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Pelanda e l’economia italiana

“Ottimismo, signori, ot-ti-mis-mo!”

‘Tutto va bene, madama la marchesa’. Ritorna la fiducia, appena in tempo per le elezioni

di Alessandro D'Amato - 17 novembre 2005

Carlo Pelanda, noto più come lobbysta (l’ultima perla: la telefonata a Paolo Savona, presidente Impregilo, che pronosticava a nome di Dell’Utri la vittoria nella gara per il ponte di Messina), che come economista, analizza i dati recenti sul PIl. E, in un articolo sul Giornale ci parla della fine di un non meglio precisato “ciclo dell’ansia”, o del pessimismo, iniziato in Occidente ai primi del 2001 nel mondo e finalmente a suo dire conclusosi.

Sostiene Pelanda che ora il vento è cambiato: è tornata la fiducia, unico vero e sano motore dell’economia. Secondo lui una crescita dello 0,3% del Pil testimonia un ritorno della fiducia; uno 0,4 cosa avrebbe portato? La manna dal cielo? Il fatto che rispetto al trimestre precedente il calo sia considerevole non lo tocca. Il fatto che l’Isae abbia dato -0,4% come previsione per l’ultimo semestre, non gli sembra significativo. In ultimo, il fatto che alla fine l’Italia rischi quest’anno una crescita dello 0,1% (che sarebbe come dire: coma quasi profondo) non lo ritiene un dato interessante. Secondo Pelanda, questo sbuffo di ripresa (dovuto al dollaro alto e quindi al miglioramento molto relativo dell’export, perché non si basa su migliore produzione ma soltanto su migliori prezzi) è significativo. L’encefalogramma piatto dei consumi, l’elemento che garantisce la quasi auto-sostenibilità del sistema Usa e, insieme, la maggior fonte di crisi dell’Italia, non è preoccupante. Il crollo della produzione industriale? Fa nulla. L’inflazione al 2,2%? Tutto va bene, madama la marchesa.

In più, Carlo Pelanda condisce il suo editoriale economico con tutta una serie di considerazioni quantomeno originali: “il contenimento del rialzo dei prezzi con l’euro non fu predisposto culturalmente e tecnicamente da chi avrebbe dovuto farlo, cioè il governo dell’Ulivo in carica fino all’estate del 2001”. Con questo assolvendo il governo in carica, anche se dalle sue frasi un osservatore in malafede potrebbe trarre la conclusione che con ciò Pelanda ammette che questa maggioranza non ha le competenze tecniche e culturali per intervenire sui prezzi…Triste davvero, ma forse non intendeva proprio questo.

Ma l’apice del ragionamento arriva quando Pelanda esulta per le esportazioni: “Le aziende hanno tenuto e l’export si riprende grazie ad un riallineamento del cambio. Vi sono crisi di settore, non di sistema”. Nello stesso giorno in cui esce l’editoriale, manco a farlo apposta escono anche i dati sulla bilancia commerciale: deficit di 6,9 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 6,5 della scorsa rilevazione, e (novità interessante) in deficit anche la bilancia commerciale con i paesi della Ue (di 63 milioni di euro: un’inezia, ma significativa). E comunque “il governo non ha avuto i mezzi sovrani – ceduti all’Europa - nel 1999 per stimolare l’economia come ha fatto l’America”: a cosa si riferisce Pelanda, pur senza nominarla? Alla cosiddetta svalutazione competitiva, unica competenza ceduta alla Bce insieme ai tassi di interesse (che però sono al minimo in Europa). Questo è l’apice della singolarità del suo ragionamento: il professore dimentica che insieme alle svalutazioni (che sono un modo per rendere competitivi i prodotti agendo sul prezzo, e non sulla qualità) c’è anche la politica industriale, tra i mezzi per stimolare l’economia. E questa competenza al governo non è stato imposto di cederla a nessuno. Ma Pelanda non la calcola proprio. Nemmeno la considera. Sarà un lapsus freudiano?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario