già pensate. Nel mondo civile non c’è alcuna alternativa al proibire, che è lo strumento più efficace per salvare la libertà. E’in nome della libertà che si deve proibire. Alternativa? Liberalizziamo. Crescerà il numero dei drogati, degli sconfitti, degli esclusi. Ma, si dice, si sarà dato un colpo al mercato nero. Gran bella soddisfazione, non c’è dubbio. Poi arrivano le anime belle: la cosa più importante è il dialogo e la prevenzione. Giusto, pure troppo. Ma cominciamo a dialogare con quella gente di così povero pensiero che siede al governo: che diavolo di messaggio state mandando, che cosa state dicendo? Dite che se ne può usare di più e dite che il vero problema è la delinquenza? Bene, questa si chiama induzione all’uso degli stupefacenti. Prima di dar lezioncine alle famiglie, dunque, si liberi la scena pubblica da questo deprimente spettacolo.

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