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La visita del ministro dell’Economia a Torino

Padoa-Schioppa contestato

Proteste all’interno dell’Università e fuori, ma per molti aspetti ingiustificate

di Davide Giacalone - 18 gennaio 2007

Il ministro Padoa-Scioppa, nel corso della sua visita a Torino, è stato fatto oggetto di contestazioni vivaci e rivelatrici. Uso il plurale perché le contestazioni erano due: all’esterno quelli dei centri sociali e della sinistra, che gli rimproveravano tagli alla spesa pubblica e riforma delle pensioni; all’interno dell’università era il rettore a criticarlo, sebbene introducendone l’intervento, accusandolo di avere inserito l’università fra i luoghi di ingiustificato privilegio. Entrambe le contestazioni sono sbagliate, ed è proprio questo, paradossalmente, a renderle significative.

Nella finanziaria non ci sono tagli significativi, semmai aumenti di tasse. Padoa-Schioppa ha tenuto duro sui saldi, ma si è piegato a realizzarli in modo assai diverso da quanto egli stesso aveva annunciato, alla fine sommando la diminuzione del fabbisogno di cassa e l’aumentato gettito fiscale (lasciati in eredità dal precedente governo) con una modifica delle aliquote ed un aggravio per il contribuente. Ma questo non glielo contestavano. In quanto alle pensioni, il governo si è autocostretto a fare una riforma, ancora non realizzata e nemmeno proposta, perché ha promesso, nel corso della campagna elettorale, che avrebbe eliminato l’innalzamento dell’età pensionabile prevista per il 2008 (il così detto “scalone”). L’intento del governo è quello di addolcire quella previsione, spalmandola nel tempo, quindi rendendola meno brusca, ma, al tempo stesso, più onerosa. Io contesto questo modo di ragionare, perché semmai ritengo che alla riforma si dovrebbe mettere mano in senso opposto, ma davvero non è razionale che si contesti Padoa-Scioppa, se non nel senso da me auspicato. Semmai i contestatori dovrebbero fare attenzione a quel che è già avvenuto con il Tfr (Trattamento di fine rapporto), dove i lavoratori sono stati penalizzati, assieme alle aziende. Con il che, però, non si può contestare il ministro perché “servo dei padroni”.

In quanto alle università, Padoa-Schioppa aveva scritto che si devono combattere i privilegi ovunque si trovino, perché antieconomici, ed aveva fatto l’esempio di un ipotetico professore universitario da anni in carica ma che da anni non pubblica più niente e neanche è disponibile con i suoi studenti. Volendo escludere che il rettore, o chiunque altro, voglia difendere quella figura di privilegiato, che meglio sarebbe definire parassita, e non volendo credere che chi vive nell’università non ne conosca i dati allarmanti circa la scarsa produttività culturale e l’invecchiamento del personale, non è chiaro cosa il rettore abbia voluto contestare al ministro. Vero è che la conferenza dei rettori aveva proclamato, per protesta contro i tagli alla spesa universitaria (poca cosa, che non intacca il meccanismo), di non volere più consentire l’accesso dei membri del governo presso gli istituti, cercando di fare l’imitazione in tocco e toga degli scalmanati urlanti e variopinti, ma è anche vero che il rettore di Torino si è dissociato da quell’idea avventurosa, ospitando il ministro per una lezione sull’Europa e sulla (purtroppo trascurata) figura di Altiero Spinelli.

Posto, dunque, che le due proteste avevano così scarso aggancio con la realtà, rifletta il ministro, ed il governo tutto, sui guasti provocati dalla lunga, contraddittoria e grottesca discussione della finanziaria con 1365 commi. Alla fine ciascuno ha conservato nella memoria quel che più lo disturba, nessuno l’ha letta, anche perché è impossibile, neanche fra chi dice d’averla scritta e fra chi l’ha approvata, e all’interno del governo si sono dilaniati i rapporti senza che si sia potuta realizzare alcuna riforma destinata a lasciare traccia di sé. Forse anche peggio dell’essere contestati.

www.davidegiacalone.it

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