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Riflessioni all’apertura del Conclave

Ora in politica il Vaticano conta meno

La figura carismatica di Giovanni Paolo II ha alimentato l’illusione di un gran ruolo politico. Non è così.

di Davide Giacalone - 18 aprile 2005

Fra camerlenghi e diaconi, presbiteri e sale chiuse cum clavis, i giornali si riempiono, con una prosa leggendaria che meglio si addice ai cavalieri della tavola rotonda, di racconti sull’elezione del nuovo pontefice. Gli occhi delle telecamere spiano gli abiti ed i riti, sostituendosi all’antica usanza dei segnali di fumo (nero o bianco) per far sapere al popolo come procedevano i lavori del conclave. Dietro tutto questo, a parte le leggi dello spettacolo, credo ci sia un equivoco.

La figura carismatica di Wojtyla, la sua lunga permanenza sulle scene mondiali, il coincidere del suo pontificato (lui, polacco) con il crollo del comunismo, sono tutti elementi che hanno alimentato, anche grazie a commentatori tanto superficiali quanto sensazionalisti, l’illusione di un gran ruolo politico del Vaticano. Non è così. Il Vaticano conta, ma è tutt’altro che il centro del mondo. La città stato del cattolicesimo (non del cristianesimo) ha perso, e non guadagnato posizioni.

La scelta del nuovo pontefice è determinante per le questioni che riguardano i cattolici. Continuerà o meno il dialogo interreligioso, che portò Wojtyla a convocare giornate di preghiera comune, in un contesto che, in altre condizioni, sarebbe stato giudicato, dalla stessa chiesa, oltre i limiti dell’ortodossia? Quale atteggiamento si prenderà verso i territori di possibile nuova evangelizzazione, dall’Africa alla Cina, dove, però, per dirne solo una, la politica demografica dei cattolici sembra essere un danno e non un bene? E dentro quel mondo occidentale ove la chiesa ha preso forma e risiede, si ribadirà o meno la minorità della donna, concetto che accompagna i tre monoteismi, ma contrasta con la sensibilità comune?

Il nuovo papa non tornerà ad avere la forza politica di un re (grazie al cielo), né le sue azioni potranno essere misurate con il metro della politica, giacché egli non è e non sarà un agente laico, ma pur sempre l’interprete di un ruolo che lo vuole successore di Pietro ed al servizio della divinità. Quel che non attiene alla fede, che è scelta individuale e non statuale, riguarda il Vaticano terreno ed il suo ruolo nel mondo. Per questa parte della faccenda credo che il peso futuro non sarà determinante, mentre per il passato (recentissimo) attendiamo ancora di sapere cosa si mosse, dietro le mura, prima e dopo l’attentato contro Wojtyla, prima e dopo il rapimento di Emanuela Orlandi, durante e dopo la guerra fredda e la penetrazione sotto le tonache delle spie venute dall’est, come non meno interessante sarebbe sapere su quali scacchiere ha giocato lo Ior, la banca vaticana.

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