ultimora
Public Policy

Conseguenze di una strage

Orgoglio lampedusano

L'immigrazione è un tema delicato. Mettiamo da parte il buonismo e ragioniamo realisticamente

di Davide Giacalone - 08 ottobre 2013

In tema d’immigrazione il buonismo è uno sport che praticano i ricchi a spese dei poveri. L’alternativa non è il cattivismo, bensì il realismo. In questi giorni se ne sono sentite di tutti i colori, con alcune scemenze che gridano vendetta. Prendiamo puntualmente in esame le principali, ma con una premessa: per quel che è successo a Lampedusa non provo alcuna vergogna, ma orgoglio. Sono orgoglioso di vivere in un Paese che si lancia al soccorso e piange per quel che non riesce a salvare. Poi ci sono quelli che parlano a vanvera, cui è dedicato il resto di questo articolo.

1. E’ stata invocata l’Unione europea. Giusto: così come non può resistere un’unione monetaria che pretende di far convivere debiti pubblici, tassi d’interesse e politiche economiche diversi, altrettanto non può esistere uno spazio comune i cui confini e la cui politica dell’immigrazione non siano oggetto di comuni impegni. Ma la chiamata dell’Europa ha un senso solo se si ha chiaro che chiediamo il coinvolgimento di tutti per far fronte e reprimere l’immigrazione clandestina. Altrimenti siamo nell’ipocrisia allo stato puro. Non solo nessuno degli altri europei ha la minima intenzione di farsi invadere (anzi, crescono i movimenti xenofobi), ma i tedeschi ci rimandano indietro gli immigrati che istradiamo oltre le loro frontiere. Quindi: l’Ue può essere invocata contro i clandestini, non a loro favore.

2. Ci sono modi diversi di fronteggiare la clandestinità. Sono orgoglioso, nuovamente, di vivere in un Paese in cui non si spara alle frontiere (come in Spagna) e non si allontanano verso il largo i barconi (come a Malta). Il coinvolgimento di tutti deve cambiare le regole Frontex (agenzia Ue, in gran parte inutile, con sede a Varsavia): non più chiamate in caso di emergenza, ma pattugliamento comune continuo, a spese di tutti. 3. I migranti sono una cosa, i profughi un’altra. Se si mescolano e confondono la responsabilità è delle inutili agenzie Onu, capaci di far la morale, ma incapaci di assolvere ai loro doveri. Dovrebbero vergognarsi, loro sì. I profughi devono essere concentrati e smistati, posto che è un dovere accoglierli. La loro destinazione non può essere il Paese più vicino, ma tutti i Paesi civili, per quota parte. La regolazione è internazionale, non nazionale.

4. Ai tanti che hanno invocato la revisione della legge che regola l’immigrazione, dal presidente della Repubblica in giù, vorrei fare osservare che con la tragedia di Lampedusa (l’ultima, ma anche le precedenti), non c’entra nulla. Le leggi nazionali regolano (e non potrebbe essere diversamente) l’afflusso regolare d’immigrati e stabiliscono pene e provvedimenti per i clandestini. Nessuna legge nazionale può risolvere, o affrontare, il flagello della migrazione, che si svolge in un teatro planetario. E non è pensabile che la soluzione consista nell’accogliere tutti. Sono enormità che lasciamo dire ai demagoghi di turno.

5. Un procuratore della Repubblica ha sostenuto che la legge attuale impedisce di punire i trafficanti di carne umana. Spero che smentisca, o cambi mestiere. La legge (Testo Unico 286/1998, modificato dalla legge 189/2002, articolo 12), stabilisce che: “salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque in violazione delle disposizioni del presente testo unico compie atti diretti a procurare l"ingresso nel territorio dello Stato di uno straniero ovvero atti diretti a procurare l"ingresso illegale in altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 15.000 euro per ogni persona”. Se lo fa per fini di lucro, ovvero i gestori dei barconi, la pena va da quattro a dodici anni. Cresce se si espongono i migranti al pericolo e così via. Pene pesantissime. Dov’è l’impunità? Nel fatto che la giustizia non funziona, è lenta e si lascia sfuggire, nel tempo, imputati e testimoni. Non è la legge che procura il guasto, ma la malagiustizia.

6. S’è letto che la legge punisce chi soccorre i naufraghi. Che infamia! Ecco il testo in vigore: “fermo restando quanto previsto dall"articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”. Il soccorso è addirittura un obbligo, e la sua omissione un reato, se si tratta di pubblici ufficiali. Da dove nasce la leggenda? Dalla malagiustizia: due pescatori tunisini soccorsero dei migranti e li portano sulle coste italiane, con il risultato che furono indagati in quanto schiavisti e i loro pescherecci sequestrati per quattro anni. Una vergogna, che non pesa sulla legge e meno ancora sui cittadini, ma sulla giustizia peggiore d’Europa. La nostra.

7. Buonismi e cattivismi sono isterismi propagandistici, capaci solo di vellicare gli istinti peggiori. L’Italia reale è ben lontana da tali sentimenti, ulteriore motivo d’orgoglio, ma non può tollerare che un pugno di privilegiati sparascemenze vogliano scaricare a casa degli altri il prezzo della loro ipocrisia. L’immigrazione ci serve, ma non regolarla, e non respingere e reprimere la clandestinità, ci spingerebbe su un terreno ove la perdita di sovranità sarebbe bilanciata dalla perdita di lucidità. In un trionfo di rabbia e razzismo. Capirete il perché il mio “no” si presenta piuttosto rigido.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario